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L’intervista

Servirebbero più Vignaioli Indipendenti, anche in Irpinia

Abbiamo incontrato una delle realtà più importanti del vino in Italia, che fa dell’attaccamento al territorio e della viticoltura artigianale i propri valori fondanti: la FIVI oggi conta 1300 soci - 13 in questa provincia - che curano personalmente l’intera filiera produttiva, dalla coltivazione delle vigne fino alla produzione e all’imbottigliamento. La Presidente Matilde Poggi ci ha raccontato cosa significa far parte di questa Federazione e cosa dovrebbe cambiare nei Consorzi: «Puntiamo tutto su una qualità molto alta e ci mettiamo la faccia, incontrando i consumatori. I grandi non ci spaventano, nel settore c’è spazio per tutti»

Scoprire il lavoro, la filosofia e le storie che ci sono dietro ad un vino, abbiamo incontrato una delle realtà più importanti del vino in Italia, che fa dell’attaccamento al territorio e della viticoltura artigianale i propri valori fondanti: la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti che oggi conta 1300 soci, tutti vigneron che curano personalmente l’intera filiera produttiva, dalla coltivazione delle vigne fino alla produzione e all’imbottigliamento dei vini.

Si preparano a partecipare alla nona edizione del Mercato dei Vini Indipendenti all’Expo di Piacenza che cresce ogni anni sempre di più, saranno oltre 600 ad esporre i propri vini in questa 3 giorni - dal 23 al 25 novembre - che permetterà ai visitatori di conoscere meglio questi custodi del territorio e delle tradizioni.

In Irpinia sono 13 le cantine che hanno aderito alla FIVI, 3 invece i produttori che arriveranno a Piacenza: l’azienda Boccella Rosa di Montemarano, Cantine Lonardo dalle Contrade di Taurasi e Pierluigi Zampaglione, padre del Don Chisciotte, un fiano in purezza lavorato ad 800 metri d’altezza, nel territorio di Calitri. Sono vini, quelli della FIVI, che hanno una forte impronta personale, vinificati, imbottigliati e venduti da vignaioli che esprimono due grandi qualità: la fierezza d’essere indipendenti e l’intelligenza di cercare il sostegno dei colleghi.

Di questo mondo, fatto da persone che passano la vita tra l’azienda e la vigna, abbiamo chiesto qualcosa in più alla Presidente Nazionale Matilde Poggi, veneta, proprietaria dell’azienda agricola biologica Le Fraghe, vignaiola che sul Lago di Garda fa nascere il suo Bardolino.

Che cosa significa essere parte dei Vignaioli Indipendenti?

«Vuol dire seguire la filiera in prima persona, coltiviamo le nostre viti, vinifichiamo la nostra uva, mettiamo in bottiglia il vino e ci occupiamo anche della vendita. Tutta la filiera è composta da aziende a ciclo chiuso, artigianali, a conduzione familiare. Per quanto riguarda le dimensioni ce ne sono di micro - quindi 2 o 3 ettari - piccole e medie, possiamo affermare che le 1300 aziende non vanno oltre i 10 ettari».

In provincia di Avellino sono diverse le cantine che hanno scelto di aderire alla FIVI condividendone i principi, ma come fa questa autenticità a sopravvivere?

«I numeri per sopravvivere variano molto rispetto alle zone, il valore aggiunto che porta un vignaiolo quando vinifica il suo prodotto non si può raggiungere in nessun’altra maniera se non così. Quando non si vende l’uva e si decide di valorizzarla con il proprio nome e il proprio marchio parliamo di un livello di qualità molto alto. Se c’è questa passione e questa volontà di impegnarsi, il percorso dell’indipendenza è quello che mi sento assolutamente di consigliare, soprattutto ai giovani che sempre più gestiscono le aziende e tornano ad occuparsi di viticoltura e vinificazione prendendo in eredità dai genitori l’azienda».

Dalla vigna al bicchiere, che spazio trovano sul mercato i Vignaioli Indipendenti?

«Rappresentiamo un modello produttivo che viene molto apprezzato dai consumatori finali che vogliono vedere la faccia dietro la bottiglia. Noi siamo gli unici attori della filiera che sulle bottiglie hanno nome e cognome, che si fanno conoscere e si raccontano per quello che sono. Il vino è uno dei prodotti agricoli dove questo binomio tra l’artigianalità e il prodotto resta molto stretto, la conoscenza del produttore è più facile ed è più apprezzata. Rispetto ai grandi marchi che hanno dietro delle società anonime c’è una differenza enorme, la FIVI va incontro anche alle esigenze dei consumatori che in misura sempre maggiore sono alla ricerca di queste produzioni e delle famiglie che le portano avanti. L’enoturismo è un tema che stiamo sviluppando molto, proprio perché c’è richiesta di visitare le aziende, vedere le vigne, incontrare i produttori e capire come vengono fatti questi vini. Il nostro momento di esposizione e di racconto dei vignaioli si chiama mercato non a caso, non è una fiera, non è un salone, è un’occasione unica di confronto in spazi ampi, senza divisioni regionali, il che dà la possibilità di ascoltare le aziende e la loro storia».

Niente a che fare col Vinitaly…

«Sono due momenti decisamente diversi. A Verona va in scena una vera e propria fiera. Quella che si crea durante il Mercato FIVI è un’atmosfera che favorisce il rapporto tra il vignaiolo e il consumatore, oggi è un catalizzatore per tutti coloro che cercano vini naturali e artigianali con la possibilità di orientarsi attraverso un’offerta ampia - 626 aziende da tutta Italia - si va dai privati fino agli operatori del settore alla ricerca di queste produzioni».

L’Irpinia è un territorio da quattro DOCG, disseminato di cantine medio-piccole, eppure fa una grande fatica a lanciare e far conoscere le sue produzioni: secondo lei quale potrebbe essere il modello da seguire per portare alla luce tutto questo valore?

«E’ nata una delegazione campana della FIVI e questo mi rende soddisfatta, perché significa che le aziende hanno trovato un motivo di unione e un messaggio importante da condividere, si sostengono l’una con l’altra e si riconoscono in un logo che le caratterizza. Non dobbiamo aver paura dei grandi, le piccole aziende stanno lavorando sulla qualità dei prodotti, il vino del Vignaiolo Indipendente è ad un livello molto alto, perciò non dobbiamo lasciarci spaventare. Nel settore del vino c’è spazio per tutti, noi ci siamo ritagliati quello dedicato alla nicchia di questo mercato, ma esistiamo anche noi».

Ci lasciamo con una domanda sui Consorzi di Tutela, secondo lei ne andrebbe rivisto il ruolo?

«Sono molto importanti proprio perché tutelano le denominazioni, ci sono quelli che funzionano bene e altri che funzionano meno bene. Quello che mi piacerebbe molto come Presidente della FIVI è che venisse rivista e modificata la regola della rappresentatività per dare maggiore spazio a queste aziende che, siccome producono poco, nella conta dei voti valgono pochissimo e non riescono mai ad essere incisive in sede decisionale. Sono per riconoscere al massimo il ruolo dei Consorzi, dando però il giusto riconoscimento ad aziende che rappresentano un valore reale nella produzione vinicola».

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