Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Usare il tempo

  • Art Magazine

In questi nostri post-moderni tempi, noi si spende circa due anni della vita annoiandoci, sei mesi a guardare pubblicità, sessantasette giorni di crepacuore e solo quattordici minuti di pura felicità.

Sono cifre alquanto destabilizzanti. Ritengo, tuttavia, che il dato sulla pubblicità sia generalmente sottostimato. Personalmente, inoltre, la misura temporale del dolore crepacuore è decisamente inadeguata, se solo penso a quante perdite e malattie abbia sofferto nella mia vita. Anyway.

Il bello è che abbiamo una mente conformata alla dimenticanza. Le pubblicità sono evanescenti come le bollicine di una bevanda gasata ed il dolore - magicamente - riesce ad essere (talvolta) oscurato dai soli 14-minuti-14 di pura felicità. Della noia, infine, possiamo non curarcene, tanto adesso abbiamo gli smartphone e pure i vuoti hanno conquistato la loro (effimera) utilità.

Mica siamo così poetici da giustificare noia e pigrizia con il consiglio (letto su Twitter) ispirato da Monet di lasciare i prati incolti per conoscere le forme del vento! Vabbe’.

Come riempiamo il restante tempo? Metteteci tranquillamente che la piaga delle popolazioni (specie le occidentali) è l’insonnia, che in Italia siamo stakanovisti (fonte: IlSole24ore) e che non leggiamo. Che ce ne facciamo, dunque, del tempo?

Non vorrei essere fraintesa. La mia domanda non è il meravigliarsi di come usare il tanto tempo libero da lavoro, cyberloafing, insonnia, cazzeggio sui social, pizza&birra davanti al match in tivvù, feste in famiglia, shopping, traffico, file agli sportelli. Bensì siamo certi di ben spenderlo, il tempo?

Come lo impieghiamo, il tempo che il destino ci ha concesso, considerato che ci lamentiamo costantemente di non averne mai abbastanza?

Il peggior modo di usarlo, ci ammonì Seneca (il mio grande amico, Lucio Anneo), è di illuderci nell’attesa di un luogo ed un momento migliore, perdendo l’aggancio con il presente del momento. Per il Nostro è una sorta di morte civile sprecare gli attimi procrastinando l’apertura degli occhi e della mente sul mondo e sulla vita.

Non è poi dissimile dalla regola buddhista di essere in ogni luogo mettendoci il cuore. In altre parole, si tratta di astrarci dal computo del tempo e pensare solo a ciò che si sta compiendo/vedendo/considerando.

In psicologia della felicità si chiama ‘flusso’, solo che in questa accezione l’innesco avviene per le cose che ci entusiasmano davvero (diverse per ciascuno di noi): guardare film, leggere libri (molto raro), fare sport, preparare dolci, dipingere, programmare computer, sferruzzare, curare il giardino, giocare alla playstation, sgranocchiare arachidi alle fiere, e tanto altro.

Gira e volta, il concetto è lo stesso: siateci, anche quando il dentista vi sta cavando un dente, anche quando vi scoccia metter fuori il carrellato della differenziata, anche quando il mal di schiena vi piega, o la banca vi avverte dello short.

Allora vivrete come dentro un avvincente romanzo, curiosi di sapere come va a finire. Non vi mancheranno le emozioni, e senza ricorrere a sostegni chimico-farmacologici o alcolici. Diventerete gli eroi della vostra vita (tanti MacGyver del quotidiano urbano) e sicuramente imparerete a cavarvela meglio.

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