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IntervistaDonna

«Un punto d’ascolto per uomini maltrattanti, un progetto di edilizia sociale e il baby point per sostenere le famiglie e le donne»: lo sguardo di Katia Solomita su Avellino

Sono chiare le direttrici dell’impegno della candidata a sostegno di Luca Cipriano che ha scelto la lista Mai Più abbracciando il progetto dell’aspirante sindaco: avvocato matrimonialista, madre di due bambini e figlia di commercianti in attività da cinquant’anni, conosce bene le difficoltà vissute nel Capoluogo sotto diversi aspetti ed è a questi problemi che intende trovare una soluzione

Figlia di una famiglia di commercianti, i genitori hanno festeggiato in questo 2019 cinquant’anni di attività: «Ogni persona che è passata a salutarli ha fatto loro i complimenti per la capacità di resistere. Ecco, il commercio è sempre stato il cuore pulsante della città, oggi vive una condizione deprimente e dalla rivitalizzazione di questo settore comincia la rinascita di Avellino».

Sono molto chiare le direttrici dell’impegno di Katia Solomita, candidata nella lista Mai Più a sostegno di Luca Cipriano. La seconda intervista - dopo la Professoressa Barbara Gaita - della nostra serie dedicata alle donne di questa campagna elettorale, quelle che vedrete di meno, che sentirete parlare di meno, che leggerete di meno. Donne che contano nelle coalizioni di cui fanno parte e che portano avanti la loro visione di città.

Come possiamo raccontare lei chi è?

«Prima di qualunque titolo o qualifica, io sono una mamma. E sono una professionista, un avvocato che si occupa di diritto di famiglia. Referente provinciale dell’associazione matrimonialisti. Conosco dunque le dinamiche familiari vissute in questa città, soprattutto ho contezza dei problemi vissuti da chi è separato, delle difficoltà a cui devono far fronte le donne vittime di violenza».

La scelta di candidarsi per la seconda volta a cosa si deve?

«Ho immediatamente abbracciato il progetto di Luca Cipriano, credo sia assolutamente valido nelle soluzioni proposte. Quando ho deciso di candidarmi l’ho fatto perché ritengo che la sua sia una figura competente, ha molte idee e sa come portarle avanti anche da un punto di vista tecnico. Vorrei cercare di restituire una città vivibile ai miei figli, vorrei che avessero delle prospettive future, soltanto questo. Non ho ambizioni di poltrone, mi interessa che lo scranno più alto di Palazzo di Città sia occupato da una persona come Luca Cipriano, quindi il mio sostegno è totale».

Arriviamo alla sua proposta politica per migliorare il Capoluogo, su cosa si concentra?

«Sarebbe un passo importante per il nostro Comune avere un punto di sostegno per gli uomini maltrattanti. Vanno molto bene gli sportelli d’ascolto, le strutture di accoglienza, le case protette per le donne vittime di violenza, ma quello che penso possa servire di più è lavorare sulla prevenzione alla violenza di genere, intervenendo su chi commette questi abusi. E poi è necessario un supporto concreto alle famiglie, banalmente in centro città – pensiamo al Corso, strada dello shopping – non esistono spazi in cui è possibile allattare o cambiare i bambini. Avere un baby point significherebbe incentivare il commercio, perché le mamme che sanno di poterne usufruire in base alle proprie esigenze non torneranno a casa, ma continueranno con le loro attività. Questa città manca di spazi per i più piccoli e per gli adolescenti, dai parchi ai luoghi di aggregazione, oggi i ragazzi e le ragazze se non si impegnano a praticare almeno uno sport non saprebbero cosa fare e restano in strada. Bisogna dar loro un’alternativa, magari coinvolgendo le tante associazioni che si occupano di teatro o di musica, interagire con loro per la creazione di progetti su misura».

Se dovesse individuare una criticità di Avellino, quale sarebbe?

«La noia. Per fare un esempio il Questore Botte, qualche mese fa, parlava di un’emergenza droga, con un aumento dei reati in materia di sostanze stupefacenti. Maria Montessori sosteneva che i bambini nella noia sviluppano la fantasia, ma i giovanissimi nella noia potrebbero sviluppare cattive abitudini e non si tratta di un caso da relegare esclusivamente a situazioni di disagio, anzi. Senza qualcosa da fare, senza un obiettivo per cui impegnarsi è molto facile che si cerchino momenti di evasione altri. Da qui la necessità di un coinvolgimento attivo dei ragazzi e delle ragazze nella vita della città, seguendo i loro bisogni».

Cosa dovrebbe cambiare secondo lei?

«E’ necessario far fronte alle mancanze, quella più grave è senza dubbio legata ai servizi e riguarda tutte le fasce di cittadini. Avellino in questo momento è ostile ai bambini, ai giovani e agli anziani che si ritrovano senza stimoli culturali, né spinte sociali. Mi piacerebbe ci fossero degli attrattori, dei motivi per cui visitare anche il nostro Capoluogo e non si tratta di essere visionari, basterebbe portare in città una mostra di qualità o puntare su un evento identitario come potrebbe essere la festa “Innamorati ad Avellino” che tiene insieme le celebrazioni per il Patrono e San Valentino, allo tesso modo il turismo enogastronomico va incentivato. Farei anche su un ragionamento serio rispetto all’edilizia sociale destinata agli anziani soli che finalmente potrebbero vivere in comunità, ognuno nella propria casa, ma con degli spazi comuni. Sono visioni strategiche di città, con gli occhi puntati verso il 2030, possono non essere realizzati tutti i progetti che insieme a Luca Cipriano abbiamo elaborato, ma almeno si riuscirà ad avviarli».

In caso di una vittoria della sua coalizione, si sente di fare una promessa ai cittadini?

«Investiremo tutte le nostre energie a realizzare le cose più semplici nell’immediato, quelle che assecondano i bisogni primari, quindi tenere puliti gli spazi verdi, affidare le strutture di Parco Santo Spirito alle associazioni sportive per attivarle, aprire il baby point. La mia priorità è dare un sostegno alle famiglie a trecentosessanta gradi. Tutta la nostra programmazione è pensata per funzionare in sinergia, ogni punto è strettamente legato all’altro».

Qual è lo sguardo di Mai Più sulla città?

«Posso dire che noi non pensiamo al domani, ma guardiamo al futuro. Significa che abbiamo una visione unica di Avellino, integrata, senza differenze. Questa città è ancora bella ed è una delle poche certezze che abbiamo. Sta a noi renderla vivibile, attrattiva, capace di rappresentare il valore dell’intera provincia».

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Commenti

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nicola scrive:

la parola chiave per salvare la città è lavoro per i nostri figli per persone di mezza eta che lo ha perso evitare una migrazione di massa!! il resto,,,,,,, solo parole