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Scoperte

Un piccolo osservatorio privilegiato per guardare al potenziale turistico di Avellino: Rino e Antonella ci hanno aperto le porte di Principit

Siamo stati turisti per un giorno scoprendo questo B&B a carattere familiare in mezzo alle pagine di storia della città: accanto al Casino del Principe, tra il Conservatorio e il Teatro, intorno scorrono il Rio San Francesco e il Fenestrelle, punto d’accesso a Parco Caracciolo, dietro ci sono i blocchi tufacei del Castello e i resti di Palazzo Plantulli. Ma siamo anche a Corso Umberto, zona martoriata da lavori in corso, incuria, buche e inserzioni di vendita o affitto delle abitazioni. I proprietari ci hanno aiutato a capire le esigenze dei turisti e cosa bisognerebbe fare per migliorarsi: «Chi arriva per visitare il Capoluogo è smarrito e insoddisfatto, abbiamo recuperato questi luoghi per farli conoscere, c’è una capacità turistica e c’è anche un’utenza, ma dobbiamo imparare a fare sistema»

In un pomeriggio caldissimo d’agosto siamo stati turisti della nostra città e abbiamo scoperto un piccolo paradiso nel cuore di Avellino che ne testimonia la storia antica, è un giardino privato che è diventato un Bed and Breakfast a conduzione familiare proprio per non lasciare che tanta bellezza restasse segreta.

Rino e Antonella nel 2015 decidono che la loro proprietà avrebbe dovuto avere un destino legato all’accoglienza: dopo un periodo molto lungo trascorso a rimuovere da questi luoghi abbandono e degrado, a recuperare e ripulire, è nato Principit, un nome evocativo che si lega alla posizione del B&B e ad un nuovo inizio per questa parte della città.

La struttura si trova infatti accanto al Casino del Principe, esattamente a metà tra il Conservatorio Cimarosa e il Teatro Carlo Gesualdo, intorno scorrono il Rio San Francesco e il Fenestrelle. Siamo nel punto d’accesso a Parco Caracciolo, circondati dal verde, proprio dietro ci sono i blocchi tufacei del Castello e quello che resta di Palazzo Plantulli, il vecchio Monastero di San Paolo.

Ed è stato questo il nostro piccolo osservatorio privilegiato per guardare al potenziale turistico del Capoluogo: «Il B&B fa parte della nostra abitazione – ci spiega Rino – ha soltanto due camere con la possibilità di ospitare un massimo di sei persone. L’amore per quest’area di Avellino ci ha spinti a rifare tutto da zero, a bonificare completamente il giardino per renderlo quello che è oggi e successivamente a provare l’esperienza dell’ospitalità che non significa semplicemente organizzare i servizi, ma instaurare dei legami, conoscere altre persone e nuovi universi, stringere anche sincere amicizie. Ospitiamo spesso i docenti del Conservatorio, più raramente qualche studente e molte volte le maestranze del Teatro. Dall’estero arrivano ospiti di passaggio che lasciano o raggiungono la Puglia e si fermano una notte ad Avellino. I figli degli emigranti che tornano per un periodo a casa restano di più, ma generalmente la permanenza in città è sempre molto breve».

Come avrete capito dalla descrizione siamo a Corso Umberto, una zona martoriata di Avellino dove a farla da padrone sono gli eterni lavori in corso, l’incuria, le buche nell’asfalto e le inserzioni di vendita o affitto delle abitazioni che ci dicono di una fuga dei cittadini da questo pezzo di Avellino che sembra essere dimenticato, seppure centralissimo.

Basterebbe pochissimo secondo Rino per migliorarsi: «Chi viene dall’estero e non conosce la città si ritrova smarrito, privo di riferimenti e incontra tante difficoltà nelle visite, tornano dicendo di aver trovato le Chiese chiuse - fatta eccezione per il Duomo - i cunicoli longobardi chiusi, l’ipogeo della Casina altrettanto. Dopodiché raggiungere a piedi i luoghi di interesse diventa una sfida con le auto parcheggiate sui marciapiedi, le mura dei vecchi fabbricati che invadono tutto bloccando il passaggio. Si potrebbe cominciare a disboscare intorno al Castello e ad illuminarlo nonostante i lavori della Piazza, si potrebbe sistemare l’ultimo tratto di Corso Umberto che versa in condizioni disastrose, liberare i marciapiedi visto che questi parcheggi dovevano essere una soluzione d’emergenza da applicare per qualche mese e invece la situazione va avanti dal 2010. Non c’è da fare la rivoluzione, si tratta di piccole cose che potrebbero davvero migliorare la fruibilità dei nostri punti di interesse. Un discorso a parte meritano i collegamenti dalla Ferrovia al centro, chi arriva con i mezzi come l’autobus o il treno è disperato soprattutto nelle ore serali, servirebbe una navetta di collegamento anche da pochi posti, necessaria a garantire un servizio importante. Così come bisognerebbe avere un info point permanente oppure un coordinamento anche online intorno al quale far ruotare tutta l’offerta turistica della città, con la possibilità di interagire con degli operatori per chiedere un supporto».

Principit è circondato da un incredibile silenzio, si sente solo la musica provenire dalle aule del Conservatorio, si respira, c’è l’acqua che scorre e uno scenario verde che non ti aspetti ad un muro di distanza da una delle più note proprietà del Principe di Avellino, porta del parco retrostante e antica locanda per viaggiatori stanchi.

Rino e Antonella credono molto nel potenziale della loro città e questa impresa lo dimostra, difendono e custodiscono il luogo in cui sorgeva il borgo che, secondo tradizione, era situato a valle del Castello. Sono due innamorati del bello che il nostro Capoluogo può offrire: «Quando abbiamo deciso di recuperare questo spazio lo abbiamo fortemente voluto, è stato un modo per tutelarlo, oggi ne godono i nostri ospiti, qui sono racchiuse le grandi pagine della storia di Avellino. Non c’è la velleità dei grandi numeri, la gestione è a carattere familiare, è come aprire le porte di casa nostra e avere l’opportunità di confrontarsi costantemente su quello che c’è e che manca. La risposta dell’utenza è buona, le mete preferite restano Montevergine e il Goleto, purtroppo chi vuole visitare la città non resta soddisfatto, cerca giusto un posto per dormire una notte, apprezza la cucina dei nostri ristoranti, di cui per fortuna è pieno il centro storico, e riparte. Ad Avellino ci sono meno di dieci B&B tutti di alto livello, questo ci dice che una capacità turistica esiste e c’è anche un’utenza, bisogna migliorarsi per far camminare queste due cose insieme, abbiamo diversi elementi da valorizzare, percorsi che potrebbero essere pensati alla scoperta della città, dobbiamo rendere questa ricchezza fruibile, perché se si muovono i turisti si muove l’economia e le possibilità di crescita – umane e materiali - aumentano».

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