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L’intervista

Tutto quello che c’è voluto per far nascere Lisa: due mamme si raccontano alla figlia adolescente

E’ il secondo libro di una trilogia scritta da Giuseppina La Delfa, dopo “Peccato che non avremo mai figli” è uscito un mese fa “Tutto quello che c’è voluto – Storie di pance, semi e polvere di stelle”: una lettera d’amore per la prima figlia Lisa Marie che ha sedici anni e un fratello, Andrea Giuseppe, storia che da privata si fa politica portando alla fondazione delle Famiglie Arcobaleno, una delle associazioni Lgbt più importanti in Italia. Le domande, i viaggi, gli ormoni, il centro di Procreazione Medica Assistita, corpi che soffrono e cambiano, la gravidanza, il dolore profondo, la felicità di una coppia che mette al mondo una nuova vita e ogni giorno combatte per esistere come famiglia

Peccato che non avremo mai figli  è il titolo del primo libro di una trilogia scritta da Giuseppina La Delfa, se questo primo volume racconta del suo rapporto d’amore e di lotte lungo trentasei anni con la moglie Raphaelle Hoedts, il secondo comincia nel momento in cui hanno deciso di diventare madri: Tutto quello che c’è voluto – Storie di pance, semi e polvere di stelle è una lettera d’amore per la prima figlia, Lisa Marie che oggi ha sedici anni e un fratello, Andrea Giuseppe. Edito da Augh! (collana Le Frecce) racconta di come si diventa una famiglia e di come è cambiata l’Italia, la società, la cultura. Una storia intima che diventa storia comune, un viaggio di conoscenza che è servito anche a riconoscersi.

Insieme a Lisa è nata anche l’associazione Famiglie Arcobaleno, fondata da Giuseppina e quindi questo è anche il racconto di un’altra battaglia politica e di tutto quello che ancora manca dopo la legge Cirinnà per arrivare al pieno riconoscimento dei diritti civili e delle libertà.

Una storia felice e dolorosa quella che ha portato alla nascita di Lisa, che cosa ha significato per te scriverla?

«Quando ho finito il primo libro lo avevo concluso con il desiderio finalmente espresso di avere dei figli dopo diciotto anni di convivenza. Il secondo libro è il seguito logico della storia mia e di Raphelle come coppia e del momento in cui abbiamo perso la nostra decisione chiedendoci come avremmo fatto a diventare madri. Per arrivare alla nascita di Lisa c’è voluto molto, il tempo è quantificato in tre anni, tre mesi e tre giorni. Il primo gennaio del 2000 scegliamo di avere un figlio senza avere la minima idea di come fare, così ho ripercorso tutte le tappe fino alla nascita di Lisa Marie».

Perché hai sentito l’esigenza di mettere tutto nero su bianco?

«Era importante ed è importante lasciare traccia di quello che è stato. Diciannove anni fa sembrava di avere un’altra vita, di essere in un altro mondo e noi eravamo ancora una volta isolate in questo progetto, senza modelli, senza riferimenti, avevamo solo l’intima convinzione che non c’era niente di sbagliato nel desiderio di avere figli e di volerli crescere insieme, alla luce del sole. Il nostro è stato un ragionamento profondo che ci ha portato a molte domande e alla necessaria ricerca di risposte. Oggi i giovani omosessuali sanno a chi chiedere aiuto, in che modo essere orientati, possono confrontarsi con altre famiglie, è molto più semplice. Quello che non vorrei è che questa diventasse una cosa superficiale, perché non bisognerebbe mai smettere di interrogarsi, noi abbiamo dovuto farlo per forza, abbiamo costruito il nostro ragionamento partendo da zero, cercando un modo di poter andare avanti e di sfidare un po’ tutti come donne, come coppia, come future madri».

E com’è andata?

«Ci siamo avviate alla cieca verso qualcosa fino a quel momento ignota e in questo libro racconto quello che è stato per noi un viaggio nello spazio. Ogni capitolo ha il nome di un luogo in cui siamo state a cercare le nostre risposte. Bruxelles, Amsterdam, la Francia, l’Italia, tantissime città, in ognuna siamo cresciute, abbiamo incontrato persone, conosciuto situazioni. Internet ci ha aiutate molto consentendoci di avvicinarci a realtà che non conoscevamo come l’associazione genitori omosessuali francesi che nel 2000 esisteva da quindici anni, mentre noi in Italia non sapevamo nemmeno cosa fosse. E’ stata fondamentale la relazione con altre donne, siamo andate ad incontrarle percorrendo chilometri, abbiamo trascorso notti intere a condividere i nostri desideri e a capire come realizzarli. Siamo cresciuti in una cultura per cui è madre chi partorisce ed è padre chi ha dato geneticamente il seme, fuori da questo non avevamo alcuno strumento. L’adozione è sempre stata considerata come una filiazione di secondo livello, una sorta di compensazione di quella naturale, è stato difficile superare questi concetti di cui ci eravamo nutrite e immaginare di poter avere un figlio solo per desiderio e per responsabilità. Superate tutte le questioni importanti, le domande sull’importanza di una presenza maschile, di quella femminile, i quesiti sulla filiazione genetica, siamo giunte alla conclusione che noi eravamo come una coppia sterile formata da un uomo e da una donna che quando non riescono ad avere figli si rivolgono ai centri PMA (Procreazione Medicamente Assistita) che li aiutano ad avere figli col dono di gamete. E’ stata la via più naturale ed è quella che abbiamo intrapreso convinte».

Ci sono stati molti dubbi, momenti di buio, una ricerca spasmodica, tanti tentativi, tante iniezioni di ormoni e difficoltà superate…

«Avviateci sulla strada dei Centri di Procreazione Assistita abbiamo scoperto che oltre ai problemi metafisici che ci eravamo poste, non avevamo messo in conto che avremmo potuto avere un problema di sterilità vera. Anche se fossimo state sposate con un uomo avremmo dovuto rivolgerci ad un centro PMA, il nostro corpo non rispondeva come doveva e questo ha comportato tutta una serie di altre complessità. Eravamo nelle stesse sale d’attesa con uomini e donne sterili, con loro abbiamo condiviso lo stesso percorso, lo stesso dolore, le stesse speranze e ci siamo rese conto che questo desiderio di filiazione quando è impedito dalla natura ma è radicato in te, ti rende pronto a scavalcare le montagne per realizzare il sogno di essere genitore. Non è una questione superficiale, per niente».

Come si risponde a chi dice che il desiderio di un figlio per le coppie omossessuali è puro egoismo o peggio il bisogno di togliersi uno sfizio?

«Sono stanca di sentir dire che siamo capricciosi, approssimativi, di sentir dire che facciamo figli così alla leggera. Chi esprime questi pregiudizi non si rende conto che per noi vuol dire superare infinite difficoltà. Io capisco che si possa non essere d’accordo, che la nostra idea possa non piacere, ma dire che siamo superficiali è insopportabile. Un capriccio è qualcosa che ti dà poco e ti richiede poco, quello che noi abbiamo fatto ha significato arrivare in fondo, soffrire dal punto di vista sia fisico che psichico, oltrepassare il buio, gioire per dei piccoli lampi di luce, nessuno può dire che la nostra scelta di fare un figlio sia da stupidi, la maggior parte dell’opinione pubblica crede che quello omosessuale sia un mondo di soli eccessi e divertimenti, ma così non è. Viviamo la vita di tutti, con la differenza che la nostra è una lotta quotidiana per i diritti e contro le discriminazioni. Ho risposto a tutto con questo libro, per diventare madri abbiamo messo in gioco noi stesse completamente».

Questi momenti privati, intimi sono diventati alla fine un’altra battaglia politica, perché insieme a Lisa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno fondata da te…

«Il terzo libro comincerà proprio nel giorno della nascita di Lisa e racconterà di come due mamme hanno vissuto con la loro bimba nonostante una cultura omofoba imperante. Scriverò in questa parte finale di come giorno per giorno abbiamo imparato a vivere insieme e a rispettarci, dimostrando a tutti di essere madri come qualunque altra madre. Ci siamo raccontate, abbiamo superato l’imbarazzo nostro e degli altri, abbiamo combattuto con la scuola, con il quartiere e siamo andate avanti fiere della nuova vita che avevamo messo al mondo, convinte che fosse questa la cosa più bella. E’ stata una crescita collettiva, cambiando noi stesse siamo riuscite a cambiare chi ci circonda, è vero che c’è ancora molta omofobia ma l’accettazione ha fatto grandi passi avanti, il lavoro di visibilità e di rivendicazione ha portato ad un’intercomprensione. L’associazione in questo è stata fondamentale, ha messo insieme le famiglie, ci ha permesso di realizzare delle azioni collettive, di mettere a punto delle strategie, delle idee che abbiamo sviluppato e portato avanti. Famiglie Arcobaleno è una delle associazioni Lgbt più importanti di Italia, di cui si parla costantemente».

Siamo però ancora in piena battaglia, cosa resta da fare?

«Quello che noi ci auguriamo è che avvenga un cambiamento radicale in questa società, che ci sia la libertà per tutti di autodeterminarsi e di vivere in famiglie non stereotipate, perché hanno tutte il loro equilibrio basato sul rispetto e sull’amore. C’è da fare soprattutto sul piano legislativo, questo Governo a trazione leghista ci ostacola in tutti i modi, però nel mondo in cui viviamo ci sono stati dei progressi culturali enormi e posso dire in tutta tranquillità che se non ci fosse l’opposizione del Governo a trovare delle soluzioni per tutelare i figli delle famiglie arcobaleno, per garantire la doppia filiazione, noi vivremmo felici senza alcun tipo di problema, perfettamente inseriti nella società, questa convinzione ci permette di continuare ad essere famiglie».

Ci lasciamo con una curiosità: Lisa Marie - la vostra prima figlia - ha letto già il tuo libro?

«Non ancora. Ha sedici anni e vive quella fase della crescita che giustamente la porta ad essere molto concentrata su se stessa, ha voglia di leggerlo e un giorno lo farà. Credo di averle fatto un grande regalo permettendole di conoscere quello che abbiamo fatto per farla nascere, sono certa che sarà per lei un momento emotivamente forte, accoglierà questa storia quando si sentirà preparata a farlo, perché è una storia importante, la sua storia».

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Papà scrive:

Non sono bacchettone ma vorrei sottolineare che ci sono dei figli che non conosceranno mai il padre . Tutto viene colmato dall’amore che sono in grado di dare le due madri, ma scusate io non sono d’accordo. Sposto l’attenzione sul figlio, non mi piace il discorso qualunquistico che poi nelle figlie etero si può stare male. Io penso che si persegua il desiderio di due madri, ma il figlio ? Gli basterà sapere che è figlio di un ignoto, che ha dato il suo seme (magari per soldi) e non gli importa sapere che da qualche parte c’è un suo figlio? E’ tanto diverso da chi lascia la donna incinta e sparisce ? E poi fate i conti quanto costano queste operazioni chi ci guadagna , veramente lo fa per dare un figlio a chi lo desidera ???