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Tre anni dalla scomparsa

Tonino Di Nunno, l’ultimo sindaco di Avellino

«All’epoca dell’indimenticabile sindaco-giornalista il livello del confronto era con le realtà più evolute del Paese. Quando il primo cittadino di Avellino prendeva la parola nelle assemblee nazionali la sua voce era ascoltata. Tonino non era più il solito, ossequioso, sindaco figlio del notabilato democristiano ma, sulla scia di Guido Dorso, un autentico interprete del desiderio di giustizia e di indipendenza delle classi dirigenti del mezzogiorno. Pagò e fu osteggiato soprattutto per questo»

Sarebbe stato orgoglioso Tonino se si fosse trovato con me, il 19 dicembre, all’inaugurazione della mostra al PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea) di Milano dal titolo "Il territorio dell’architettura, Gregotti e Associati 1953-2017. Tra i 1200 progetti realizzati dallo studio di Vittorio Gregotti, fino all’11 febbraio, saranno esposti, anche, il Piano Particolareggiato del 2000 per la Collina dei Liguorini ed il Piano Regolatore Generale 2001-2003, ideati al tempo dell’amministrazione Di Nunno per la città di Avellino.

All’epoca dell’indimenticabile sindaco-giornalista il livello del confronto, con tutto il rispetto per le comunità finitime al capoluogo, era con le realtà più evolute del Paese, da Torino per il PUC, ad Imola e Brescia per lo smaltimento dei rifiuti, a Modena per il sistema delle autonomie locali.

Quando il primo cittadino di Avellino prendeva la parola nelle assemblee nazionali dei sindaci per rappresentare i problemi dei territori del sud, soprattutto quelli di natura finanziaria e legati allo sviluppo, la sua voce era ascoltata. Tonino non era più il solito, ossequioso, sindaco figlio del notabilato democristiano, ma sulla scia di Guido Dorso un autentico interprete del desiderio di giustizia e di indipendenza delle classi dirigenti del mezzogiorno. Pagò e fu osteggiato soprattutto per questo.

E’ superfluo ricordare atti memorabili e rivoluzionari come il blocco della cementificazione sulle colline e presso i corsi d’acqua imposti con la variante di salvaguardia, poi vanificati dalle amministrazioni successive, o la rottura del fronte del no agli impianti per il trattamento dei rifiuti in Campania, accogliendo il primo STIR a Pianodardine, salvando le risorse idriche di Salza irpina e tenendo immune Avellino da gravi crisi igieniche-sanitarie o l’aver puntato sulla cultura e sull’ acquisizione al patrimonio pubblico di edifici storici quali l’ex Eliseo, Villa Amendola, l’ex Distretto militare ,nonché aver programmato ettari ed ettari di verde pubblico da Parco Manganelli al Fenestrelle, dall’ area dell’Autostazione al Q9.

Quale politico oggi rifiuterebbe una proposta di candidatura alla Camera avanzata da Ciriaco De Mita, quando era ancora influente, per continuare a fare il sindaco come si era impegnato in campagna elettorale con gli avellinesi? Chi, in tempi di continui cambiamenti delle giunte per poter tirare a campare, avrebbe il coraggio di annunciare la propria squadra dal palco, alla vigilia del ballottaggio, come solo lui seppe fare nella notte magica di via De Conciliis?

Potrei scrivere e parlare di Tonino per ore e giorni, del gruppo che seppe creare, ci saranno certamente altre occasioni. Lo ricorderemo oggi, in occasione del terzo anniversario della sua scomparsa, con una messa celebrata da Don Emilio, alle ore 18.00, presso la chiesa di Costantinopoli in corso Umberto I. Mentre il 19 gennaio si terrà l’oramai consueto convegno di urbanistica, la sua passione, promosso dalla redazione de L’Irpinia alla sala blu dell’ex Carcere Borbonico con il giornalista Generoso Picone, lo storico Francesco Barra e gli urbanisti Augusto Cagnardi, Alessandro Dal Piaz.

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Commenti

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Franco Pascale scrive:

Tonino è un chiaro esempio che per essere un bravo politico bisogna essere un UOMO. Sono onorato di essere stato amico dell’UOMO,dalle vacanze passate insieme in tenda a compagno e sostenitore in politica. Le sue doti umane hanno dato cuore ed anima all’impegno suo e del gruppo che si è formato intorno a lui,in definitiva alla Città.

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gennaro scrive:

trovo riduttivo che una viva intelligenza come quella di Gengaro, viva politicamente solo rappresentando un passato, nemmeno tanto glorioso. Farebbe bene l’ex vice sindaco ad impegnarsi attivamente in una qualsiasi azione politica, visto che ne ha mezzi e capacità. La stagione politica di Di Nunno, non ha prodotto quei risultati che in altre realtà, con quella stagione politica (e normativa) si sono registrati. Penso alla Catania di Bianco, alla Napoli di Bassolino, alla Palermo del primo Orlando, alla Venezia di Cacciari, a Roma con Rutelli, Salerno con De Luca, ma anche a Ravenna, Cuneo ed altre numerose piccole città, dove le prime esperienze amministrative dopo la riforma che prevedeva l’elezione diretta del Sindaco (con ampi e nuovi poteri). In quelle città c’è stata una vera rivoluzione, con effetti positivi ancora oggi visibili. Da noi c’è il ricordo di una stagione diversa, forse migliore del nulla attuale. Ma prendere la parola nei convegni e farsi ascoltare, denota capacità comunicative, non amministrative. Quelle si misurano con i fatti, e da noi non ce ne sono

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scrive:

Forse è vero che di nunno non faceva parte del notabilato democristiano - anche se era giornalista rai quindi sicuramente vicino a determinati gruppi politici - ma il problema è che la sua seconda giunta non fu all’altezza della prima. Se aveva cosi a cuore l’urbanistica, come mai non riconfermò un assessore della caratura tecnico-scientifica ed umana di Domenico Fraternali, preferendogli altri certamente non all’altezza del compito, ma probabilmente più organici ai notabilati e ai caminetti cittadini?