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Riflessioni

The show must go on

Avellino è viva, evviva Avellino: ma che succede quando la musica finisce e gli amici se ne vanno?

Lo spettacolo deve continuare, signore e signori, perché Avellino è viva: evviva Avellino.

Più o meno ci sentiamo di poter riassumere così il senso dell’enorme cartellone di eventi messo in piedi dall’Amministrazione guidata dal sempre presente Sindaco Gianluca Festa a cui va certamente il merito di aver riportato la comunità a vivere i propri luoghi, a godere degli spettacoli in città, a riprendersi le tradizioni, il piacere del divertimento, i colori delle luminarie, le noccioline alla bancarella, i giochi per i più piccoli, i concerti e molte altre variegate iniziative.

E’ sempre bello immaginare di essersi ripresi quel senso di normalità che da tempo mancava al Capoluogo ed è ancora meglio se per farlo non è stato necessario inventarsi niente: è il famoso panem et circenses che fin dall’antica Roma accontenta le aspirazioni del popolo, ma soprattutto l’innovazione è ferma al 2017 quando già vedevamo per le strade del nostro Capoluogo i Bottari di Macerata Campana, il raduno delle auto d’epoca, le serate di balli latini, Eugenio Bennato e i comici di allora, ma sempre provenienti dal programma televisivo Made in Sud. Stile simile, solo che il Sindaco era Paolo Foti. Per un veloce confronto potete andare qui.

Ma il punto non è questo, i tempi per l’organizzazione sono stati stretti, i due direttori artistici si sono impegnati al massimo per far si che Avellino acquisisse centralità nell’estate della provincia e i numeri parlano chiaro: cinquanta giorni di eventi dall’1 agosto fino al 21 settembre, trentatré location scelte su tutto il territorio cittadino, cento realtà coinvolte tra artisti musicali, compagnie teatrali, associazioni cinematografiche, di ballo e di moda, writers e intrattenitori per bambini. Così il concetto di Enjoy City è bello che servito. Si ma poi?

Veniamo infatti al nodo della questione, il che ci impone di procedere attraverso una fondamentale dicotomia: chiariamo - con umiltà - che una cosa è cultura, altro è spettacolo o divertimento, entrambi giusti e necessari, noi però cerchiamo di chiamare ogni cosa con il proprio nome. Si è creato un accavallamento preoccupante proprio tra cultura ed intrattenimento fino a non distinguere più questo confine già labile. Intanto si continua a navigare a vista tra la volontà di fare per sentirsi riconosciuti dal popolo e la casualità delle proposte, perché alla fine di quello si tratta: una sfrenata ed indistinta politica degli eventi con l’unico scopo di offrire un valido diversivo rispetto a quello che già c’è.

I più diranno: lasciateli lavorare! Sacrosanto per un’amministrazione neonata, ma questi fondi POC – più o meno 300mila euro – potevano essere orientati anche - non solo, attenzione - verso un percorso che avrebbe potuto e dovuto gettare le basi per un’idea futura e possibile di città, per il suo sviluppo culturale, per educare la comunità, per evitare che i cittadini siano solo e sempre clienti, spettatori, consumatori. Anche perché cominciando così, scegliendo svaghi popolari, sicuri e di tendenza, rinunciamo alla capacità di creare possibilità, di crescere e siamo ben lontani dal costruire il brand Avellino, così come è lontana l’Irpinia dalla sua promozione se continua a puntare tutto sulle sagre.

Gli eventi durano il tempo di una fotografia sui social, per fare cultura ci vuole uno sforzo enorme, per questo diffidiamo delle manifestazioni una tantum, perché la cultura ha bisogno di strutture stabili, finanziamenti continui, indipendenza dalla politica, visione lunga e disinteressata affinché una città possa dirsi compiuta. In questo caso si è persa l’occasione di fare un passo anche in questa direzione, immaginando forse che di un disegno alternativo la città non avesse bisogno. E invece la necessità è proprio quella di esistere quando la musica finisce e gli amici se ne vanno.

Di anni davanti a noi a cui tendere lo sguardo ne abbiamo e anche abbastanza per poterci permettere scelte strategiche, non ci resta che aspettare che il lavoro del nostro assessore alla cultura – sempre Gianluca Festa – entri nel vivo, forte del supporto e dell’esperienza del consulente Giulio Baffi che qui ci parlava di porre al centro della vita cittadina i temi della cultura intesa come produzione immateriale e produzione di concrete iniziative che posizionino Avellino e gli avellinesi all’interno del complesso meccanismo di attenzione nazionale ed internazionale legato ai “fatti della cultura”.

Al momento è questa la nostra unica speranza, eppure lo sappiamo che la speranza è una trappola.

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Commenti

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andrea de luca scrive:

Tutto molto condivisibile; manca la premessa più importante pero’:
da troppi anni la cultura è stata rappresentata e proposta nella nostra città ed il risultato? Che anche le sue colleghe giornaliste distribuiscono omaggi e privilegi.
Direi che la cultura ad Avellino non va diffusa a ferragosto, ma va creata con una certa sensibilizzazione e una responsabilizzazione dei nostri concittadini; tutto il resto sono chiacchiere e politica.
Buon lavoro.

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Dario scrive:

Non c’è niente da fare... A rosiconi!!!

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scrive:

A questa citta’ non interessa quasi niente della cultura...abbiamo solo bisogno di non pensare al vuoto incolmabile che c’e’ intorno...alle strade sporche e dissestate, ad una villa comunale irriconoscibile, insomma a tutto cio’ che rappresenta un fallimento...e allora ben vengano luci, noccioline e balli di gruppo...sempre meglio del buio della scorsa consiliatura quando piu’ che una processione dell’Assunta sembrava un corteo funebre!

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Maria Fioretti scrive:

Dario caro, ci rendiamo conto che per lei sia più comodo semplificare con questo AROSICONIIIII!!!1!!

Ma precisiamo che noi facciamo quello che abbiamo sempre fatto: un’opposizione serrata sui fatti, un’azione di controllo e anche di valutazione perché la stampa libera non serve ai governanti ma ai governati. Perciò si informi, qui trova una selezione dei nostri articoli sul Ferragosto, anno dopo anno dopo anno, Sindaco dopo Sindaco dopo Sindaco
http://www.orticalab.it/Il-Ferragosto-disorganizzato
http://www.orticalab.it/Se-il-primo-passo-verso-il
http://www.orticalab.it/La-lezione-del-Ferragosto-al
http://www.orticalab.it/Di-zeppole-illuminate-e-bancarelle
http://www.orticalab.it/Ci-vediamo-ad-agosto-tra-le-fila
http://www.orticalab.it/Estate-in-citta-rispetto-alle
http://www.orticalab.it/Ferragosto-Avellino-non-e-Taurasi

Tutto il resto è in archivio o su Google, giacché le piace tanto usare la tastiera lo faccia in modo costruttivo, saluti

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tullio scrive:

Appena finiranno i triccheballacchi,il nostro amato sindaco si renderà conto di quello che e’ realmente Avellino: 36 milioni di euro di debiti, strade sporche e piene di fossi, prefabbricati con amianto, sfratti da fare, parcheggi inesistenti se non a pagamento..insomma poi ci divertiremo noi!Ed ho indicato solo un quarto dei problemi

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Francesco scrive:

Gli Avellinesi devono smetterla una volta e per tutte di criticare tutto e tutti e imparassero ogni tanto a godersi gli eventi propinati (che siano di cultura o di folklore) pagando il biglietto. La dice lunga la storia dello sport Avellinese con i botteghini sempre stracolmi nel settore accrediti. Città e cittadini nei cui confronti mi riconosco sempre meno.

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piero scrive:

Andrebbe studiato il caso Giffoni ovvero come costruire in un territorio che più interno non si può un evento che racchiude originalita’, cultura, continuità , attrattivita’, collateralita’, internazionalita’.