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Lo sviluppo mancato

Suoli ex Irisbus di Valle Ufita, l’Asi rilancia: «Se Governo e IIA non rispondono, siamo pronti a tutte le azioni di legge per recuperarli»

Nell’atto di cessione dei terreni da Fiat a IIA e nella nota dell’Asi che conferma l’indisponibilità dei capannoni in Valle Ufita, tutto il paradosso dello sviluppo mancato in Irpinia: a IIA furono ceduti beni e attività per oltre 20 milioni a 1.000 euro. Ora Sirignano rilancia: «Il Mise non ci ha convocato e IIA cerca ancora un socio, noi non possiamo più aspettare. E’ prioritario lo sviluppo e noi non abbiamo terreni per i nuovi insediamenti»

Non solo terreni a 1.000 euro, ma anche fabbricati per 12 milioni, impianti e macchinari per 1,6 e disponibilità liquide per 6, 563 milioni di euro. Un totale di «attività» pari a 20,523 milioni, secondo quanto è riportato nell’atto di cessione, veniva trasferito nel 2015 dall’ex Irisbus di Valle Ufita, di proprietà della Fiat, a Industria Italiana Autobus. Un patrimonio enorme, che vale un milione di metri quadrati di suoli e terreni infrastrutturati, in quella che oggi è certamente la zona industriale più appetibile della provincia di Avellino, e che lo sarà ancora di più nei prossimi decenni grazie al passaggio dell’Alta Capacità tra Napoli e Bari.

Tutto scritto nelle carte, dunque, compresa la risposta dell’Asi alla precisa istanza di Confindustria sull’inesistenza di altri suoli industriali su cui avviare nuove attività, a dimostrazione dei grandi paradossi che caratterizzano lo sviluppo industriale (mancato) della provincia di Avellino.

Il paradosso, infatti, nasce dalla circostanza che la maggior parte di quei suoli (circa 800.000 metri quadrati), ad oggi giace inutilizzata. Succede nell’Irpinia della crisi, dove gli investimenti esterni mancano da anni e l’occupazione cala, nonostante ci sarebbero diverse richieste di nuovi insediamenti. Ma – come scrive l’Asi in risposta agli industriali, lo scorso 11 luglio - «allo stato non vi sono lotti liberi già acquisiti al patrimonio consortile nell’immediata disponibilità».

La vicenda del recupero dei suoli si è imposta alla ribalta negli ultimi giorni, dopo che il direttore Genzale, da queste colonne, ha sollevato la questione legata al mancato utilizzo di quelle aree industriali. Sul punto, il presidente di Confindustria, Pino Bruno, si è fatto portavoce di una durissima presa di posizione, esortando IIA a cedere gratuitamente tutta la parte eccedente la sua attività, evitando speculazioni inaccettabili. Ma il problema parte da lontanissimo, e si trascina da decenni.

Negli ultimi mesi, l’Asi ha fatto partire una richiesta formale, sia a IIA che al Ministero dello Sviluppo. E ora si dice pronta ad agire in tutti i modi previsti dalla legge. Vincenzo Sirignano, presidente del Consorzio dell’Area di sviluppo industriale della provincia di Avellino, è netto: «La nostra è un’attività iniziata da tempo, sia con atti formali, che con la richiesta di un incontro presso il Mise. Eppure - ricorda - sono passati diversi mesi e non siamo mai stati convocati».

Un disinteresse vero e proprio, quello palesatosi su una questione tanto importante, per la quale Sirignano sottolinea la necessità di «svegliare le parti in causa».

«Noi abbiamo avviato un procedimento di recupero di qui suoli - ricorda- e mentre IIA si è dichiarata disponibile, ma pur sempre bloccata dalla ricerca di un socio, il Governo non si è fatto sentire». Di qui il monito: «E’ inaccettabile che un’area così importante resti inutilizzata. Siamo intenzionati a chiudere l’iniziativa con un’intesa. Ma la priorità è lo sviluppo industriale del territorio, e se non ci saranno rapidi riscontri, metteremo in campo tutte le iniziative previste dalla legge per il recupero di quegli spazi».

L’Asi, dunque, alza la voce e lascia intendere che si potrebbe arrivare anche ad una procedura espropriativa. Angelo Lanza, esponente del direttivo dell’Asi e sindaco di Flumeri, ricorda anche un altro aspetto: «Servono terreni per il progetto delle Zone economiche speciali in fase di partenza. Noi andremo avanti». La questione, a ben vedere, si fa impellente. Del resto, si trascina da troppo tempo. E’ giunta l’ora di mettervi un punto.

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Commenti

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malatempora scrive:

Già era difficile trovare chi mettesse soldi per avere un pacchetto di minoranza di un’azienda costosa, non gestita da mesi e che non produce, adesso che vogliono espropriargli anche i terreni, immagino che quel poco di interesse che c’era crescerà parecchio.
Complimenti...