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L’intervista

«Sulla pelle della mia Città le stimmate del nostro fallimento. De Caro e gli altri ripartano da qui, ma ci vuole coraggio, coraggio, coraggio...»

Enzo Venezia, ex sindaco del Capoluogo e riferimento del Partito democratico cittadino e provinciale, analizza la disfatta del quattro marzo e non usa mezzi termini sul futuro: «Dopo il disastro ho registrato dichiarazioni incomprensibili, quando si perde ci si assume la responsabilità della sconfitta. E quando si perde come si è perso, la responsabilità coincide anche con il silenzio. Il congresso ora sarebbe un suicidio, la via della rinascita è obbligata e parte dalla Città»

Enzo Venezia, cosa è accaduto il quattro marzo in Irpinia?

«In Irpinia è accaduto quello che è accaduto nel resto del Paese e, segnatamente, nel resto del Meridione»

Mal comune, mezzo gaudio?

«Nulla di più distante dal mio pensiero, ma sarebbe sbagliato e riduttivo pretendere di estrapolare il contesto irpino da quello meridionale. Qui come nel resto del Mezzogiorno il Movimento Cinque Stelle ha stravinto, il Centrodestra ha tenuto ma non ha retto, il Pd è sparito. Per il Centrosinistra si è consumata una sconfitta storica, la più cocente della storia repubblicana. E l’Irpinia, dove pure si rilevano percentuali appena migliori che altrove, non può certo essere ritenuta un’eccezione. In moti paesi della provincia il Movimento Cinque Stelle ha persino triplicato i voti del Pd e le cose non sono andate meglio nei comuni che fra poche settimane saranno chiamati al voto»

Prima di arrivare alle amministrative, ci dica quali, secondo Lei, sono state le ragioni profonde di questa devastante sconfitta. Tutta colpa di Renzi? Tutta colpa delle scelte consumatesi a livello nazionale in questi anni? O ci sono responsabilità delle classi dirigenti sui territori?

«Le due cose vanno insieme. È senza dubbio vero che la sconfitta di Matteo Renzi, dunque del Pd, viene da lontano. Il quattro Dicembre del 2016, in questo Paese è accaduto qualcosa. Gli italiani hanno bocciato senza mezzi termini un disegno di riforme costituzionali e, con esse, una visione di Paese e di futuro incarnata da un premier che, in maniera incauta ed arrogante, aveva posto la sua testa su quel voto. Ora, al di là dell’errore compiuto da Renzi, che ha venature di blasfemia costituzionale, perché le regole del gioco sono di tutti e mai di una parte, è del tutto evidente che dopo quella sconfitta avrebbe dovuto tenere fede alla parola data e fare un passo indietro. Se lo avesse fatto, oggi, probabilmente, avrebbe un altro avvenire dinanzi a sé. Ma non c’è solo questo aspetto».

Prosegua...

già in questi giorni sarebbe opportuno convocare una grande assemblea tra riferimenti, amministratori, sindaci e segretari di sezione, per avviare un vero confronto magari partendo proprio da una conferenza programmatica sulla città di Avellino

«In questi anni, sono accadute tante cose. I Governi di Centrosinistra hanno anche lavorato bene, ma la questione morale ci ha sovrastato: Banca Etruria, quella telefonata a De Benedetti, la deriva trasformista su cui si sono tenuti quei governi, i casi di corruttela che hanno messo in discussione la credibilità del sistema politico rappresentato dai partiti tradizionali, in primo luogo il Pd, quindi un Mezzogiorno d’Italia del tutto cancellato dall’agenda dei governi, al di là di taluni interventi infrastrutturali che non avrebbero potuto incidere nel breve periodo, e condannato da classi dirigenti vecchie, inadeguate, chiuse in una visione del governo locale tutta calata sulla gestione del potere e del consenso. Questi sono tutti elementi che hanno concorso a determinare le condizioni per la disfatta, dunque per il trionfo dei Cinque Stelle, ed è da qui che dovrebbe partire qualsiasi analisi»

Ripercorrendo le dichiarazioni di quasi tutti i riferimenti provinciali del Partito democratico non pare esserci piena consapevolezza di quanto accaduto, se è vero come è vero che la discussione è tutta calata sull’opportunità di celebrare o meno il congresso provinciale…

vogliamo riflettere su che cosa potrebbe significare celebrare un congresso ora sulla base di tesseramenti per lo più fittizi? A chi gioverebbe se non agli stessi che in questi anni hanno tenuto le redini del partito riducendolo allo stato attuale?

«Ho registrato dichiarazioni incomprensibili, quando si perde ci si assume la responsabilità della sconfitta. E quando si perde come si è perso, la responsabilità coincide anche con il silenzio. E mi riferisco in primo luogo a chi il Pd lo ha rappresentato ai massimi livelli in questi anni. Il congresso provinciale è una necessità ma vogliamo riflettere su che cosa potrebbe significare celebrare un congresso ora, magari in poche settimane, sulla base di tesseramenti per lo più fittizi? A chi gioverebbe se non agli stessi che in questi anni hanno tenuto le redini del partito riducendolo allo stato attuale? Ci rendiamo conto che in gran parte dei comuni si contano più tessere che voti? Stiamo ragionando di come far sopravvivere una classe dirigente o di rifondare il Pd e il Centrosinistra nella terra di Dorso? Questo è il discrimine, non ce n’è un altro»

Dunque?

«Dunque io credo che dobbiamo ricorrere al buonsenso. La casa è caduta, la dobbiamo ricostruire tutti insieme sapendo che non ci può essere più spazio per i tanti “Io” che animano esclusivamente ambizioni personali, e che questo è il momento di ripartire dal Noi. Mettendo in prima linea il nuovo, che non coincide mai con la carta d’identità, ma con il pensiero che, per definizione, non conosce età. Ciò detto, il pensiero va messo a servizio di un progetto e saremmo miopi se non comprendessimo che questo è il momento anche di rinnovare la rappresentanza. Ci vuole coraggio, tanto coraggio»

Servono profili nuovi, di rottura, personalità radicate ma estranee alla vicenda politica ed amministrativa di quest’ultimo decennio, occorre ritrovare il coraggio, smarrito da tempo, di tentare, tentare sino al punto di accettare anche il rischio della sconfitta

Belle parole, ma da dove si parte?

«Non si può che partire dalla città capoluogo e, dunque, dalle imminenti amministrative che coinvolgeranno, con la città, altri 21 comuni. Io credo che già in questi giorni sarebbe opportuno convocare una grande assemblea tra riferimenti istituzionali e politici, amministratori, sindaci e segretari di sezione, per avviare un vero confronto sui contenuti magari partendo proprio da una conferenza programmatica sulla città di Avellino che, lo ricordo, a prescindere dal risultato devastante emerso dalle urne lo scorso quattro marzo, vive una condizione drammatica ormai da troppi anni e porta sulla sua pelle le stimmate del fallimento del Partito democratico e del Centrosinistra. Intendiamoci, se tra noi iscritti ed elettori del Pd, c’è chi immagina che per mantenere il governo della città basterà riempire le liste dei soliti nomi e dei soliti portatori di consenso, magari puntando anche su un candidato sindaco dinamico e riconosciuto, allora non ha capito nulla. Ad Avellino la partita si gioca su due turni, il Movimento Cinque Stelle arriverà a quell’appuntamento con il vento ancora forte in poppa: si può anche vincere al primo turno con molti punti di distacco grazie alle liste, ma al secondo turno verremmo travolti. Noi abbiamo solo una possibilità, quella di rispondere a quel vento con la forza dei contenuti e delle proposte. Dobbiamo dire agli avellinesi, dopo le dovute scuse per i fallimenti di questi anni, in che modo vogliamo cambiare le sorti della città, cosa vogliamo fare dei quartieri popolari, cosa vogliamo fare del centro storico, in che modo vogliamo intervenire sul nucleo industriale, quali politiche sociali vogliamo mettere in campo, quali politiche culturali, quali politiche urbanistiche. Pochi ma chiari punti programmatici su cui sfidare il Movimento Cinque Stelle ed il Centrodestra, accompagnati da scelte coraggiose di cambiamento e di rinnovamento a partire proprio dalle liste, prima ancora che dal candidato sindaco che, dal mio punto di vista, va individuato nella società civile. Servono profili nuovi, di rottura, personalità radicate ma estranee alla vicenda politica ed amministrativa di quest’ultimo decennio, occorre ritrovare il coraggio, smarrito da tempo, di tentare, tentare sino al punto di accettare anche il rischio della sconfitta»

Se cedessimo alla scorciatoia delle primarie, consegneremmo la città al Movimento Cinque Stelle. Se cerchiamo unità, condivisione e coraggio non è quella la via

Lei sa che i candidati a sindaco non si contano ormai da mesi, sa che non c’è portatore di voti che non pretenda la ricandidatura. Come si fa?

«Ci sono momenti, in politica, nei quali è la Storia ad indicare la rotta a prescindere dai convincimenti e dagli interessi dei singoli. Si fa come si fece tanti anni fa, se esiste ancora una classe dirigente si assuma la responsabilità di orientare il processo, imponendo scelte difficili, anche impopolari, ma nell’interesse degli avellinesi prima ancora che del partito. Io sono convinto che una classe dirigente ci sia, e sono convinto che ci siano riferimenti in grado di deporre l’ascia da guerra per porsi a servizio di un nuovo percorso. Umberto Del Basso de Caro, unico parlamentare eletto, ha esperienza, intelligenza e cultura politica per assumere la guida di questo processo, e con lui Rosetta D’Amelio, Enzo De Luca e gli altri riferimenti del Partito democratico. Questo è l’unico modo, ma si badi bene: parlo di unità ma l’unità non la possiamo costruire cancellando quel che è stato. Deve essere il Pd il perno della rinascita del Centrosinistra, in questi anni via Tagliamento si è spesso prostrata ai piedi di alleati non proprio fedeli che sulle divisioni interne al Pd, capitalizzando la propria utilità marginale, hanno costruito la propria sopravvivenza sulla gestione del potere. Questo non deve accadere mai più, se, come pare possibile, nei prossimi mesi dovessero registrarsi nuove ed autorevoli adesioni al Partito democratico, questi nuovi ed autorevoli tesserati si mettano in fila ed abbiano rispetto»

Ho deciso di far politica passeggiando, leggendo e, se mi riesce, esprimendo in piena libertà qualche idea e dando qualche consiglio a chi me lo chiede

Dice sì alle primarie?

«Dico no, senza mezzi termini. Non solo perché non ho mai condiviso quel metodo, ritenendo che un partito è la sua classe dirigente, dunque si deve assumere la responsabilità di saper scegliere. Ma anche in ragione di ciò che le primarie sono ormai diventate, uno scontro cieco e sordo tra pacchetti di tessere e clientele, del tutto estranee ad un confronto sui contenuti, sulle proposte sulle idee. Se cedessimo alla scorciatoia delle primarie, consegneremmo la città al Movimento Cinque Stelle. Se cerchiamo unità, condivisione e coraggio non è quella la via»

Tra i tanti nomi che circolano per il prossimo candidato sindaco nella città capoluogo c’è anche il Suo. A dirla tutta, è quello che gira da più tempo…

«Questa dovrebbe essere una frase di Aldo Moro, la faccio mia: la politica conta, ma la vita conta di più. Ho deciso di far politica passeggiando, leggendo e, se mi riesce, esprimendo in piena libertà qualche idea e dando qualche consiglio a chi me lo chiede»

Grazie Venezia

«A Lei»

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Commenti

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paolo scrive:

Condivido in pieno l’articolo,con la speranza che si abbia il coraggio di non candidare chi ha distrutto questo partito.Bisogna scegliere candidati che vogliono il bene di questa citta e che si guardi alla moralità .