Una celebrazione radicale e radicata sul territorio, così il rito della luce si è compiuto anche quest’anno, sotto un sole incredibile che fa davvero sperare in una primavera ormai prossima a venire.

Mamma Schiavona ha accolto i femminielli che le hanno rivolto le loro preghiere e quelle affidate alla loro voce da altri, però solo dopo una lunghissima attesa all’esterno per aspettare la fine della funzione solenne celebrata dall’Abate che è durata più di un’ora terminando oltre le 12. Il Santuario di Montevergine ha comunque raccolto intorno a sé cultura popolare, tradizione e soprattutto una forte devozione.

Musica e balli su tamburi e tammorre, canti e ritmi di festa davanti al sagrato. Pellegrinaggi da ogni parte della regione, confermano la sacralità di un rituale atteso che va avanti da quattordici anni, e che continua ad essere anche il simbolo di quelle lotte per i diritti della comunità Lgbtq.

E da devota è tornata anche la madrina della Candelora, Vladimir Luxuria, che si è unita alla juta per chiedere inclusione e amore, in un giorno significativo che vede proprio oggi la votazione in Senato sul ddl Cirinnà, atto a regolamentare le unioni civili e la stepchild adoption.

Fede e folklore, ancora senza la funicolare, e con diversi presidi da parte di Polizia e Carabineri. Eppure questo non ha fermato i figli di Mamma Schiavona, che come tradizione comanda, hanno rispettato il loro impegno come ogni due febbraio.

Tantissimi tra fedeli e semplici curiosi, sono passati davanti allo sguardo della Madonna Nera per invocare la sua misericordia, per ricordare al mondo di non perdere l’umanità necessaria a garantire uguaglianza.