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Il commento

Siamo vivi

Ce lo ha detto coach Maffezzoli, lo ha fatto guardandoci negli occhi. Milano, meritatamente e "fischiettando", ha portato la serie sul pari: adesso, col coltello tra i denti ed il cuore colmo d’orgoglio, torniamo ad Assago per provare a scrivere una storia nella storia

Lo ha detto guardando tutti negli occhi, Massimo Maffezzoli, la Scandone va a Milano a giocarsela. Con il coltello tra i denti ed il cuore colmo d’orgoglio, dopo il pienone in termini di affetto ed entusiasmo fatto in Gara4. La speranza non è ancora morta e, ne siamo certi, non morirà prima della sirena finale del Forum che, in maniera definitiva, deciderà chi tra Sidigas ed Armani Exchange approderà alle semifinali scudetto.

I fischi della terna Rossi-Lo Guzzo-Bartoli hanno avuto un peso specifico nell’andamento della gara. Tanto quanto il break iniziale dell’Olimpia, quello dello 0-11, e lo show personale di Nunnally che, nel crepuscolo del terzo quarto, ha spezzato la rimonta di Harper e soci, segnando la resistenza delle scarpette rosse al break di 12-0 concretizzato da Avellino. Questo per dire che a vincerla è stata l’Olimpia, squadra agli antipodi rispetto a quella vista in Gara3.

Pianigiani, memore del match che ha segnato il sorpasso della Sidigas, cambia l’impostazione dei suoi. Più intensità in area, con Tarczewski e Brooks che fanno il bello ed il cattivo tempo in ambo le fasi, più ragionevolezza negli attacchi. Ma, soprattutto, una gestione invidiabile della pressione. Non che Avellino abbia pagato in questo senso: l’Olimpia, pur accusando dei passaggi a vuoto, non ha perso la lucidità. Gli irpini, invece, hanno cominciato la gara in maniera contratta, incaponendosi nella ricerca della soluzione personale mentre, soprattutto nella parte iniziale della gara, l’Olimpia viaggiava con il gas aperto.

La generosità finale, quella che ha permesso ai lupi (prevalentemente oltre i 10 punti di distacco dagli avversari) di chiudere il match a -6 da Milano (nonostante i troppi errori ad un centimetro dal canestro), più che aumentare le recriminazioni rispetto a quel che poteva essere, ci dà forza per credere che, ad Assago, possa succedere qualsiasi cosa.

Il peso del risultato, adesso, è sulle spalle di Milano che, dopo essersi salvata, dovrà sancire la qualificazione. Lo dicono gli investimenti di patron Giorgio Armani, lo dice un campionato dominato in lungo ed in largo. La Sidigas? La Sidigas dovrà giocarsela e se la giocherà. Ma, arrivando a Gara5, ha già cambiato la storia della sua stagione. Ha la possibilità di riscrivere la propria storia “generale” e questo sogno ci cullerà per alle 48 ore.

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Commenti

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pino scrive:

A noi basterebbe anche così, ma per i veri campioni conta solo vincere. Milano lo sa e trema.