Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Siamo le parole che usiamo

  • Art Magazine

Lessi su bigthink.com un editoriale il cui incipit affermava come la nostra realtà sia solo una costruzione mentale (di tipo personale, non come quella indotta da Matrix, per intenderci).

Significa che la nostra realtà ha il significato, l’ampiezza, la veridicità delle parole che usiamo per descriverla, delle parole che conosciamo, di quelle che compongono il nostro dizionario, cioè.

Le parole che usiamo sono definite e depositate in noi attraverso la loro utilità. Ovverosia, non essendo un astrofisico, ho poca dimestichezza con parole come ‘eoni’, ‘neutrini’ o ‘anti-materia’. Eppure, a conoscere il loro significato, amplierei anche la mia ‘scienza’ oltre che il mio lessico. Quantunque non astrofisico, potrei sempre trovare un posto per gli ‘eoni’ in una metafora filosofica, o letteraria, per esempio. Oppure, a conoscerli meglio, potrei promuovere, data la loro importanza, una ricerca sugli eoni.

Allo stesso modo, non essendo un biologo, potrei non avere ben chiaro il concetto di ‘omeostasi’, concetto peraltro molto utile per le descrizioni di psicologia, psicologia sociale e sociologia.

Oppure, non sono un contadino e ‘pollone’ potrebbe significare per me solo un grande pollo, laddove è lo sfogo della linfa.

Chi ha a che fare con le armi, sa che ‘cane’, ‘calcio’ e ‘canna’ non indicano (solo) un animale domestico, un elemento chimico (o uno sport) e una pianta idrofila (o un attrezzo di pesca, ovvero un prodotto per il fumo collettivo e ricreativo).

La realtà, speculando filosoficamente sul concetto di utilità&dimestichezza, è sottoposta a chi l’analizza. Se ho molti termini, ovvero se sono curioso e ne imparo/cerco/invento altri, ho più attrezzi per analizzare molta più realtà. Se ho poche parole per descrivere l’intorno a me, l’universo e l’umanità mi faranno paura.

Tuttavia, può succedere che - ancorché limitato - il nostro vocabolario definisca, ad ogni modo, una realtà che ci soddisfa, specialmente se il nostro ristretto orizzonte lessicale coincide con i nostri orizzonti geografici/culturali/cognitivi/scolastici/domestici.

Le ricostruzioni della realtà fatte attraverso il nostro vocabolario possono risultare imperfette, anzi false, ciò nonostante risultano estremamente serie ed importanti per noi, qualora coincidano con un sistema geodetico capace di misurare l’ampiezza della nostra cosmogonia.

Potremmo vantarci di essere (relativamente) obiettivi nella misura in cui gli orizzonti e gli strumenti di ciascuno di noi fossero uguali. Nulla quaestio se tutti avessero il più vasto vocabolario ed il più ricco sistema cognitivo: saremmo d’accordo ed in più concorderemmo per più alte vette per l’umanità.

Il problema sorge quando i sistemi geodetici di ciascuno risultano differenti, per qualità e soprattutto per quantità.

Se strati crescenti delle popolazioni restringono il proprio orizzonte lessicale (vocabolario povero, da reality, fatto di slogan e pericolosi luoghi comuni), sarà inevitabile lo scontro con ogni altra descrizione della realtà fatta con termini più precisi, oculati e ricercati. I lessicalmente poveri si scaglieranno contro coloro che possiedono ed utilizzano più parole.

Chi vorrà governare messi crescenti di deprivati lessicali, utilizzerà artatamente il loro stesso misero vocabolario, in paradigmi sintattici banali, oltraggiosamente banali, puntando il dito contro ‘intellettuali e professoroni’ (lo fece già Renzi, ricorderete) ed avrà nella Scuola un nemico. Intelligenti pauca.

P.S.: La luna fucsia in copertina è ispirata da una recente affermazione di un leader movimentista, secondo il quale che la luna non sia fucsia è compito dell’opinione pubblica (sic!) stabilirlo. La Scienza, quindi, sarebbe inutile.

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