Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Senza/Without

  • Art Magazine

Le congiunture astrali sono quelle situazioni concomitanti che arrivano ad incrociarsi in uno stesso luogo (o nella mente della stessa persona) e che portano quasi a meraviglia l’epifania cognitiva che ci capita di sperimentare.

A me, per esempio, è accaduto pressoché contemporaneamente di: leggere un articolo di arte sul NYT; compiacermi di un post di un mio carissimo amico su fèisbuk; vedere un film di costume; sperimentare un momento di meditazione in un primo meriggio ottobrino. Tutti e quattro i momenti hanno un cardine in comune: i guasti antropici urbani.

No, non è una branca multidisciplinare tra sociologia, architettura e psicologia sociale, ma ci starebbe tutta.

Per introdurre, vi dirò di aver letto sul NYT di un fotografo che cancella letteralmente, dalle sue foto di New York, auto, animali e persone. Rende la città deserta come nella mattina di Capodanno. Si può scorgere una città diversa, nuova, ‘unseen’, mai vista prima. (Ho messo una foto di Marc Yankus in copertina, l’unica libera sul web.)

Allo stesso modo, il mio amico Andrea ha postato alcuni giorni fa una riflessione sulla bellezza di un’Avellino ‘unseen’, come appare alle sette di mattina, priva di pedestri, automobilisti, PM10, scostumati passeggiatori di cani.

Qualche runner - sempre più temerario, dato l’incombente clima avverso - è ammesso, ma vuoi mettere la possibilità di godere di una città (quasi) tutta nostra? Forse bella, ma solo perché vuota dei simulacri di una spropositata fretta, di un’esasperata prepotenza automobilistica, di un’irritante arroganza urbana.

Esattamente la carrellata di scene che il regista di una commedia (Cosa ti dice il cervello?) ha inserito per esplicitare al meglio i nostri peggiori comportamenti urbani contemporanei: parcheggiatori in seconda fila, prepotenti che bloccano il traffico solo per farsi due chiacchiere, deiezioni canine a gogò, pattume dappertutto, ciclisti sfreccianti, traffico e tante altre penose situazioni urbane, comuni alle grandi (Roma, nel film), come - mutatis mutandis - alle piccole, simili alla nostra. La protagonista del film decide di vendicarsi delle prepotenze che ella ed i suoi amici subiscono (genitori aggressivi ed ignoranti, enciclopedici da tastiera, uomini d’affari superbi ed arroganti), utilizzando i suoi superpoteri (è un’agente segreto), roba non da tutti, e ci si consola un po’ a vederci vicariamente vendicati dalle decine di piccoli e grandi soprusi quotidiani di cui siamo vittime.

Tuttavia, neanche i supereroi potrebbero cambiare il senso ad una mens rea collettiva, quella che si è impadronita di un cretino ed imbecille possessore di cane (un anzianotto imbolsito e tronfio), il quale, qualche mattina fa, in piena Piazza Libertà, ha raccolto le deiezioni del suo molosso di cane, gettandole poi - e con soddisfazione - in un carrellato condominiale verde lì vicino, invece che nell’apposito contenitore. Ha continuato tronfio a passeggiare senza un minimo di vergogna, convinto di aver fatto la cosa giusta. Ma cosa gli avrà detto il cervello?

Mi è venuto un conato di schifo e di rabbia assieme. Avrei voluto fare come il fotografo Yankus e cancellare quell’idiota ed il suo cane, ma anche il carrellato verde nel bel mezzo della Piazza.

(Tempo fa andai a fare un reportage in un Comune dell’Alta Irpinia. Giravo per i vicoli, trovando stupendi scorci da utilizzare a corredo dell’articolo. Tuttavia, con rammarico mi astenni dall’utlizzare tante notevoli immagini, perché letteralmente deturpate dai bidoni dell’immondizia in bella mostra - ed in orari diurni - davanti ai pur bei portali delle case. Il turismo è anche un curato decoro, sappiatelo.)

E vorrei cancellare ancora tutti i bambini che gettano (soprattutto in Piazza) buste di patatine vuote e coppette di gelato semi sciolto ed i loro genitori che glielo permettono, come pure i ragazzini che sfrecciano da teppisti sulle bici, sfidandosi (e sfidando la Municipale) ad usarci pericolosamente come coni stradali. Non cancellereste anche voi i dehors che hanno indecorosamente imbrattato il selciato del Corso di unto e di bevande versate? E quei camioncini scorazzanti che sembrano ciminiere a carbone, tanto sono inquinanti, mal revisionati e fuori legge, non li cancellereste?

Non eliminereste i ridicoli pali di una filovia tanto inesistente quanto costosa? Così come la selva di cartellonistica stradale - spesso dissonante - che nessuno rispetta?

Imbastivo queste tristezze in un primissimo pomeriggio ottobrino, immersa in un inusuale riverbero luminoso, quasi di un’estate reticente a lasciarci, come se l’autunno avesse ben compreso i nostri guasti antropici urbani e ci risparmiasse di abbrutirli col grigio piombo della copertura nuvolosa.

Un pomeriggio desertico e talmente chiaro che scomparivano le auto, gli animali e le persone, con i loro danni. Solo per un attimo, solo per il tempo di attraversare la congiuntura astrale e annodare la sequenza di immagini e intuizioni.

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