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L’intervista

«Se questa è l’amministrazione dei quartieri chiediamoci se i quartieri sono liberi. Festa la smetta di ricorrere ad armi di distrazione di massa e di alimentare veleni»

Francesco Iandolo, riferimento di APP in Assise comunale da sempre impegnato nella battaglia per la legalità, torna sul Consiglio comunale di lunedì senza nascondere una profonda amarezza: «C’è una difficoltà diffusa a fare i conti con la realtà, c’è una difficoltà a fare i conti fino in fondo con la storia di questi anni. Non tutti, purtroppo, hanno la libertà di poter prendere posizione nella chiarezza, di fare nomi e cognomi. Il "ci penso io" del sindaco non può bastare, occorre agire su appalti, finanziamenti e bandi, occorre fare chiarezza. Spero che l’assenza del Prefetto, delle Forze dell’Ordine e della Magistratura non sia un segnale...»

Consigliere Iandolo, partiamo dalla fine, ovvero da un giudizio sul dibattito andato di scena l’altra sera in Aula consiliare

«Direttore, potrei risponderle dicendo che, quanto meno, la discussione, per quanto tardiva, ci ha restituito una verità: anche ad Avellino esiste la camorra, esiste il malaffare»

Mi pare di leggere un fondo di delusione nelle Sue parole…

«Diciamo che non c’è stata da parte di tutti la dovuta chiarezza, non solo nel dibattito ma anche nei giorni che lo hanno preceduto. Non è vero che l’assise è stata convocata dal sindaco, in realtà siamo stati in primo luogo noi, consiglieri di opposizione, a chiedere la convocazione d’urgenza di un consiglio comunale, trovando sponda in diversi consiglieri di maggioranza. Non è vero che gli inviti siano stati condivisi, non è vero che non c’era alternativa al rinvio dell’assise, in ragione dei guasti alla rete idrica del Comune. Sarebbe stato doveroso evitare in qualsiasi modo il rinvio, magari spostando il dibattito in altra sede per lanciare un segnale chiaro ed immediato ai cittadini ma così non è stato. Un po’ di elementi utili sono emersi, per carità, e la speranza che nutro è che si possa immediatamente procedere per l’istituzione della Commissione speciale, così da aprire una interlocuzione vera con la città, posto che, evidentemente, il “ci penso io” del sindaco non può bastare»

Solo Lei ha fatto chiaro riferimento all’ex consigliere Genovese e al ruolo politico – elettorale delle persone coinvolte negli episodi criminali delle scorse settimane. Perché?

«C’è una difficoltà diffusa a fare i conti con la realtà, c’è una difficoltà a fare i conti fino in fondo con la storia di questi anni. Non tutti, purtroppo, hanno la libertà di poter prendere posizione nella chiarezza e se ho molto apprezzato la sincerità dell’assessore Giacobbe, che ha confessato grande preoccupazione invitando tutti ad evitare di seminare dubbi e fuorvianti strumentalizzazioni, resta la realtà, restano i fatti. Per esempio, tornando all’inizio dell’ultima campagna elettorale, mi chiedo e Le chiedo: come sono venute meno le firme a sostegno della candidatura di Genovese alla carica di sindaco? Ritenere che tutto sia dipeso da un errore di distrazione mi pare quantomeno grottesco. Ed intendiamoci, io credo nello Stato di Diritto, dunque credo che le colpe dei padri non debbano mai ricadere sulle spalle dei figli, ma ci sono situazioni nelle quali la politica dovrebbe pretendere dai figli scelte chiare che, nel caso di Genovese, non mi pare siano mai arrivate. Tutti ricordiamo le parole che lo stesso rilasciò ai microfoni di una trasmissione Rai, parole gravissime che mettevano in discussione tutte le verità affermate dalla Magistratura. Il punto, direttore, è che il compito della politica dovrebbe essere quello di selezionare le classi dirigenti, di selezionare la proposta di rappresentanza, di tenere alta la bandiera dell’etica delle istituzioni. In questa città questo non sempre accade, purtroppo»

tornando all’inizio dell’ultima campagna elettorale, mi chiedo e Le chiedo: come sono venute meno le firme a sostegno della candidatura di Genovese alla carica di sindaco? Ritenere che tutto sia dipeso da un errore di distrazione mi pare quantomeno grottesco

Non c’è solo Damiano Genovese, c’è anche Sergio Galluccio che, come noto, è stato un sostenitore di Festa in campagna elettorale. D’altro canto tutti ricordiamo le immagini di Piazza Libertà…

«Certo, anche su questo punto ci saremmo aspettati parole di verità e di chiarezza che non sono arrivate. C’è la necessità di un chiarimento a partire, per esempio, dalle fonti di finanziamento della campagna elettorale, secondo quello che è il dettato normativo. Ciò detto, se ho proposto di portare il Consiglio Comunale a Rione Mazzini è perché credo nella necessità di lanciare segnali chiari ai cittadini di quel pezzo di città, un segnale che vada a smontare il cortocircuito clientelare, puntando sulla prossimità e sul dialogo, sull’ascolto e sulla vicinanza. Se non partiamo da qui quei luoghi, quei quartieri continueranno a morire nell’abbandono, continueranno a rappresentare dei serbatoi elettorali da saccheggiare ad ogni campagna elettorale con promesse e ricatti»

Lunedì in Consiglio c’erano ex sindaci, forze sociali e associazioni di categoria ma non c’era il Prefetto, non c’erano rappresentanze delle forze dell’Ordine e nemmeno della Procura

se ho proposto di portare il Consiglio Comunale a Rione Mazzini è perché credo nella necessità di lanciare segnali chiari ai cittadini di quel pezzo di città. Se non partiamo da qui quei quartieri continueranno a rappresentare dei serbatoi elettorali da saccheggiare ad ogni campagna elettorale con promesse e ricatti

«Sì, è vero. Ma non si può certo parlare di poca attenzione, tutt’altro. Forze dell’Ordine, Magistratura e Prefettura hanno messo in campo ogni sforzo e rappresentano una certezza per tutta la cittadinanza. Spero che quelle assenze siano state determinate da altri impegni, ma è chiaro che si tratta di assenze che fanno pensare»

Cosa chiede al sindaco Festa?

«Di evitare di ricorrere ad armi di distrazione di massa e di affrontare la realtà per quella che è. Non voglio polemizzare ma nella conferenza stampa che ha voluto convocare nelle ore precedenti al Consiglio, per celebrare i primi cento giorni di amministrazione e per annunciare i successi che verranno nei prossimi, non gli ho sentito pronunziare parole chiare. E non possiamo certo dire che quelle parole siano arrivate nelle ore successive. La vera priorità su cui dovremmo concentrarci è rappresentata dalle politiche sociali, dobbiamo correre nel percorso di istituzione della Commissione speciale, dobbiamo costruire proposte condivise e concrete sul massimo ribasso, per evitare cartelli imprenditoriali, sugli appalti e i subappalti, muovendo dal presupposto che non sempre basta mettere le carte a posto, non sempre basta la forma. Se i bandi escono a cinque giorni dal termine per rispondervi, se non c’è la pubblicità dei dati, se non c’è controllo e non c’è tracciabilità, non ci può essere trasparenza, non ci può essere contrasto a poteri ed interessi occulti e collusi. Deve essere chiaro che se il sindaco non raccoglierà questa sfida lo faremo noi, la città non può accontentarsi di generiche rassicurazioni, non può accontentarsi di quel “ci penso io”»

non siamo noi ad essere ancora in campagna elettorale ma sono loro. Hanno determinato un clima avvelenato, seminando discredito e sospetti, chiudendo ogni spazio al confronto. Questo è il male peggiore che si possa fare ad una comunità

Come ha vissuto l’attacco del sindaco all’indirizzo di Libera?

«Mi pare del tutto evidente che anche quella polemica è stata costruita ad arte per distrarre la pubblica opinione. Faccio persino fatica a commentare e credo che quando l’istituzione mette nel mirino un’associazione compie un errore gravissimo e fa un danno alla comunità. Non si tratta solo di Libera, perché anche un’associazione sportiva, che toglie ragazzi dalla strada, combatte la criminalità»

Nel suo intervento in Aula il sindaco si è chiesto cosa mai avrebbe dovuto dire...

«Avrebbe dovuto dire che Avellino non è la città della camorra, avrebbe dovuto dire che questa comunità reagirà con fermezza all’aggressione criminale e che l’Istituzione che rappresenta avrebbe messo in campo ogni sforzo per chiudere spazi al malaffare nella gestione della cosa pubblica e, soprattutto, per intervenire, con le forze sociali ed associative, per prosciugare il consenso sociale alle mafie, per contrastare la cultura mafiosa. Perché, direttore, non bastano le telecamere e non basta la repressione. Se questa, come il sindaco ama dire, è l’amministrazione dei quartieri popolari, ciò che dovremmo chiederci è se quei quartieri sono veramente liberi. Ma il punto, tornando alla replica scomposta del sindaco nei confronti della referente provinciale di Libera, è che non siamo noi ad essere ancora in campagna elettorale ma sono loro. Hanno determinato un clima avvelenato, seminando discredito e sospetti, chiudendo ogni spazio al confronto, all’elaborazione e alla condivisione di percorsi funzionali all’interesse della comunità. Questo è il male peggiore che si possa fare ad una comunità»

Prima dell’alternativa politica va costruita l’alternativa sociale ed è questa l’ambizione di Avellino Prende Parte

Come si costruisce l’alternativa a questa amministrazione?

«Prima dell’alternativa politica va costruita l’alternativa sociale ed è questa l’ambizione di Avellino Prende Parte. Abbiamo scelto la linea del dialogo e di un rinnovato rapporto con la cittadinanza, perché siamo convinti che c’è un’ampia maggioranza di avellinesi che vorrebbe una città diversa ma che in questi anni è stata spinta al disimpegno. Dobbiamo ricostruire la trama di una nuova stagione di partecipazione e questo lo si fa fuori dal Palazzo. La scommessa è questa»

Grazie

«A Lei»

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Commenti

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rino scrive:

Complimenti a lei..unico che ha esposto e sottolineato Avellino come sta messa ..

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giocodazzardo scrive:

Nomi e cognomi. L’unica persona che ha centrato il problema. Purtroppo ad Avellino di persone di questo calibro ce ne sono poche.