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Uomini sul Confine

Se anche ad Avellino il sapere può camminare tra le gente

Il sipario è calato e la rassegna “Uomini sul Confine” ha ufficialmente ammainato la bandiera. Una rassegna nata da niente e con niente e che è vissuta dell’intraprendenza e della voglia di mettersi in gioco di gente che studia e che pensa. Di cervelli espatriati che, di ritorno per le feste, hanno trovato il tempo e la voglia di provare a dire qualcosa alla propria comunità. E soprattutto hanno dimostrato, al variegato mondo di enti e soggetti pubblici e privati, istituzionali ed associativi locali, che si può “fare cultura” (nel senso di circolazione del sapere) a costo praticamente zero

Il sipario è calato e la rassegna “Uomini sul Confine” ha ufficialmente ammainato la bandiera. Una rassegna nata da niente e con niente e che è vissuta dell’intraprendenza e della voglia di mettersi in gioco di gente che studia e che pensa e che, con la forza delle proprie gambe, ha lavorato, lavora e fatica per farsi una idea, propria ed autonoma, di un mondo nel quale cerca di costruirsi una dimensione.

Cervelli per la maggior parte di qui: gente dagli interessi inusuali e peculiari, il cui legame con una provincia così provinciale come la nostra è suonato, ai più, incredibile. Gente del Sud, in generale: ingegneri, architetti, ricercatori, studiosi, giornalisti. Nessuno di loro ha sulla carta di identità un luogo di nascita più a nord della città Napoli. Quelli dell’esodo che tornano a casa per le feste e che, in questo ultimo scorcio di 2017, hanno trovato persino la voglia ed il tempo per provare a parlare alla propria comunità. A dirle, ad esempio, che il mondo è cosa assai più ampia e complessa delle guerre congressuali e delle diatribe sulle luci di Natale. Che la cultura ed il sapere sono altra cosa dalle sagre, ma non per questo vanno serrati al chiuso di stanze polverose, o costretti in elitari circoli intellettuali che non servono a nessuno se non alla propria vanità.

Il sapere, tanto più nell’epoca della conoscenza, deve tornare a camminare tra la gente per restituirle consapevolezza e chiavi di lettura che la rendano autonoma nell’analisi del mondo, che lo si guardi da Avellino o da Calcutta.

Noi ci abbiamo provato. Ci abbiamo provato a portare avanti una idea che restituisse spazio ed agibilità a tutto questo. Con risultati, per la verità, inattesi e sintomatici che una domanda di occasioni di confronto, su temi difficili che vanno resi accessibili, esiste. Persino qui. Persino ad Avellino. La sfida più alta resta quella di coinvolgere un mondo giovanile che, non di rado, tende legittimamente a cercare tutto questo altrove. Noi intanto, siamo riusciti a dimostrare che con la volontà ed il dialogo è possibile sperimentare, anche se in piccolo, e fare cultura, intesa come circolazione e promozione di sapere, a costo zero.

Basta mettere in circolo i cervelli e in rete le volontà. Basta aprire e rendere fruibili gli infiniti spazi di bellezza di cui la città (e non solo) è disseminata. Una bellezza che deve essere restituita alla gente per tirarla fuori dalla barbarie di una quotidianità urlata e scostumata, frutto di chiare responsabilità che hanno un nome ed un cognome riconoscibili. Sono i nomi di tutti quei decisori e gestori pubblici che negli anni hanno negato alla comunità l’accesso ai luoghi della sua vita, condannandola ad una lenta agonia. Sono i nomi di tutti quegli attori della società civile (associazioni, comitati e similari), litigiosi e divisivi, malati di un protagonismo che ha disperso forze e risorse economiche, depauperando lo spazio pubblico di tutta la sua ricchezza umana, persa in mille rivoli o addirittura ritrattasi nella propria dimensione privata, non trovando opportunità di libera espressione.

In assenza di una cabina di regia forte (dai Comuni alla Provincia a tutti gli enti che, invece di far rete, restano ognuno chiuso nel proprio steccato di convinzioni burocratico-gestionali) mutare il passo sarà molto difficile. Per quanto poco possa bastare a mettere in circolazione idee e saperi, ovvero quel che dovrebbe tornare ad essere patrimonio di tutti.

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