Questo sito utilizza cookie tecnici, di terze parti e di profilazione. Per maggiori informazioni e per disabilitare i cookie consulta la cookie policy. Continuando a navigare il sito acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

L’intervista

«Roma ci ha sacrificati, ma De Luca dimentica il 2008. Ora serve unità, con De Mita per il bene del Paese»

Valentina Paris, deputata uscente del Pd e candidata nel collegio proporzionale per la Camera, si esprime a 360 gradi sulle candidature e sulle dinamiche interne al centrosinistra: «Capisco l’amarezza del senatore De Luca, ma bisogna fare la campagna elettorale. I collegi agli alleati ci hanno sacrificato, ma sono figli di scelte nazionali. Non vedere l’alleanza in Regione con De Mita sarebbe miope». Lavoro e tutele al centro del suo impegno per la campagna elettorale. «Propongo confronti tra i candidati». E sul partito: «Dire che Ermini è il problema significa spostare la questione»

Il futuro del Pd e la partita delle politiche, l’asse con Ciriaco De Mita e le sfide per cambiare l’Irpinia. Valentina Paris non si sottrae ad un ragionamento a tutto campo sui temi più caldi del dibattito politico provinciale e non solo.

Onorevole Paris, partiamo dalle candidature. La sua posizione, quarta al proporzionale per la Camera, non è di certo ideale per l’elezione. Si aspettava qualcosa in più, anche in virtù del suo percorso nazionale e del suo peso politico?

«Io dissi già diversi mesi fa che le candidature sarebbero state decise dal partito. Era una verità su cui qualcuno ha storto il naso, ma è accaduto in tutti i partiti e movimenti. Nel mio caso specifico, credo sia valso il fatto che, nei 5 anni di esperienza precedente, il territorio ha sempre inteso tenere distante l’attività dei parlamentari, ed il partito si è organizzato a prescindere dalla sua deputazione. Questo, probabilmente, mi ha arrecato qualche danno. Ma io faccio politica. Credo che debba farcela il Pd, e i destini individuali vengono un minuto dopo. Per me, più che le dinamiche del Pd provinciale, ha pesato il fatto di essere nata in regione Campania».

Alla luce delle scelte su De Caro, De Mita e D’Agostino, crede che il Pd irpino sia stato ridimensionato e penalizzato dalle scelte nazionali?

«E’ chiaro che, nelle candidature sui maggioritari, siamo stati sacrificati. Dover cederne due agli alleati è stato un oggettivamente un sacrificio. Abbiamo pagato noi, è vero, ma il computo è stato regionale e non territoriale. Faremmo un errore se guardassimo a quello che è accaduto in Irpinia solo alla luce dei fatti provinciali».

Lei avrebbe preferito che venissero indicate personalità irpine del Pd?

«Io credo che una cosa grave sia accaduta e su questo il Pd nazionale dovrà riflettere. La presidente del consiglio regionale, Rosa D’Amelio, era tra i nomi votati dalla direzione nazionale. Per generosità ha fatto un passo indietro. Ma probabilmente quel profilo, soprattutto per il pezzo che noi chiamiamo la sinistra nel Pd, era fondamentale. Il rischio oggettivo, ora, è di avere una rappresentazione della compagine un po’ troppo schiacciata al centro».

La candidatura di D’Agostino ad Avellino, in una logica di assoluta fedeltà al Pd, sia in Irpinia che a Roma, si comprende. Quella di Giuseppe De Mita molto meno. E’ vero, insieme al Pd, i popolari governano la Regione. Ma per loro ci sono anche molti anni di politica condotta contro il Pd. Come possono comprendere questa scelta gli elettori del vostro partito?

L'accordo con De Mita è di coalizione. Forse lui ha sbagliato a parlare male di un partito che oggi è centrale nel suo schieramento

«Io credo che non ci sia un’altra chiave se non quella della dinamica di coalizione. Non sono per esasperare la vicenda, in nessun senso. Se volessimo ragionare effettivamente, dovremmo dire a De Mita che forse ha parlato troppo male di un partito che è il centro dell’alleanza di cui anche lui fa parte. Ma rischiamo di appesantire qualcosa che prescinde, anche qui, dalle dinamiche territoriali. In presenza di un’alleanza strutturata in Regione Campania, è miope, quasi illusorio, fare finta di non vedere quello che già c’è».

E’ il rottamatore Renzi che si è rimangiato la rottamazione o il controrottamatore De Mita che si è rimangiato il suo antirenzismo?

«Io credo che l’unico modo per essere del Pd sia prescindere dalla proprietà di Tizio o Caio. Ad un certo punto, sembrava solo dei romagnoli, prima di una classe dirigente democristiana. In questo momento non so chi dei due si rimangi un pezzo delle proprie teorie. So che per fare una cosa giusta per questo Paese, ciascuno di loro ha dovuto rinunciare a un pezzo e mettersi insieme. Capisco l’elemento di disorientamento dell’elettorato. Ma oggi dobbiamo distinguere l’alleanza politica di questa tornata ed i profili di un partito che è democratico a prescindere da De Mita o da chi fa il segretario».

Capisco l'amarezza di De Luca, ma nel 2008 fu l'unico candidato mentre la sinistra fu cancellata dalle liste

Il risultato è che una parte di questo Pd, da De Luca a Santaniello, parla di un partito non più libero, in cui gli elettori strappano la tessera. La spaccatura è profonda. Si tratta di parole figlie solo dell’amarezza o c’è un fondo di verità secondo lei?

«Nel 2008, in Irpinia, fu candidato solo Enzo De Luca. Perché la sinistra fu cancellata dalle liste. L’amarezza si capisce sempre, è un sentimento umano. Poi però c’è la politica, e dato che il Pd non appartiene a nessuno, facciamo la campagna elettorale. Perché rischiamo di arrivare il 4 marzo a parlare di noi e non di quello che il Pd ha fatto. Questa roba non ha senso».

Cosa ha fatto questo Pd, e cosa intende fare oggi, tenendo conto che, dopo il governo nazionale, regionale e cittadino del Pd, l’Irpinia e il Sud restano decisamente al palo? Come puntate ad incidere?

«Noi siamo partiti dalle 100 cose fatte, cose comprensibili. Dalle questioni etiche e sociali a quelle economiche, ed agli investimenti. Stiamo anche dicendo cosa va aggiunto. Se penso a quello che ho fatto io nei 5 anni alle spalle e al Pd, penso che dobbiamo insistere sulle tutele e garanzie per i lavoratori, soprattutto autonomi. Abbiamo approvato una norma rivoluzionaria sull’equo compenso».

Dopo il lavoro realizzato negli ultimi 5 anni dobbiamo continuare con le tutele, soprattutto dei lavoratori autonomi

Avete anche superato l’articolo 18.

«Si ma abbiamo anche riformato tutti gli ammortizzatori sociali, dicendo che non esiste più uno strumento sussidiario e assistenziale ma c’è un assegno di ricollocazione che Gentiloni è venuto a presentare è proprio al centro per l’impiego di Avellino. Per il resto, non partecipiamo alla corsa agli annunci».

I sondaggi danno i vantaggi Cinque Stelle e Centrodestra. Il Pd rischia di fare l’ultimo dei tre, o no?

«Il Pd deve utilizzare questi giorni per spiegare il lavoro fatto e quello che si può fare per questo Paese. Nel centrodestra, solo in Irpinia, ci sono state esclusioni autorevolissime, che però non hanno suscitato quintali di parole come nel Pd. Ed anche candidature assolutamente incomprensibili. Se riusciamo a ricordare che una città come Avellino, nei prossimi 5 anni, deve scommettere su un investimento per le periferie che ha stanziato questo governo, faremo il nostro dovere. I proporrei un confronto tra i candidati, misuriamoci sui temi».

Dopo le politiche, bisognerà parlare finalmente del Pd provinciale e scegliere un gruppo dirigente. E’ d’accordo? Foti ha già detto che il commissario Ermini ha esaurito il suo compito.

Ad Avellino, nei prossimi 5 anni, si potrà lavorare sulla base del finanziamento ottenuto con il nostro governo

«Io, nel Pd provinciale, sono sempre stata in minoranza, ma ho imparato che una federazione commissariata esce dal commissariamento quando affronta un congresso e sceglie gli organismi. Questo si può fare dopo le politiche, o prima dell’estate. Ma il punto è capire se siamo pronti a riconoscere il lavoro fatto in 80 circoli della provincia, che hanno rinnovato i propri vertici e stanno già lavorando a prescindere dai candidati. Se questo avverrà, sarà più facile definire il nostro organigramma. Dire che il problema è il commissario, significa voler spostare l’attenzione rispetto a quello che non abbiamo fatto in questi anni. Sicuramente, oggi, i tempi sono più maturi. Sarebbe bello poter fare il congresso cittadino».

Chiudiamo con un passaggio sui vecchi compagnia di viaggio di Mdp. Oggi, all’interno di Leu, permane il vizio antico della sinistra: quello di dividersi. Aveva ragione Renzi?

«La sinistra è in grande trasformazione, ma non in questa provincia. Chi era affezionato ad una serie di categorie, sta impiegando più tempo a ritrovare quello spazio territoriale. Detto questo, in Irpinia, quello che si è determinato credo sia un normale conflitto tra gruppi dirigenti».

Grazie Paris.

«A lei».

Lascia il tuo commento

Comment
Moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

Comment

Elettore scrive:

Il Pd ha già spiegato tutto con le tessere, i candidati proposti ed il nulla fatto in Campania per l’Irpinia sulla scuola, sanità e trasporti..................

Comment

Giuseppe scrive:

Ecco xchè non voterò più il PD!! ormai anche chi (Paris e Famiglietti) doveva combattere e rottamare la CIRIETTA ne è diventato succube....

Comment

franco scrive:

Che senso di profonda pena,che si deve fare e che si deve dire per cercare di mantenere la pagnotta...vergognati..

Comment

ilpastoredichiusano scrive:

nc’anno fatto veve lo tuossico... e adda rice puro ca è buono... va buò cinco anni se l’ave fatti... lo giovine turco penzo ca non si scorda... sempe l’appara...

Comment

TONY scrive:

questa è UNA CHE , NON AVENDO MNACO IL VOTO SUO, SI DEVE ATTACCARE A TUTTO, DE MITA O DE CARO CHE SIA...CHE VERGOGNA

Comment

antonio de feo scrive:

vorrei dire all’onorevole Paris di venire lei a Serino a spiegare agli elettori che devono votare il DE MITA che due anni circa, è venuto a chiudere la campagna elettorale per l’elezione del sindaco e relativo consiglio comunale. è il DEMITA che in quella occasione a SERINO ha bollato il PD come un partito inutile il cui segretario (RENZI) è un burattino capriccioso e incapace.
se il DE MITA queste cose le ha dimenticate, molti a SERINO non le dimenticheranno facilmente. si è vero in politica le cose finiscono spesso con un VOLEMOSE BENE, ma venga l’onorevole PARIS a spiegarcelo. io come segretario della locale sezione del PD provo un certo imbarazzo. mi perdonerà.

Comment

sandro scrive:

Forse De Mita ha sbagliato a parlare male del PD! Ma che vergogna,senza scuorno!!! Adda vení lu 5 marzo.....

Comment

Silvio scrive:

quanta pena che fanno certe persone. La buona Paris senza avere manco il suo voto pur di mantenere la poltrona tira anche la volata al nipotino di Nusco.....senza vergogna.

Comment

alberto scrive:

Il segretario PD di Serino ha ragione ...vorrei che la Paris spiegasse anche a me, iscritto al partito dalla prima ora, perché dovrei votare quel consulente storico dell’ Alto Calore che ha sparato merda sul PD ed il cui zietto si vanta dicendo che non voterà PD ...ma Giuseppe! PARIS TROVATI NA FATICA