Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Resistere

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Brutti tempi.

Siamo scivolando dal rancore, alla disperazione. Fra poco saremo preda della depressione e della mancanza di senso della nostra esistenza (di uomini, di cittadini e di elettori).

Io, tuttavia, ci sarei pure abituata: la mia squadra del cuore è spesso sfortunata e alle delusioni ed alle sconfitte (anche clamorose) avrei fatto il callo.

Mi preoccupa, però, di abituarmi allo scoramento rispetto alla deriva civile, democratica, competenziale e culturale del nostro Paese.

La mancanza di senso di una vita è come un cancro. Facciamoci, quindi, aiutare dall’Esistenzialismo, che cerca di analizzare le profondità della disperazione dell’Uomo.

Sperimentare la mancanza di senso e cadere in depressione non significa che dobbiamo anche smettere di agire. Non occorre - come diceva l’atea Margherita Hack - credere in un dio per agire bene, rispettosamente, generosamente e soprattutto moralmente.

Jean-Paul Sartre, con il suo ‘l’esistenza precede l’essenza’, ha voluto semplicemente confidarci che può non esserci un significato nella vita in sé, laddove ce ne sia nel mero processo di ricerca, a prescindere dalle risultanze. C’è sempre una possibilità di vivere decentemente al di là delle sovrastrutture (spesso inutili, velleitarie, vanitose) che la società (a cominciare dalla famiglia) impalca sulle nostre esistenze.

Un’altra delle domande che ci assalgono quando sperimentiamo la mancanza di senso riguarda la certezza della verità o comunque di una Verità. Se non crediamo in nulla, non c’è neanche una verità. Ebbene, essere liberi di non credere in niente si configura essa stessa come una verità. Magari è una verità molto personale, ma almeno ci possiamo fondare un’esistenza: lasciar trascorrere il tempo nel miglior modo possibile. Se ci pensate bene, essere guidati dall’agire da ‘sopravvissuti’ (non aver nulla da perdere, nulla da conquistare) è sicuramente più morale di coloro che diventano fanatici e crudeli nel perseguire una loro missione (che sia politica o religiosa).

Siamo - come affermò Albert Camus - tanti Sisifo, condannati, cioè alle fatiche perenni e senza senso, ma non per questo non possiamo essere felici. Basta non pensarci e impegnarci - in puro stile Zen - in ciò che facciamo, che sia sferruzzare una sciarpa ovvero eseguire una delicata operazione di cardiochirurgia. Sisifo diventa eroe nel riconoscere la minimale ma persistente consapevolezza quotidiana, senza diventare folle, accettandola.

Nella lotta contro la vacuità e la vanità della vita troviamo un senso e forse una scintilla di felicità.

(Continuerò a parlare di Esistenzialismo nelle prossime puntate.)

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