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L’intervista

«Raccontiamo il Greco di Tufo al mondo, col biodigestore racconteremo del vino che sa di monnezza. No a questa follia»: la sete di giustizia del Consorzio dei viticoltori

In rappresentanza degli otto comuni parla il presidente Sebastiano Cennerazzo: «Il sindaco Grillo non capisce che il vero sviluppo si chiama agricoltura e la lungimiranza passa attraverso i corsi che seguono ogni anno i nostri associati. Quel maledetto impianto finirà per creare un microclima che andrà ad inquinare i 400 ettari di terreno che vanno a Greco». Sul ricorso al TAR: «Scettico verso questi organi, ma il clima politico che sta cambiando mi fa avere fiducia. Le istituzioni hanno una responsabilità unica»

Biodigestore di Chianche, solo nella giornata di ieri sono stati inviati tre comunicati stampa alle redazioni locali a firma del deputato del Movimento 5 Stelle, Maria Pallini, dall’azienda Feudi di San Gregorio e dal Comitato “NO al biodigestore a Chianche”. Coro unanime di “no” e appelli al sindaco di Chianche, Carlo Grillo e alle istituzioni regionali.

Una intera comunità è con il fiato sospeso in attesa che il TAR della Campania si pronunci in merito al ricorso presentato dai comuni dell’area D.O.C.G. del “Greco di Tufo,”. Oltre ad Altavilla Irpina, Montefusco, Petruro Irpino, Prata Principato Ultra, Santa Paolina, Torrioni, Tufo, tra gli otto comuni c’è anche Chianche a testimonianza che sono anche gli stessi cittadini a non condividere la decisione del sindaco.

Per capire il dramma che stanno vivendo i produttori di vino abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Sebastiano Cennerazzo, Presidente Consorzio dei viticoltori degli otto comuni del Greco di Tufo.

Presidente, qual è l’umore dei consorziati?

«L’umore è nero e sa perché? Perché ogni anno promuoviamo corsi per professionalizzare i nostri soci. Sono obbligati ad aggiornarsi sull’uso dei prodotti fitosanitari per trattamenti sulla vigna, sulla noccioli e sull’agricoltura in generale. A questi corsi che durano cinque ore (di solito dalle 17:00 alle 22:00, ndr) partecipano non solo i viticoltori ma anche semplici iscritti e viene insegnato loro che i prodotti sono velenosi e se non vengono usati in maniera corretta si rischia di danneggiare la pianta, la salute del cittadino e dell’agricoltore. Studiamo come fare a non inquinare e come curare l’ambiente e lorsignori vogliono piazzare un biodigestore nel comune di Chianche? Siamo all’assurdo».

Eppure i sostenitori del biodigestore, i quali sono convinti che l’impianto non avrà alcun effetto dannoso sull’ambiente, accusano voi di non essere lungimiranti e di non voler guardare allo sviluppo…

«Mi chiedo se nelle aree del Brunello o del Barolo c’è mai stato un sindaco che si sia sognato di creare un biodigestore. La risposta è no. Il nostro sviluppo si chiama agricoltura, la nostra lungimiranza passa attraverso lo studio di cui ho parlato prima. Con l’agricoltura il lavoro non manca mai. C’è 365 giorni all’anno, non esiste la cassa integrazione. C’è e ci sarà sempre. Inoltre dà soddisfazioni come pochi lavori perché assistere al ciclo naturale della pianta dà una soddisfazione che non ha eguali. Non è possibile che tutto venga distrutto da un maledetto impianto che mi dovranno dimostrare che davvero non inquina».

Un confronto con il sindaco di Chianche lo avete avuto?

«Sembra non sentire ragioni, chissà per quale motivo. Dice di essere stato lasciato solo quando non è vero. E’ lui che si è messo in questa condizione di minoranza dimenticando che tutti i sindaci del circondario sono a lavoro per creare sviluppo in tutta l’area. Tra le altre cose le società e le cooperative che formano personale che viene utilizzato nei terreni crescono come funghi. Ci sono a Santa Paolina, a Montefusco, a Prata Principato Ultra e nella stessa Chianche. Quindi non diciamo sciocchezze. E’ questa la nostra ricchezza e su questa ricchezza dobbiamo investire e non sull’immondizia».

Faccio un po’ l’avvocato del diavolo, si parla di 30 mila tonnellate (30 milioni di chilogrammi) l’anno. Non sono poi così tante…

«Ma sta scherzando? Già 30 mila sono tantissime e poi chi ci garantisce che un domani non le aumentino per gestire qualche emergenza. Situazioni che si verificano in tante realtà e che possono tranquillamente ripetersi. Stesso discorso vale per il depuratore, lo creeranno sicuramente, ma funzionerà come deve? Farà il proprio lavoro. Mi perdoni, ma lo scetticismo regna sovrano e niente e nessuno potrà convincermi del contrario. Per non parlare della scia di fetore che lascerà quest’immondizia».

Si riferisce ai TIR che dovranno raggiungere Chianche?

«Certo, La viabilità è già di per sé precaria. I TIR che servono le fabbriche rappresentano di per sé un pericolo per gli automobilisti, gli ulteriori aggiungeranno pericolo a pericolo, per forza di cose si creerà un microclima che andrà ad inquinare le colline che ci sono alla sponda destra del fiume. Inquineranno Altavilla, Prata Principato Ultra e tutti 400 ettari di terreno che vanno a Greco. Per non parlare del fiume Sabato. Le anguille, le trote e le sarde sono solo un triste ricordo di gioventù. Oggi l’acqua è nera e puzza. Puzzerà ancora di più. Abbiamo la fortuna di avere un clima particolare dovuto al terreno, all’ambiente, alle colline, al verde. Lo andremo a distruggere. Che cosa raccontiamo a chi verrà a vedere i vigneti e le cantine che sono sul posto? Racconteremo dell’odore e del vino che sa di monnezza?».

Che mi dice sull’area dove dovrebbe sorgere il biodigestore?

«Si trova ad una cinquantina di metri dal fiume, nei pressi della ferrovia. Non ha una caratteristica che sia una di un nucleo industriale. Non c’è assolutamente niente».

Dove deve nascere secondo lei il biodigestore?

«Non a Chianche. Non voglio assolutamente mortificare altre aree ma ce ne sono sicuramente altre meno vocate rispetto alla nostra, che avrebbero un impatto ambientale minore. Non possono far subire ad un’intera comunità qualcosa che nessuno vuole tranne pochissimi. Chi vive di viticoltura sa bene che se l’uva non viene remunerata come si deve, il danno economico è inestimabile».

Sta mica dicendo che il Greco di Tufo rischia di scomparire?

«No, non sto dicendo questo. Il Greco di Tufo non rischia di scomparire, ma il Greco di Tufo di per sé rende poco perché è una pianta che dà un prodotto particolare. Essendo particolare rende poco. E anche per questo motivo è apprezzato in tutto il mondo. Con la minore resa e il maggior impatto ambientale avrà una ripercussione negativa e tutti se ne accorgeranno. Non solo i viticoltori, i produttori e chi lo compra, ma anche tutta l’industria di prodotti fitosanitari che ruota attorno il Greco e la filiera. La domanda giusta è “che fine farà il Greco di Tufo?”».

Che fine farà il Greco di Tufo?

«Per condurre una vita dignitosa, un ettaro dovrebbe dare un reddito di 10mila euro. Scendendo al di sotto di questa cifra, si sminuisce il prodotto e si mortifica il produttore di vino. Se aggiungiamo che a determinate condizioni l’uva perderebbe di valore chi vuole che venga più in questa zona a bere un bicchiere di vino. Non so che fine farà, ma farà una brutta fine».

Crede ancora nella vittoria al TAR?

«Sono scettico verso questi organi. L’unico aspetto che mi dà un po’ di speranza è il clima politico che è cambiato. Può darsi che i nuovi deputati ad assumere determinate decisioni ci pensino con la dovuta attenzione prima di respingere il ricorso. La questione è molto delicata e sta a cuore non a pochissime persone ma ad un’intera comunità. Le istituzioni hanno una responsabilità unica. La decisione non deve derivare dal colore politico ma dalla volontà della gente. La battaglia non è persa, anzi speriamo ancora di vincerla, ma non per sete di vendetta ma per sete di giustizia».

Grazie…

«Prego».

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