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L’approfondimento

Quell’Sms di Antonia, la “figlia di” che sfida la “rabbia dei falliti”

La primogenita di Ciriaco De Mita ha una convenzione con l’ufficio stampa del Quirinale. Ma invece di godere in silenzio di un privilegio non concesso alle centinaia di migliaia di persone disoccupate o sottoccupate reagisce all’inchiesta giudiziaria Aias/”Noi con Loro” insinuando il fallimento rabbioso di giovani che svolgono con dignità il loro lavoro e che non hanno santi in paradiso. Così facendo mette in difficoltà il Presidente Mattarella e non fa un buon servigio nemmeno al cugino deputato uscente. Ecco perché

La tradizione di buttar via a fine anno la roba vecchia resiste forse soltanto in qualche vicolo di Napoli. Ed è un peccato, perché quel gesto era simbolicamente carico soprattutto d’un altro significato: chiudere con le cose brutte, od anche solo noiose, dell’anno andato.

Noi – e non è un plurale maestatis, è “noi” della redazione di Orticalab, più avanti si capirà perché – abbiamo voluto attendere l’Epifania, “che ogni festa porta via”, per cancellare con un clic la noia infinita d’un Sms della signorina Antonia De Mita, primogenita di papà Ciriaco. È un messaggio inviato sul cellulare del sottoscritto, sul quale in precedenza erano arrivati diversi insulti, ma di fatto indirizzato alla redazione di Orticalab, appunto, e che reca la data del 4 dicembre 2017, ore 18,51.

Il testo è brevissimo. Eccolo: “Ma un articolo sulla rabbia dei falliti? Non fate approfondimenti?”.

Due interrogativi retorici il cui senso si comprende facilmente contestualizzando l’Sms. La mattina del 4 dicembre era apparso sul nostro giornale uno dei tanti articoli dell’inchiesta giudiziaria Aias - “Noi con Loro” nata dai nostri approfondimenti giornalistici. Erano giorni segnati dagli interrogatori in Procura di Gerardo Bilotta, amico fidatissimo e fedele seguace politico di De Mita, presidente dell’Aias dimessosi giorni dopo il confronto con i magistrati; e della Signora Annamaria Scarinzi, presidente di “Noi con Loro”, moglie di Ciriaco e madre di Antonia, la quale (Annamaria) – all’uscita dal Tribunale – aveva inveito contro i cronisti accusandoli di scrivere falsità. Come se l’avviso di garanzia, a lei e ad altre nove persone, l’avessero inviato i rappresentanti degli organi d’informazione e non già degli organi della Giustizia.

La “rabbia dei falliti”, negli interrogativi retorici della signorina Antonia, era la “rabbia” di noi giornalisti di Orticalab. Perché saremmo arrabbiati, e quando saremmo falliti, non è dato sapere.

Epperò, vogliamo sostenere per assurdo, e soltanto per un momento, che la tesi di Antonia De Mita sia fondata. È vero: siamo arrabbiati perché falliti. E i giovani della nostra redazione, al pari delle centinaia di migliaia di giovani italiani, giornalisti ma soprattutto altro, sono arrabbiati, anzi incazzati neri, perché in questo nostro Belpaese vige ancora, vergognosamente, la regola del “figlio di”.

Ora, cari lettori, siamo seri. Noi di Orticalab non siamo né arrabbiati né falliti. Il sottoscritto è addirittura un giornalista in pensione che continua a scrivere (gratuitamente) per amore del mestiere, che esercita da mezzo secolo senza aver mai ambito nemmeno ad un “Premio Giornalistico di Quartiere”. Ma che di certo lo fa, il mestiere, con irrinunciabile onestà intellettuale.

Marco Staglianò, direttore ed editore di questa testata, ex migliore allievo del sottoscritto, ha avuto il coraggio di mettere su un’azienda editoriale di piccole dimensioni ma che vanta numeri di lettori assai significativi e in continua crescita.

I giovani giornalisti di questa redazione fanno il loro lavoro con grande dignità. Tutti noi, nessuno escluso, godiamo del privilegio di fare i cronisti e di esprimere le nostre opinioni, molto spesso diversissime, in assoluta libertà. Insomma, possiamo consentirci il lusso di fregarcene del potere politico perché fin dall’inizio ci siamo affidati esclusivamente al “potere” dei lettori.

Noi siamo questo. Modestamente, orgogliosamente questo.

Antonia De Mita, invece, chi è? È anch’ella una giornalista professionista, seppure – in queste vesti – sconosciuta ai più. Ma quale puntata della sua gloriosa carriera da Pulitzer ci siamo persi perché ella possa sentirsi in diritto di salire in cattedra e distribuire pagelle di “falliti” e quant’altro a chi, a differenza sua, non è “figlio di”? È difficile fallire se si è “figli di”. Se un “figlio di” fallisce, vuol dire che è del tutto idiota.

Perché, egregia collega Antonia, Lei davvero ritiene che avrebbe ottenuto, cosa anche questa sconosciuta ai più, una convenzione con l’ufficio stampa del Quirinale se non fosse stata la “figlia di”? È accaduto, semplicemente, perché un bel giorno ha deciso di fare una domandina di collaborazione e, dal momento che i giornalisti disoccupati sono rari come le mosche bianche, al Quirinale hanno fatto brindisi di gioia per aver finalmente trovato, senza nemmeno cercarla, la convenzionata giusta da mettere al posto giusto?

La storia politica italiana dedica pagine importanti all’amicizia tra l’attuale inquilino del Quirinale, Sergio Mattarella, e l’ex segretario nazionale dell’ex Dc, Ciriaco De Mita. Un’amicizia saldamente fondata sulla stima reciproca, nata dopo l’assassinio deciso dalla Mafia, il 6 gennaio 1980, di Piersanti Mattarella, presidente Dc della Regione Sicilia. Un’amicizia consolidatasi a mano a mano che sempre più straordinarie si rivelavano le doti politiche del più volte ministro ed attuale Capo dello Stato. Insomma, a meno di una casualità alla quale non crederebbero nemmeno i miracolati di Lourdes, l’amicizia tra Mattarella e De Mita un piccolo ruolo deve pur averlo avuto per la convenzione alla “figlia di”.

Per carità, sarebbe insensato, fuori luogo, ingiustamente preconcetto pensare che essere “figlia di” debba precludere il diritto al lavoro. Così come essere “figlia di” in nessun modo può significare che non si possa adeguatamente occupare posizioni lavorative d’un certo prestigio. Anzi. Di Antonia De Mita sappiamo che è persona dotata di buona cultura e certamente idonea per una collaborazione con l’ufficio stampa del Quirinale.

Ma la domanda è: quanti giovani e meno giovani di ottima cultura e di straordinarie capacità professionali sognano senza ottenere, non una prestigiosissima convenzione con il “Colle più alto”, ma almeno una convenzioncina con la collinetta più bassa del potere politico-istituzionale romano? Si può parlare di scandalo? Assolutamente no. Ci mancherebbe. Piuttosto, ci piacerebbe che tra dodici mesi, ovvero il prossimo 31 dicembre o giù di lì, nel tradizionale messaggio di fine anno “alle italiane e agli italiani”, il Presidente cancellasse la retorica, ad esempio, contenuta nel seguente passaggio del suo penultimo discorso di auguri: “…. Il problema numero uno del Paese resta il lavoro….Non potremo sentirci appagati finché il lavoro, con la sua giusta retribuzione, non consentirà a tutti di sentirsi pienamente cittadini….Non ci devono essere cittadini di serie B”.

Ecco, ci piacerebbe, semplicemente, parafrasando il Presidente Mattarella, che in Italia scomparissero i privilegi per dei cittadini di serie A, categoria alla quale di sicuro appartengono i “figli di”.

E allora: è ancora convinta, Antonia De Mita, che si debba fare un approfondimento sulla “rabbia dei falliti”, a cominciare dai giovani irpini, giornalisti, ma soprattutto non giornalisti, che a 40 anni suonati devono sbarcare il lunario alla men peggio perché non sono “figli di”? Non sarebbe consigliabile, per la signorina Antonia, tanto più che siamo prossimi alle elezioni politiche, starsene buona e zitta a godersi il privilegio d’essere “figlia di”, così evitando di far incazzare, più di quanto non lo siano già, le migliaia di giovani condannati alla disoccupazione in una provincia governata da mezzo secolo da papà Ciriaco?

Lo sa, la signorina Antonia, quanti giovani e meno giovani irpini hanno il fallimento – come dire? - predestinato, e sono giustamente incazzati neri, perché, magari, vorrebbero aprire un’attività – chessò, un bar – e non trovano le condizioni di estremo favore, praticamente un SuperEnalotto, che hanno invece facilmente trovato nel bar della Città Ospedaliera taluni “figli di” ch’ella certamente conosce?

Lo sa, la signorina Antonia, che un centinaio di dipendenti irpini dell’Aias, giovani e meno giovani, non prendono lo stipendio da sei mesi e rischiano di finire sul lastrico per la gestione – quella, sì, fallimentare – degli amici dei “papà” e delle “mammà” dei “figli di”?

Lo sa, ancora la suddetta, che almeno un altro centinaio di lavoratori dell’Alto Calore Servizi rischiano il posto perché l’Acs è indebitato fino al collo anche grazie alle politiche clientelari, tangentizie e “consulentizie” che per anni hanno caratterizzato la gestione, ancora qui tristemente fallimentare, degli amici e dei parenti stretti dei “papà” e delle “mammà” dei “figli di”?

E allora: la collega giornalista Antonia, che ironizza sulla rabbia dei falliti, ci starebbe a farlo a quattro mani con il sottoscritto l’approfondimento sul tema da lei cinicamente indicato? Male che vada, potrebbe imparare la regola d’oro del silenzio quando c’è il rischio di parlare e, soprattutto, di pensare a vanvera.

Consigliavamo ad Antonia De Mita, infine, di starsene buona e zitta a godersi i suoi privilegi di “figlia di” anche perché siamo vicinissimi alle elezioni politiche. Cosa c’entra? C’entra. Perché c’è un popolo politicamente trasversale di incazzati neri che nel segreto dell’urne potrebbe ingiustamente orientarsi a far cadere, non solo le eventuali colpe dei padri sui figli, ma anche quelle eventuali degli zii sui nipoti, e perfino le infelici sortite dei cugini sui cugini.

Antonia sa, al riguardo, che il cugino deputato uscente Giuseppe, ad esempio, è un po’ “sfortunello” quando si tratta di conquistare un ruolo istituzionale non per “nomina”, bensì per elezione propriamente detta, ossia per voti contati uno dopo l’altro. Non è un’opinione, è storia. L’unica volta che ha dovuto misurarsi con questo metodo letteralmente democratico è stato alle elezioni provinciali del 2004. Per lui finì malissimo: bocciato senza appello dall’elettorato, eppure il collegio era piccolo-piccolo e per di più era il suo collegio naturale. Ma Zio Ciriaco, dopo aver visto, forse senza nemmeno sorprendersi più di tanto, provvide: tirò fuori dal cilindro le dimissioni di ben tre consiglieri provinciali, li premiò facendoli diventare assessori, e la lista dei non eletti fu fatta scorrere fino alla posizione utile del Nipote.

Non solo. Santo Zio ritenne che Giuseppe dovesse assurgere al ruolo di capogruppo nonostante fosse finito in Consiglio solo grazie ai giochi di prestigio testé ricordati. Con procedura più spicciola, cioè senza nemmeno doversi candidare, il Nipote Preferito, sempre grazie a Zio Ciriaco, e passando dal centrosinistra al centrodestra, fece successivamente una rapida carriera: prima la nomina a vicepresidente della Provincia (Cosimo Sibilia presidente); quindi vicepresidente della Regione con Caldoro.

Arriviamo al 2013, elezioni politiche, candidatura alla Camera con l’Udc. Altro colpo di “culatello”: l’ex ministro Mario Catania viene eletto sia nella circoscrizione Campania 2 che in Veneto 1. Opta per il Veneto e Giuseppe gli subentra in Campania. Da notare che la sua Udc, fino alle regionali del 2015, era a Roma nel centrosinistra e in Campania nel centrodestra. Un’ambiguità che ha consentito a Ciriaco di stare con un piede in due scarpe per dieci anni: lui chiama questa pratica “Ragionamento”; i politologi la inquadrano come “Trasformismo”.

Ora – e siamo ai suddetti consigli per Antonia – è di nuovo tempo di misurarsi sul campo, petto a petto con gli avversari, un voto dopo l’altro, come nel 2004 per il Consiglio provinciale. Il Cugino Preferito, difatti, si ritrova senza partito perché lo hanno cacciato dall’Udc. Ha aderito, come tutti sanno, alla lista Civica Popolare di Lorenzin e altri, che dovrebbe correre in coalizione con il Pd. Poiché questa formazione non arriva al 3 per cento nemmeno se dai Cieli scende San Pietro e promette alle italiane e agli italiani la vita eterna votando quella “roba”, De Mita Junior deve conquistarsi il seggio battendosi in un collegio.

Il primo scoglio, quello della candidatura, sembra superato. Dicono – ma non vogliamo crederci, e farebbe bene Mattarella a smentire – ancora grazie al Presidente della Repubblica, il quale – ma di nuovo non ci crediamo: farebbe bene, ripetiamo, a smentire qui e subito! – avrebbe sollecitato Renzi a tener conto delle Alte Capacità Politiche del Nipote di Ciriaco, nonostante sia noto a tutti che Matteo è incazzato come un pazzo per tutte le volte che De Mita l’Adulto gli ha dato del cretino.

Resta il secondo ostacolo da superare: quello di un voto in più degli avversari che De Mita il Giovane deve conquistare nel Collegio, indifferentemente Camera Ariano Irpino o Senato Avellino. Ed è qui che potrebbe ricascarci lo “sfortunello”, proprio come accadde nel giugno del 2004 alle Provinciali. La differenza tra allora e il 4 marzo è che stavolta non si possono scorrere le liste, niente coniglietti di Zietto che saltano dal cilindro: o vinci o perdi.

Ecco perché alla Cugina Antonia ci permettiamo ancora di ricordare che la virtù dell’umiltà familiare è sempre preziosa. Della “rabbia dei falliti” ci si può far male. In senso squisitamente politico, s’intende.

P.S.: Ne tenga conto anche Matteo Renzi, ammesso e non concesso che l’antidemitiano dei tempi andati e renziano della prima ora, Luigi Famiglietti, racconti al Nazareno le cose irpine per come effettivamente sono e non come conviene a lui.

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Commenti

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scrive:

Eh si, purtroppo la nostra rabbia porterà tanti voti ai 5 stelle

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scrive:

Mi sembra di sentire Maria Antonietta d’Asburgo Lorena (1755-1793), la sfortunata regina di Francia decapitata in pieno Terrore rivoluzionario, cui una leggenda attribuisce l’espressione “Il popolo non ha pane? Che mangi brioches!” che avrebbe pronunciato in occasione dell’assalto della plebaglia a Versailles nelle giornate di Ottobre del 1789.

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nino scrive:

Tale padre..tale figlia..

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scrive:

Ma gli idioti non hanno coscienza dei propri limiti, e parlano a vanvera, altrimenti non sarebbero tali.

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gennaro scrive:

siete grandi forza m5s

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scrive:

La rabbia dei falliti!! I falliti sono il prodotto di chi per anni ha rappresentato questo territorio e ancora intende rappresentarlo per mantenere inalterato il potere assoluto dei pochi privilegiati. Chi ha tutto su un piatto d’argento non ha possibilità di fallire se non come essere umano, considerato che non ha il privilegio di inventarsi la vita e l’esistenza. Come tanti giovani senza speranza...

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luigi scrive:

Mamma mia che tristezza, aver avuto la fortuna di vivere di privilegi e chiamare falliti quelli che non ne hanno neanche uno. Purtroppo, a questa gente non viene mai dato il benservito perché anche questa occasione le pecore torneranno all’ovile a votarli. Siamo proprio una provincia che fa ridere....

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scrive:

Credo che a Fallire sia proprio la politica di de Mita che grazie al suo potere usato malissimo non è riuscito a proporre nessuno sviluppo per questa terra.
Se l’unica area e cioè l’agro alimentare si è sviluppato è stato certamente uno sviluppo dal basso non certamente è guidato dalla politica che non ha capito niente se non i propri interessi clientelari . Le industrie insediate nel post terremoto degli amici di sono oramai fallite se non al capolinea… Per non parlare delle barche a Nusco !
De Mita Con tutto il potere gestito avrebbe davvero potuto modificare le sorti di questo territorio. È fallito il suo modo di intendere la politica, falso e soprattutto teso al proprio tornaconto. I giovani, tranne alcuni figli di, sono costretti ad abbandonare questa terra ormai impoverita sia sul piano economico che su quello culturale e civile

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marina scrive:

In un’epoca di icone...

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scrive:

Attenzione a rilasciare commenti... Dicono sia molto vendicativo attraverso gli scagnozzi posizionati a vari livelli (asl, alto calore, asi etc etc)

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scrive:

Grazie Orticalab di esserci e di divulgare un po’ di verità. Abbandoniamo a se stessi chi si sfoga con questo tipo di attacchi solo perché inizia a rendersi conto che la giostra tende a fermarsi. Speriamo presto. A lavorare!

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Pipco scrive:

Tutti ad indignarsi ma chi sa come mai questo personaggio e i suoi giannizzeri "escono" sempre..... qualcuno li voterà.

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scrive:

D’accordo su ogni singola frase dell’articolo. Chi è stato abituato ad essere inserito in un contesto lavorativo senza alcun merito ma per merito di qualche altro (che sia figlio di.., nipote di.., o semplicemente facente parte di quella processione interminabile a casa De Mita) non sa e non può capire ed è proprio lì, poi, che si cade nell’errore più stupido che può essere un sms come quello della sig.ra Antonia. Io che sono di Nusco, laureata con 110e lode e disoccupata, sento ancora di più la rabbia e l’agitazione per una situazione che penso non finirà mai, poi mi tocca leggere anche articoli come questi e la rabbia sale... A voi giornalisti chiedo di non fermarvi, non temere, non gettare la spugna. É bello leggervi.

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franco scrive:

Si è falliti quando si deve campare di progettini e di sotterfugi .

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scrive:

Il "ragionamento " non fa una grinza.

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tiziana scrive:

Franco Genzale sei un grande magari fossero tutti come te ne non ci sarebbero i “ figli di “.

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ilpastoredichiusano scrive:

Aìì chella mangiatora vascia!!! Aìì chella democrazia cristiana!! Accossì avesse ritto à bonanima re lo nonno mio...

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Andrea Barbato scrive:

Complimenti davvero per questo articolo che rende bene l’idea dei personaggi che hanno affondato la nostra terra e che continuano senza vergogna a riproporsi. a Marzo ci sarà la possibilità di dare un segnale forte e di conseguenza vedere finalmente i "figli di" impegnati nel cercarsi un lavoro vero.....