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La riflessione

Più di mille giorni di cassa e oltre 50mila euro in meno in 10 anni. FCA, a quando la rivoluzione?

Lo studio effettuato dalla Fiom Cgil parla chiaro e il Piano industriale presentato per gli anni 2019-2021 ancora di più. Stante così le cose, con il diesel che tra un po’ andrà in pensione, Pratola Serra sembra essere destinata ad una lenta agonia. Inutile chiedere una parola di verità ad un’azienda sorda, meglio appellarsi alla mobilitazione dei lavoratori. Le tute blu come i gilet gialli francesi? Non proprio, ma quasi

Secondo un’indagine condotta dalla Fiom Cgil negli ultimi 10 anni, ovvero dal 2008 al 2018, tutti i lavoratori dell’allora FMA, oggi FCA di Pratola Serra, a prescindere dalle sigle sindacali, hanno dovuto sopportate 1417 giorni di fermo per cassa integrazione, subendo una decurtazione di salario che fino al 2017 arrivava a 50.510 euro a testa. Per essere più chiari, ogni lavoratore di Pratola Serra dal 2008 ad oggi ha più di 50mila euro in meno nel proprio conto in banca. Tra politiche fallimentari, decisioni a ribasso, eccessivo ricorso agli ammortizzatori sociali si è arrivati alle soglie del 2019, ad avere uno stabilimento che dopo una timida nel triennio ’15/’16/’17 sembra aver fatto un balzo indietro nel tempo al 2008.

Andando ad osservare la tabella che i rappresentanti sindacali della Fiom Cgil hanno mostrato nella recente conferenza stampa, è possibile toccare con mano come l’azienda abbia privilegiato un abuso di ammortizzatori sociali rispetto ad un piano di rilancio di tutto lo stabilimento. Nel 2008 si contano 71 giorni di cassa integrazione, nel 2009 sono 179, 2010 sono 158, 2011 sono 166, 2012 sono 193, 2013 sono 187, 2014 sono 183, 2015 sono 113, 2016 sono 56, 2017 sono 33, 2018 sono 78 e si stima ti toccare la soglia dei 100 giorni. Si raggiunge, appunto, un totale di 1417 giorni, numero che entro la fine dell’anno tenderà al rialzo.

Ancora più agghiacciante il dato dei soldi che i lavoratori si sono visti decurtare in busta paga che pure vale la pena segnalare: 1.180 € nel 2008, 7.020 € nel 2009, 7.843 € nel 2010, 6.382 € nel 2011, 6.871 € nel 2012, 7.797 € nel 2013, 6.579 € nel 2014, 4.116 € nel 2015, 1.612 € nel 2016, 1.200 € nel 2017, mentre è ancora da stimare la perdita relativa al 2018.

Il nuovo piano industriale presentato da FCA per gli anni 2019-2021 non fa dormire sonni tranquilli ai lavoratori di Pratola Serra. Come noto, lo si ripete fino alla noia, lo stabilimento di Pianodardine lavora sul diesel, demonizzato come non mai negli ultimi mesi perché, dicono, particolarmente inquinante e quindi destinato a scomparire nei prossimi anni. Già messo al bando in tante realtà mondiali, il diesel andrà in pensione in tempi molto rapidi, non a caso le vendite 2018 sono crollate del 50%, e di conseguenza manderanno in pensione anche i motori diesel.

Senza un programma serio e innovativo, Pratola Serra non ha nessuna garanzia. Con i veicoli commerciali (10% a fronte del 90% della Puglia) e motori diesel esistenti non si va da nessuna parte, né si può pensare di sopravvivere con gli ammortizzatori sociali che, tra le altre cose, sono in scadenza e non potrebbero essere più rinnovati. La situazione è molto seria alla FCA di Pratola Serra, lo è ancor di più ora che il Piano 2019-2021 taglia sostanzialmente fuori l’Irpinia. Servirebbe una parola di verità da parte dell’azienda, sempre sorda e indifferente ad appelli simili. Oppure servirebbe una mobilitazione forte. Le tute blu come i gilet gialli francesi? Non proprio, ma quasi. Chiaramente senza violenza.

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