Questo sito utilizza cookie tecnici, di terze parti e di profilazione. Per maggiori informazioni e per disabilitare i cookie consulta la cookie policy. Continuando a navigare il sito acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

L’intervista

«Pianodardine era un’emergenza anche prima del disastro. La soluzione passa per le Zes, o De Luca trova i soldi o avremo scherzato. In Polonia hanno fatto sul serio»

Peppino Di Iorio, delegato Asi per la Regione Campania, torna sull’incendio della ICS e rilancia sulle Zes dopo la firma del protocollo dello scorso 5 Settembre: «Siamo tutti colpevoli, quell’incidente ci costringe a fare i conti con la grande sfida del risanamento e della riqualificazione delle nostre aree industriali. Una sfida che possiamo vincere solo accettando quella di una nuova industrializzazione di questi territori. Con il protocollo abbiamo posto le condizioni ma adesso servono fondi e incentivi. O la Regione li ottiene in deroga al Patto di stabilità o fa sua la soluzione polacca dirottando il trenta per cento dei fondi europei su Obiettivo 1 per le Zes. Stiamo parlando di sei miliardi di euro, di cui un terzo andrebbe riservato alle aree interne. Ma dov’è la politica?»

«Dobbiamo assolutamente evitare che cali l’attenzione su quanto accaduto alla ICS di Pianodardine venerdì scorso, perché se è vero che sarà la Magistratura ad individuare cause e responsabilità, quel disastro ci condanna a fare i conti, qui e subito, con la grande sfida del risanamento e della riqualificazione delle nostre aree industriali, proprio a partire dal capoluogo». A parlare è Peppino Di Iorio, delegato Asi per la Regione Campania, uomo vicinissimo al Governatore De Luca, tra i principali registi del percorso che ha condotto alla firma del protocollo Zes dello scorso 5 Settembre, con una vita alle spalle dedicata alle politiche industriali e allo sviluppo della provincia.

Parliamo delle stesso Peppino Di Iorio che sabato scorso, quando il devastante incendio di Pianodardine andava estinguendosi, è intervenuto, con una breve nota stampa, per richiamare tutti alla ragionevolezza e al senso di responsabilità, in primo luogo i tanti che in quelle ore evocavano istericamente la delocalizzazione dell’area industriale del capoluogo: «Occorre una severa autocritica da parte di tutti i soggetti istituzionali che in questi anni hanno giocato un ruolo operativo in termini di politiche industriali, a tutti gli enti, a partire dall’Asi, che hanno avuto a che fare con le aree industriali di questa provincia. Ci vuole, da parte di tutti, un grande sforzo di umiltà e di realismo, perché i nodi che oggi sono tornati al pettine sono antiche e non sono semplici da sciogliere, tutt’altro»

Quali sono questi nodi?

«Ma è del tutto evidente che a Pianodardine ci misuriamo con un sistema industriale disomogeneo, con un sistema infrastrutturale realizzato ormai quarant’anni fa al quale non sono stati garantiti, nel corso dei decenni, interventi di manutenzione sufficientemente incisivi. Per non parlare dello sviluppo urbanistico che si è avuto attorno al nucleo industriale, delle licenze per abitazioni che sono state concesse nel corso dei decenni, delle attività che si sono insediate. Come le dicevo occorre una profonda autocritica da parte di tutti, in primo luogo da parte nostra, dell’Asi, ma allo stesso modo mi chiedo e Le chiedo come mai, nonostante questi uffici abbiano prodotto e presentato un progetto di riqualificazione e di rilancio per ogni area industriale della provincia, solo San Mango e Lacedonia sono state finanziate dalla Regione. Pianodardine è non è un’emergenza? Lo era o non lo era anche prima dell’incendio della scorsa settimana?»

Ce la dia Lei una risposta

«Il punto è che manchiamo completamente di capacità di rappresentanza politica, i nostri rappresentanti istituzionali, mi riferisco a tutti i livelli, sono completamente incapaci di incidere sul terreno della interlocuzione e della rappresentanza degli interessi dei territori. Almeno questo è stato sino ad oggi ed è per questo che concludevo quella nota stampa invitando tutti i soggetti istituzionali della provincia a ritrovarsi attorno ad un tavolo per elaborare un piano complessivo di interventi volti al risanamento e alla riqualificazione dell’area industriale di Pianodardine e di tutte le aree della provincia. Un piano di proposte da sottoporre alla Regione sbattendo i pugni sul tavolo»

E quali sarebbero le priorità attorno a cui occorrerebbe formulare questo piano?

«Infrastrutture materiali, quali viabilità, illuminazione e segnaletica delle aree industriali, quindi gli impianti di depurazione e le cosiddette infrastrutture immateriali. Queste sono le tre leve sulle quali occorre intervenire, muovendo dal presupposto che saranno l’Asl, l’Arpac e la Prefettura ad indicare se e quali tipologie di produzione dovranno o meno essere delocalizzate. Dovremmo entrare nell’ordine di idee che oggi, per questa provincia, parlare di politiche industriali vuol dire parlare della questione ambientale. Dovremmo essere capaci di ripensare il rapporto tra produzione e ambiente, tra salute e lavoro, muovendo dal presupposto che la salvaguardia dell’una non esclude la salvaguardia dell’altro»

A poche centinaia di metri in linea d’aria dalla Ics sorgono vigneti di Fiano, il punto alla fine è questo

«Esatto, il punto è questo. La sfida si vince ripartendo da regole chiare, dai necessari investimenti in tecnologie e da controlli stringenti. Non c’è altra via e dovrebbe essere la politica a farsene carico. Uso il condizionale per le ragioni di cui sopra…»

Lo scorso 5 Settembre, a Venticano, 40 sindaci hanno sottoscritto il protocollo Zes alla presenza del Governatore De Luca. Lei ha creduto sin dal principio in questa sfida, ci ha lavorato con grande impegno ed ostinazione ed è senz’altro vero che sulla carta questa può essere una grande occasione per l’Irpinia e per le aree interne. Il punto, però, è che senza soldi non si cantano messe e i soldi a disposizione sono davvero poca cosa…

«Anche questa è una sfida politica, caro direttore. Su quanto accaduto il 5 Settembre si può dire tutto e il suo contrario, ma nessuno può negare che con la firma di quel protocollo si è aperta una nuova fase che restituisce nuove prospettive di industrializzazione alle aree interne, che questa nuova fase ci vede tutti impegnati in una nuova sfida e che l’Asi, in tale contesto, ha assunto un ruolo di guida. Quello che sfugge ai più è che in questi anni sulle Zes si è consumato uno scontro fortissimo a livello regionale perché l’esito di questa partita ridefinirà gli assetti di potere tra sistemi territoriali. Abbassando la guardia finiremmo con il regalare questa straordinaria opportunità solo alle aree retroportuali e questo non ce lo possiamo consentire. Quel protocollo è stato firmato da sessanta sindaci, che rappresentano circa il sessanta per cento della popolazione provinciale: siamo una forza ma dobbiamo lavorare di squadra abbandonando la logica del campanile, nella consapevolezza, e vengo alle sue osservazioni, che se per un verso abbiamo gettato le basi per contare davvero in Regione, per altro dobbiamo pretendere che si apra davvero una nuova fase di industrializzazione. Altrimenti le Zes finiranno con il risolversi in una illusione»

Il che significa, evidentemente, che servono fondi ed incentivi…

«Certo, ad oggi per le Zes sono stati stanziati 300milioni, per tre anni, per tutto il Mezzogiorno. Soldi che non bastano nemmeno a coprire l’Irap. Non c’è molto di cui ragionare, o il Governatore De Luca individua un percorso e garantisce le necessarie risorse o stiamo parlando di nulla. Sul punto, se mi è consentito, ho una proposta»

Prego

«La cosa più ovvia sarebbe quella di aprire una interlocuzione con il Governo nazionale per recuperare i fondi necessari in deroga al Patto di stabilità. Ma qualora questo non dovesse essere possibile avremmo il dovere di fare ciò che già hanno fatto in Polonia, dove hanno riservato il trenta per cento dei fondi europei proprio alle Zone economiche speciali, con ricadute straordinarie in termini di crescita economica ed occupazionale. Regione Campania può fare lo stesso, dirottando il trenta per cento dei fondi su Obiettivo 1 alle Zes, e garantendo alle aree interne il trenta per cento di quei fondi che complessivamente ammonterebbero a qualcosa come sei miliardi di euro. Capisce che lungo questa via, tanto per tornare al futuro delle nostre aree industriali, avremmo margini enormi per accettare e vincere la sfida del risanamento e della riqualificazione, proprio a partire da Pianodardine. Ma siamo sempre allo stesso punto, l’onore di questa proposta non dovrebbe spettare a Peppino Di Iorio o all’Asi. Aspettiamo con ansia la convocazione della prossima cabina di regia sulle Zes per capire qual è l’orientamento della Regione»

Siamo pronti a capitalizzare al meglio questa opportunità qualora quella pioggia di soldi dovesse effettivamente abbattersi su di noi?

«Fondi ed incentivi sono indispensabili ma non sufficienti. L’altro nodo da sciogliere è quello della formazione, perché se l’obiettivo è quello di aprire una nuova fase di industrializzazione allora è necessario rigenerare il capitale di conoscenze e know how di questi territori, rivoluzionandone il sistema formativo. L’Asi può farsi carico di questa missione, anzi deve: questo è quello che fa una vera agenzia di sviluppo ed è anche su questo che va aperta una interlocuzione stringente con la Regione»

È davvero ottimista?

«Sono realista, se giochiamo di squadra facendo sistema possiamo vincere questa sfida. L’alternativa è l’agonia di questi territori»

Grazie Di Iorio

«A Lei»

Lascia il tuo commento

Comment
Moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

Non ci sono commenti all'articolo.