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Sguardi al futuro

Perché abbiamo abbandonato l’idea di un club di prodotto per lo sviluppo dell’Irpinia?

Una forma di aggregazione tra imprese, per la creazione di un prodotto turistico specifico rivolto ad un mercato specifico. La scorsa estate la proposta è stata avanzata da Lucia Cavaliere all’apertura di Verteglia Mater: creare sviluppo in termini di destinazione territoriale organizzata, attivando modelli di collaborazione in grado di posizionare il territorio in maniera competitiva, mettendo a valore gli aspetti identitari. Che tradotto significa smettere di ragionare per campanili, non avere una visione limitata al proprio paese o al singolo evento di valore. Difficilissimo per la nostra provincia, ma ovviamente non impossibile…

Qualche assunto di base prima di centrare il punto è sempre necessario: seppure le nostre attività ricettive sono in crescita – nel senso che è aumentata l’offerta – non si può dire lo stesso per le nostre capacità di fare accoglienza, tanto che la provincia di Avellino ha subito un calo del 25% tra arrivi e presenze turistiche, come ci hanno spiegato dal Cresme: i dati li trovate qui. Poi bisogna anche aggiungere che non siamo certo dei buoni comunicatori del nostro territorio, né tantomeno esiste una collaborazione reale e proficua tra gli operatori del settore.

Precisate queste poche cose, possiamo andare avanti con l’idea: un club di prodotto per l’Irpinia. Cos’è? Si tratta di una forma di aggregazione tra imprese, finalizzata alla creazione di un prodotto turistico specifico per un mercato specifico. Ce lo spiega bene qui la piattaforma Punto Ponte in riferimento al progetto Valtellina Green Road.

La scorsa estate a parlarne è stata l’esperta di marketing e turismo territoriale, Lucia Cavaliere, ospite al convegno di apertura del festival Verteglia Mater, promosso e patrocinato dal Gal Irpinia-Sannio. Nel suo intervento si analizzava proprio la possibilità di creare sviluppo in termini di destinazione territoriale organizzata, il che significa attivare dei modelli di collaborazione in grado di posizionare il territorio in maniera competitiva, quindi mettere a valore gli aspetti identitari e le peculiarità che possano costituire un valore aggiunto. Tradotto in una maniera più semplice vuol dire smettere di ragionare per campanili, non avere una visione limitata al proprio paese o al singolo evento di valore. Difficilissimo, ma ovviamente non impossibile.

Bisogna mettere insieme sia chi si occupa della ricettività (produttori, ristoratori, albergatori) sia gli operatori dei servizi turistici, in modo da creare un circuito virtuoso di cui tutti possano beneficiare. E poi bisogna scegliere un tema specifico intorno al quale sviluppare il club di prodotto, quindi creare un’identità forte che sia percepita sia dal territorio che dal turista.

Ad esempio, sempre basandoci sulla riflessione di Punto Ponte: «Per arrivare a creare un Club di prodotto bisogna considerare la logica che porta al successo dei territori, intesi come territori di emozioni, come territori con una forte valenza paesaggistica, dotati di bellezze naturali, di patrimoni gastronomici e vitivinicoli, di cultura e arte legate allo specifico contesto territoriale. La logica è quella di creare una rete di rapporti tra i soggetti, attori, prodotti e servizi, in modo da offrire percorsi di senso al cliente – turista con la finalità di motivarlo nella scelta. Questi percorsi di senso possono essere strutturati per affinità, come la visita ai castelli del territorio, gli sport come la bicicletta, e possono essere poi collegati tra di loro per trasformarli da percorsi di una giornata ad itinerari di un week end, o addirittura nel soggiorno di un periodo più lungo».

In questo modo i turisti sarebbero invogliati a visitare l’Irpinia, perché la loro domanda viene soddisfatta e le nostre capacità di accoglienza potrebbero essere ottimizzate seguendo uno specifico segmento di mercato.

Il club di prodotto sarebbe un buon modo per agevolare il passaggio dall’escursionismo della domenica ad un turismo sostenibile e duraturo, ma serve essere pronti a rinunciare ad un po’ del proprio ego territoriale per entrare a far parte di una logica distrettuale, contribuire alla creazione di pacchetti integrati ed accettare di essere solo uno degli elementi che compongono l’offerta turistica.

Forse basterebbe mettere in rete l’esistente, ma quante volte lo abbiamo sentito ripetere senza che questo intento sia mai stato realizzato?

Foto dalla pagina di Verteglia Mater

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