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La cugina di Parascandolo

Per pigrizia o per partigianeria

  • Art Magazine

Uno dei più seri problemi socio-comunicativi del presente consiste nel pericolo di cadere vittime delle bufale, delle fake news.

Non si tratta solo di quelle cazzate grosse che spesso si leggono sui social (“Mangia questi cinque alimenti ed avrai il fisico di Kim Kardashian!”, “Leggi come questa povera donna è diventata multimilionaria, e potrai diventarlo anche tu!”), bensì soprattutto di ciò che sembra vero – il verosimile - molto più difficile da individuare, se non attraverso attente analisi.

Di solito questo controllo, detto ‘delle fonti’, è svolto del giornalismo serio (alla Gabanelli, alla Iacona, semplificando). Ora, invece, fin troppo giornalismo ci sguazza della verosimiglianza, nel ‘pressappoco’, nell’omissività, specialmente il giornalismo di parte, ovverosia quello la cui linea editoriale è dettata dalle proprietà o dalle convenienze politiche.

Così, tocca ai lettori imparare a scansare le bufale en travesti, a fare gli investigatori nel web. Già perché la stragrande parte delle bufale circola sul web.

Volessi chiuderla, direi che l’unico antidoto alle sciocchezze che circolano sono i libri: che siano saggi rigorosi (e quindi pieni di fonti accertate) o narrativa (campionari di umanità), ovvero testi di scuola/università (per sradicare le stronzate come le scie chimiche, il pericolo dei vaccini e le cazzate di economia), i libri sono per le bufale come l’aglio per i vampiri.

Detto ciò, seri studiosi si sono trovati davanti ad un dilemma binario, analizzando il comportamento dei lettori: ci si convince di una notizia (che può puzzare di bufala) per pigrizia o per partigianeria?

La risposta è: per entrambe le situazioni.

Due esempi. I maggiori diffusori/condivisori di notizie false risultano gli anziani ed i conservatori (gente un po’ passatista, ancorché non misoneista nei riguardi della stupefacente tecnologia digitale che li ubriaca di notizie), gente, cioè, restia ad attivarsi per confutare ciò che legge, convinta che quanto emerga dai media sia una sorta di bibbia (un tempo, era la televisione a mettere il sigillo di verità sulle notizie e tanto bastava). Si è constatato che il solo un per cento di questa tipologia di utenti social riesce a diffondere l’ottanta per cento delle fake news su temi politici. I ricercatori ritengono che imporre un limite al numero di condivisioni di links politici per tali persone sia una delle soluzioni, ritenendoli alla stregua di ‘untori’.

Chi, invece, si adegua alle notizie per ‘partigianeria’ è coinvolto in un processo di razionalizzazione, attraverso il quale le individuali convinzioni (politiche, religiose, etniche, nazionali, di genere, di censo ...) automaticamente (non è per nulla un processo consapevole) colmano il deficit di verità/obiettività/controllo che contraddistingue le fake news.

Come se ne esce?

La vedo davvero difficile.

Il primo e sempre valido consiglio è quello di non prendersi mai sul serio, neanche attraverso ciò in cui crediamo. Quindi, fate domande, confrontate, dubitate.

Il secondo – impegnativo - è di imparare prima i fondamentali di qualunque cosa (storia, fisica, politica, sociologia, economia, geografia) prima di condividere tutto ciò che troppo facilmente si attaglia ai nostri pregiudizi.

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