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Qualche punto di domanda

“Pd, quale futuro?”: difficile a dirsi. Quel che conta, però, è la responsabilità dell’unità

Enzo De Luca detto Enze, tre anni dopo, dallo stesso pulpito da cui dichiarò di scendere in campo alle passate regionali per il bene dell’Irpinia, torna a lanciare la sua, ennesima, sfida in vista delle prossima politiche che potrebbero vederlo candidato. Desumere, dalle sue esternazioni, la ricetta che dovrebbe salvare il partito a cui egli dice di esser stato nei secoli fedele non è semplice. Una cosa è certa: l’importante è essere responsabili. E uniti. Ma De Blasio e Foti, per esempio, gli hanno chiesto quanto l’ex plurincaricato sia stato responsabile nei confronti degli avellinesi e dei 10mila iscritti al partito nei suoi anni da membro del direttorio? Per esempio

“Pd, quale futuro?”. Boh, difficile rispondere se la ricetta va desunta dalle esternazioni fatte venerdì sera, dai microfoni del Circolo della Stampa di Avellino, da Vincenzo De Luca detto Enze, ex senatore, ex presidente Alto Calore, ex consigliere comunale nonché ex consigliere e assessore in Regione Campania, dove non fu rieletto tre anni fa quando – sempre dal pulpito dal quale, ieri l’altro, ha lanciato la sua, ennesima, sfida in vista delle politiche – dichiarò che, dopo tanta riflessione, scendeva in campo tirato per il colletto da amici e compagni che lo avevano chiamato a mettersi «a disposizione dell’Irpinia».

Torna in campo, oggi come tre anni fa, con una certezza intramontabile (le altre è veramente complicato decodificarle): le parole chiave sono unità e responsabilità. La stessa con la quale Enzo De Luca, quando parla del Pd, dovrebbe fare i conti in quanto ex membro del direttorio democratico. Quella specie di interim durato all’infinito alla guida di un partito che conta «diecimila iscritti» che, per sua stessa ammissione, «non sono una cosa da nulla e vanno rispettati» e che però non celebra il congresso per l’elezione del Segretario. Quando si dice la coerenza e la responsabilità. Ma del resto, quel conta è l’unità, qualsiasi cosa questa parola possa voler dire.

Segretario. L’ultimo ad aver ricoperto questa carica è stato il direttore generale del Consorzio Servizi Sociali Ambito A06, Carmine De Blasio, uno degli intervenuti al tavolo da De Luca, il quale ha voluto ricordare come sotto la sua Segreteria si fosse «superata la soggezione all’Udc» ragion per cui «adesso non (si può) soccombere. Non ci saranno conti da regolare, solo elettori da rispettare e se la politica ha facilità a perdere la memoria, questo non accadrà nella mente di chi andrà alle urne». Detta altrimenti, il Partito Democratico nutre seriamente il terrore di finire massacrato alle prossime elezioni, per responsabilità di una dirigenza che ha praticamente calpestato la dignità di militanti ed simpatizzanti. La pietra tombale, qui in Irpinia, potrebbe essere messa proprio dall’alleanza con l’UDC per la candidatura di Giuseppe De Mita. Anche qui, quando si dice la coerenza. La domanda è: ha Carmine De Blasio chiesto, ad esempio, ad Enzo De Luca cosa ha fatto, in qualità di membro del direttorio che gli è succeduto per arginare la deriva che rischia di riportare il Pd sotto lo schiaffo dell’UDC?

O ancora: il Sindaco Foti, anche lui tra gli intervenuti di venerdì sera, ha chiesto all’ex senatore cosa ha fatto per impedire che la sua consiliatura, «partita da una ampia maggioranza e portata alla conclusione da 12 coerenti consiglieri comunali», di risolvesse in lanci di stracci senza pudore alcuno agli occhi della città?

«Si recuperi la responsabilità politica – ha detto il sindaco in uscita – e, in vista delle prossime Amministrative, si rinnovi totalmente la proposta del Partito Democratico. Guardare alle capacità e alle esperienze prima ancora che al pacchetto di voti». E quale sarebbe la via del rinnovamento? Riportare a Roma un ex che non avrà mai cambiato casacche ma ha praticamente consumato tutto l’arco istituzionale, ricoprendo ogni sorta di carica, elettiva o meno?

È questa la responsabilità nei confronti dei territori e dei cittadini? È responsabilità puntare alla pole position attraverso alleanze spurie che prescindono da ogni criterio selettivo che faccia pulizia dei peggiori bari e opportunisti, in ossequio al tanto evocato rispetto per l’intelligenza di militanti ed elettori?

Certo la parola responsabilità ha tante declinazioni possibili. In questo caso, per riprendere i principali argomenti di tutti i discorsi di De Luca Vincenzo detto Enze, quel che conta davvero è la responsabilità dell’unità, ovvero: serrare i ranghi e organizzare le truppe in vista delle prossime battaglie, con buona pace delle prerogative dei cittadini, la cui centralità non è altro che il nuovo mantra usato per esorcizzare il terrore della sconfitta. Del resto, i volti degli alfieri di questa rivoluzione parlano di tutto fuorché di rinnovamento e cambiamento.

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Commenti

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Franco Pascale scrive:

La responsabilità dell’unità è dovere base dell’essere "partito" come il diritto di esprimere liberamente le proprie idee. Senza, non c’è cultura di partito.

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franco scrive:

Continua la sceneggiata di enze patetico più che mai...che tristezza vedere al circolo della stampa i soliti coloni senza voti ,dove erano i famosi cento firmatari,ma fortunatamente all’orizzonte si proflila la stessa situazione della candidatura al senato e delle ultime regionali,sperando che non ci siano più prove di appello per questo soggetto ,e che lo stesso possa continuare a fare il gallo sulla monnezza....