Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Non esistono i rivoluzionari di una volta...

  • Art Magazine

Qualche puntata fa abbiamo affrontato il tema del conformismo, assieme con il suo speculare, l’anticonformismo.

In assoluto, non esiste l’Anticonformista par exellence ed ogni deviazione alle regole o alle tendenze (usai esempi tratti dalla cultura dell’abbigliamento) è comunque frutto di una scelta dettata da altri esempi, o modelli. Anche se non ce ne rendiamo conto.

Infatti, uno studio di psicologia sociale inserì nella teoria della scelta le cosiddette ‘influenze invisibili’. (Questo piccolo divertissement è stato ispirato dalla rilettura di un vecchio editoriale pubblicato nel 2016 su Nautilus.)

In un’epoca di palesi pressanti ed ineludibili influencer, noi siamo, tuttavia, formati e piegati per lo più da influenze ed influenzatori a noi non visibili.

Vi sarà certamente capitato nella vita di parcheggiare in una strada vuota, dietro l’unica auto in sosta, pur avendo spazio e scelta. Come mai?

Semplicemente perché quell’auto già parcheggiata ci ha fornito un’informazione, roba essenziale per scegliere. Il nostro cervello – che ne siamo o no consapevoli – ha presupposto che colui/colei (di cui non sappiamo nulla, invisibile, dunque) che ha parcheggiato prima di noi abbia ponderato la sua scelta ed abbia deciso che quello fosse il posto migliore.

Allo stesso modo, possiamo – au contraire – scegliere di parcheggiare lontano da quell’auto, se, putacaso, il veicolo emetta fumo, ovvero appartenga a qualcuno a noi antipatico, o altro di imponderabile. Anche queste scelte sono dettate dal confronto con informazioni già ricevute in precedenza e che comunque determinano ancora la nostra scelta.

Scegliamo anche per dispetto, semplicemente perché l’informazione legata ad un evento/ un’opzione/un bivio non ci piace e ne utilizziamo il contrario (anche se può danneggiarci). Anche l’anticonformismo, dunque, è (invisibilmente) modellabile. Ciò che non cambia nella formula è l’ineluttabilità delle conseguenze.

Siamo in periodo elettorale e ci tocca scegliere. Votare è o diventa segno e simbolo di identità ed appartenenza, che siano ragioni di cuore, ovvero di interesse. In ogni caso, il nostro voto sarà sempre il prodotto di influenze e dichiarerà qualcosa di noi. Per questo esistono orde di indecisi: sempre più elettori non vogliono farsi etichettare con ciò che credono sia un’attuale piaga sociale: la politica, vista più come aspetto sociale vischioso e pericoloso che come strumento principe per la gestione degli Stati.

Tuttavia, occorre chiarire innanzitutto che il nostro voto non è determinato dalla giustezza o meno dei programmi elettorali o dell’ideologia della parte politica, ovvero dalla probità del candidato, ovvero dall’utilità immediata per il soddisfacimento dei nostri interessi: il nostro voto è determinato soprattutto dal contorno a ciò che politici, candidati, opinion makers ed elettori dichiarano.

In un esperimento, furono consegnati ai simpatizzanti dei due principali partiti statunitensi alcuni programmi elettorali. Parte dei programmi (a caso) era stata surrettiziamente attribuita ai Repubblicani, la restante ai Democrats.

Gli elettori – a prescindere da ciò che fosse scritto nel programma – giudicarono positivamente il programma cui era stata assegnata la paternità della compagine politica cui si sentivano vicini, bollando come spazzatura i programmi assegnati (a caso, dai ricercatori) alla compagine a loro avversa.

Con ciò non voglio dire che siamo un po’ muli (spesso anche sì, fissandoci su determinate posizioni che noi definiamo spropositatamente ‘principi’), bensì affermo che soprattutto non siamo liberi. Non siamo ribelli (ad un sistema dato e per crearne un altro migliore ex novo) per il gusto di esserlo o per indole, per mania o per vezzo, bensì perché - intimamente, invisibilmente o per calcolo - le informazioni di cui disponiamo (senza conati di ulteriore ricerca) ci spingono inconsapevolmente ad agire in un senso o in un altro.

Ecco perché le messi di fake news, di verosimiglianze, di omissioni specialmente nel giornalismo sono tanto efficaci quanto pericolose per la bontà delle scelte degli elettori.

Aggiungeteci il cosiddetto ‘effetto telenovela’ - principio massmediatico, di cui rivendico la paternità, ispirato dalla mia ex suocera, secondo la quale le soap non potevano essere spazzatura se venivano viste da milioni di persone nel mondo – ed ecco che corriamo a riempire le piazze elettorali perché il politico di turno è diventato una star dei social ed in un mondo fantastico potrebbe pure mettere a concorso la possibilità di farsi un selfie con quisque de populo voglia partecipare all’ambitissima lotteria dei gonzi influenzati ed influenzabili.

P.S.: Ah, mi hanno appena confermato dalla regia che non si tratta di un mondo fantastico: sta succedendo davvero. In Italia. Durante la campagna elettorale.

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Commenti

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luigiaddesa scrive:

Marika sei rimasta solo tu!