Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Non è un capello...

  • Art Magazine

Leggere online è diventato irritante, con tutti i pop-up, i banner e le diavolerie pubblicitarie che s’inventano per mettersi tra lo sguardo e il testo.

Ci sono tre o quattro testate on line che sono spaventosamente piene di pubblicità che—pur interessanti e valide—mi è passata la voglia di aprire.

Io capisco che ufficialmente non si scrive gratis (invece si scrive, si scrive!) e che la pubblicità è l’unica linfa per le testate, ma si fa davvero fatica, ai tempi di internet, immaginare che per leggere i giornali occorra pagare.

Psicologicamente parlando, tuttavia, pagare per un giornale di carta rende quei contenuti più importanti. Cosa che, al contrario, non succede assolutamente se pagassimo per un abbonamento on line: infatti, continuiamo a considerare i contenuti online labili ed evanescenti (magari anche un po’ farlocchi), roba che non merita, dunque, i nostri preziosi soldi.

Io una soluzione ce l’avrei: giornali gratis per i lettori, perchè pagati dai carrier telefonici che ci spillano molti quattrini.
(Personalmente, sto incazzata nera col carrier dell’ADSL di casa e pure con quello del mio smartphone. Il primo mi ha fornito un modem così debole che il mio cellulare va immediatamente in linea dati della sim e mi fa esondare sulla quota mensile.
Il primo per un modem potenziato vuole una quota aggiuntiva mensile; il secondo ha detto che se me ne vado adesso, mi carica di una penale più alta di un autovelox. Gentaglia delinquente.)

Riprendendo l’argomento della pubblicità invasiva, ma necessaria alla sopravvivenza di una testata (anche come la nostra), il secondo passo dopo l’inserimento di un banner/pop-up pubblicitario è stimolare il lettore a clickare su di esso per arrivare alla pagina del prodotto. In termini economici, vale molto di più poter portare il lettore alla pagina del prodotto che non il mero numero di lettori dell’articolo nella cui pagina è inserito il banner.

Quando appare un pop-up, cerchiamo immediatamente la ‘X’ in qualche ascoso anfratto per poterlo eliminare dalla nostra vista. Spesso è la stessa ‘X’ che fraudolentemente ci porta alla pagina del venditore.

L’ultima frontiera dell’insistenza, dell’invadenza e della rottura di cojones è rappresentata da una trovata dei creativi di Snapchat.

Sopra il banner pubblicitario, molti utenti stanno improvvisamente trovando un capello.

Sì, un segno grafico identico ad un capello caduto lì per caso sullo schermo, tanto che d’istinto si è tentati di scacciarlo col dito.

Nooo. Il danno è fatto. Il gesto ci porterà dritti dritti alla pagina dell’inserzionista pubblicitario e Snapchat avrà guadagnato di più, grazie ad un gesto umano tanto naturale ed innocuo.

Quest’ultima frontiera dell’invadenza pubblicitaria è abominevole e per un attimo mi sono immaginata incatenata mani e piedi da questi mefistofelici creativi/inserzionisti/CEO-di-social.

Pensate che Zuckerberg è arrivato addirittura a dire che l’antidoto per liberarsi dalla schiavitù mentale di féisbuk è di starci di più ed essere più attivi (tipo a riguadagnare il controllo della situazione), non di starci di meno o addirittura cancellarci.

Sono convinta che ’sta gente ci consideri veri e propri deficienti.

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Commenti

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luigi scrive:

Sono convinto anch’io che sta gente ci consideri dei deficienti...o, meglio ancora, dei cojones!