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Riflessioni di sviluppo

No, le case a 1 euro non fermeranno lo spopolamento

Mettere in vendita le case nei centri storici sembra essere la panacea di tutti i mali per le aree interne: una provocazione, un’iniziativa che richiede sforzi minimi, un modo per promuoversi che non tiene conto però della differenza tra visitare e abitare i luoghi. Ma noi più che sperare nel cambiamento aspettando qualche acquirente dovremmo agire per lo sviluppo. Come si fa? Intanto non lasciando soli i Sindaci dell’Area Pilota e magari cominciando proprio a rimodulare quella strategia, poi mettendo in contatto pubblico e privato attraverso nuovi strumenti, tipo la piattaforma di home sharing Airbnb col suo piano nazionale Borghi italiani: la nostra è la fase giusta per cominciare ad esplorare e sperimentare…

Mettere in vendita per una moneta le case nei centri storici sembra essere diventata la panacea di tutti i mali per le aree interne.

O forse, come è stato per molti altri piccoli borghi italiani - non sempre con successo – è solo il tentativo di mettere un’altra carta sul tavolo per arginare lo spopolamento. La provocazione (partita da Vittorio Sgarbi ai tempi in cui era sindaco di Salemi) si è trasformata in un’opportunità per non vedersi circondati dal completo abbandono.

In Irpinia l’ha fatto Zungoli – bandiera arancione del Touring Club Italiano - e di nuovo Bisaccia, di nuovo perché in una nostra intervista del 2014 il Sindaco Marcello Arminio già lanciava l’iniziativa per l’alienazione e la valorizzazione di quaranta immobili nel suo comune. Ora, non sappiamo bene a quale destino sia andato incontro questo primo progetto, ci auguriamo che le case siano siano state tutte recuperate e riabitate. Intanto, cinque anni dopo, siamo un’altra volta qui a parlarne, anche se doveva essere tutto pronto alla fine di quell’ottobre, il bando è stato pubblicato qualche giorno fa e gli edifici da acquistare si sono ridotti ad otto.

Gli obiettivi restano sostanzialmente gli stessi, d’altronde anche il Primo Cittadino è lo stesso: «Aumenterà il numero degli abitanti, aumenterà la possibilità di avere più servizi per i cittadini. Facile intuire i vantaggi, sotto il profilo economico, per gli esercizi commerciali, ed altrettanto agevole preconizzare un impatto estremamente positivo sulla comunità nel suo complesso, poiché laddove vi è più gente sicuramente ci sono maggiori possibilità di sviluppo. Dobbiamo smetterla di sperare. Sperare può significare rassegnarsi, per noi sperare significa anche inventarsi».

E infatti quello delle case a un euro è un buon modo per ottenere visibilità con uno sforzo minimo utile a far tornare alla vita luoghi fragili, ma esiste una differenza sostanziale tra visitare e abitare: con questa strategia si rischia di affidare le proprietà a nostalgici figli di emigranti - sempre che non ce l’abbiano già - o agli stranieri innamorati della nostra terra che ci tornano per qualche settimana all’anno, ma nella sostanza continuano a restare stabilmente vuote e quindi l’obiettivo del ripopolamento e della crescita - umana ed economica - sarebbe fallito.

Come si risolve? Intanto non lasciando soli i Sindaci di cui i livelli istituzionali e la politica spesso si lavano le mani. Proprio sul punto, Bisaccia è uno dei Comuni dell’Area Pilota che rientra nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne, ma è dalla costituzione, nel 2015, dell’Arcipelago Alta Irpinia che ci si domanda cosa produrrà e quali saranno gli effetti concreti di queste risorse per il futuro dei comuni. Anche perché senza lavoro, senza nuove economie, con un trend demografico sempre negativo e senza sviluppo si continua a parlare di offrire servizi – scuola, sanità e trasporti - ad una popolazione che sta abbandonando sempre più questi territori, quindi la sola gestione dei servizi non è un intervento sufficiente, forse è il caso di invertire la rotta.

Poi, sarà sfuggito ai più che Airbnb - la piattaforma di home sharing –ha lanciato nel 2017 il piano nazionale Borghi Italiani per contribuire alla valorizzazione di luoghi e comunità. Il sito conta 30mila annunci attivi nelle zone rurali, 542mila ospiti totali e un guadagno per gli host di 77,9 milioni di euro: un modo per rispondere alla carenza di strutture ricettive o di recuperare edifici pubblici abbandonati da destinare all’accoglienza di turisti, infatti l’azienda intende intervenire al fianco delle amministrazioni per riqualificare gli spazi.

Il progetto vede il patrocinio dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) in collaborazione con il Ministero della Cultura e del Turismo. L’Irpinia non c’è tra le aree interessate, ma il sito - che si propone come uno strumento di marketing territoriale - non esclude di espandersi con nuovi borghi.

E veniamo al modello Civita di Bagnoregio: per la prima volta un sindaco si è trasformato in un host di Airbnb e un edificio pubblico è diventato disponibile sulla piattaforma di home sharing. Lo spazio si chiama Casa d’Artista, un immobile storico che da tempo era in disuso e oggi è stato recuperato grazie al sostegno di Airbnb, ospiterà artisti in residenza e appassionati d’arte da tutto il mondo, il ricavato sarà destinato a finanziare il recupero del Comune di Civita di Bagnoregio, non solo per le spese di mantenimento dell’edificio ma anche per finanziare altri progetti culturali, secondo una logica di auto sostenibilità. Ancora, c’è un paesino della Basilicata con 300 abitanti e 600 case vuote, Grottole, che ha creato un progetto - Italian Sabbatical - per restituire nuova vita al borgo, a supportarlo ci sono la piattaforma Airbnb e la no profit locale Wonder Grottole, impegnata in progetti di rigenerazione urbana: 4 volontari da semplici turisti si trasformeranno in cittadini temporanei e dopo un training di un mese saranno ufficialmente pronti a diventare co-host di Case ed Esperienze Airbnb per conto di Wonder Grottole: il loro compito sarà quello di accogliere i turisti in visita nel centro storico e di gestire i soggiorni in una tipica casa locale di proprietà della no-profit.

A noi, più che le case a 1 euro, dovrebbe appartenere questa stessa iniziativa che ha messo in contatto pubblico e privato attraverso nuovi strumenti, solo che mentre tutto questo sta già accadendo ci siamo fermati a sperare nel cambiamento anziché agire per lo sviluppo, non si sa se per disinformazione, incapacità o scarsa volontà. Resta tutto ancora da esplorare, la nostra è la fase giusta per sperimentare, senza più aspettare il finanziamento dall’alto o il salvatore di turno.

Immagine in copertina dalla pagina Castello Ducale di Bisaccia

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armando scrive:

Buona idea quella esposta.
Aggiungerei che investirei in arti e mestieri tipici di queste aree interne con fondi europei .
Oltre alla casa offrire un percorso di apprendistato per il recupero di competenze in attività artigianali andate perdute,che ridarebbero ossigeno ad una economia locale schiacciata dallo spopolamento.
La regione e i fondi europei darebbero concretezza a questi obiettivi ,che una valore sovranazionale ,con una programmazione di quattro sei anni che consentano così una ripartenza diffusa sul territorio provinciale.A tutto questo andrebbero ad aggiungersi le altre iniziative che riguardano le altre risorse del territorio quale per esempio l’agroalimentare ,le acque ,che sono il nostro petrolio,le montagne con la loro ricchezza intrinseca e il paesaggio nel suo insieme che di per se è già una preziosa risorsa.