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L’intervista

«No al Congresso, Primarie di coalizione necessarie. Per Avellino un sindaco che liberi il Comune dai ras»: Pd, la ricetta di Festa

Il consigliere comunale e riferimento dell’area Davvero chiama il partito a raccogliere la sfida dopo la debacle del 4 marzo: «Avrebbe perso anche un "Obama bianco", gli elettori vogliono una politica capace di rompere le catene. Per questo in città va cambiato registro. Per Palazzo di Città servirà un candidato che non si riveli un maggiordomo e che esca, necessariamente, dalle Primarie»

Gianluca Festa, una settimana fa il disastro del Centrosinistra si era appena compiuto. Si dice che sia sparita, almeno in questa tornata elettorale nazionale, la politica dei "pacchetti di voti", con conseguenze clamorose sui partiti cosiddetti di sistema. Lei che motivazione trova per questo tracollo?

«Credo che la motivazione della sconfitta sia semplice. La gente ha voluto chiudere una storia, il tempo ci dirà se gloriosa o meno, ed ha voluto aprire un altro libro non limitandosi a voltare pagina. L’elettorato ha detto basta alle vecchie logiche, ai sistemi di potere e ai vecchi metodi. Questo messaggio, come sappiamo, ci è arrivato forte e chiaro dal Centrosud. In questo contesto, ovvero quello che ha contornato le Politiche, nessun riferimento del Centrosinistra è riuscito ad incidere più di tanto sui territori. Mi verrebbe da dire che, nella debacle generale, in città qualcosa si è salvato grazie a chi ha ad Avellino il suo radicamento. Ma il risultato, fondamentalmente, è omogeneo in tutto il Mezzogiorno. È sempre complicato, comunque, trasferire l’apprezzamento dei cittadini verso il proprio operato su altri candidati in un contesto nazionale».

Lei ha condotto questa campagna elettorale appoggiando, in maniera importante, Angelo Antonio D’Agostino. Quest’ultimo veniva da cinque anni in Parlamento: possibile che non sia riuscito a lasciare il segno?

«Io ho sostenuto Angelo Antonio D’Agostino alla Camera e Luigi Famiglietti al Senato, perché entrambi candidati del Centrosinistra. Quando, come accaduto, il Centrosud è smosso da una forza che supera il 60% dei consensi a questa non esiste opposizione. Neanche se avessimo candidato un “Obama bianco” saremmo riusciti a spuntarla. Abbiamo cercato di tamponare questa condizione ma, oggettivamente, non c’era molto da fare. La mia sensazione è che questa campagna elettorale, in quanto tale, abbia inciso poco o per nulla sul risultato finale. La gente aveva già deciso per chi votare e contro chi esprimersi. Prendiamo atto del risultato complessivo e cerchiamo di farne tesoro. Oggettivamente, non possiamo permetterci di essere distratti in tal senso».

Ad ogni modo ci sarebbe un Partito Democratico da riqualificare, sia a livello nazionale che locale. Guardando a via Tagliamento c’è chi, come l’ex Senatore De Luca ed il Commissario Ermini, spinge per il Congresso e chi si oppone. Lei da che parte sta?

«Se crediamo ancora in questo partito, allora, non possiamo pensare di mettere il Congresso Provinciale in testa alle cose da fare. Ci rimetteremo, comunque, alle indicazioni dell’onorevole Ermini e dei livelli nazionali del partito ma tutto serve tranne che un congresso flash, il dozzinale disbrigo di una pratica. Dobbiamo, invece, tornare a parlare con le persone, ad essere presenti sui territori, a confrontarci con i problemi quotidiani degli avellinesi e degli irpini per riconquistare la loro fiducia. Poi dobbiamo far ripartire il partito, in modo serio ed incisivo, rileggendo e comprendendo le dinamiche politico-amministrative. Fare un Congresso in venti giorni, mi creda, farebbe malissimo al Pd. Guardiamo alle prossime scadenze, quelle, sì, hanno una priorità assoluta».

Sì, ma come si fa a scegliere candidati e volti in vista di maggio? Ed in città, secondo lei, queste benedette Primarie servono davvero?

«Guardi, il Partito Democratico irpino ha eletto i nuovi segretari di circolo in quasi tutti i comuni della Provincia di Avellino: i segretari hanno la piena legittimazione per poter guidare la fase pre-elettorale. Le Primarie, in un momento di grande confusione e disorientamento come questo, rappresentano l’unico elemento di credibilità agli occhi della gente e rappresenterebbero un momento di unione. Tutti coloro che condivideranno un programma, aperto al contributo delle migliori energie civiche locali, potranno proporre un proprio nome alla guida della coalizione. Chi vincerà, avrà il suo candidato sindaco, chi perderà dovrà spendersi e candidarsi per il primo».

Quindi, Gianluca Festa è per le Primarie. E sarà uno dei nomi che scenderà in campo?

«Il problema non è relativo al nome, ma è legato all’essenza stessa delle Primarie. Chi non le vuole ha intenzione di regalare alla città un sindaco maggiordomo, che sia agli ordini dei potentati locali. Avellino, invece, ha bisogno di un sindaco libero, una persona che non dovrà ringraziare nessuno e che non sia ostaggio di alcuno. Se i miei colleghi del Partito Democratico non hanno ancora compreso che le elezioni non si vincono con la mera sommatoria dei voti, allora li avverto che saranno spazzati via, come accaduto lo scorso 4 marzo. Per il capoluogo serve un sindaco in discontinuità con Paolo Foti e con la peggiore esperienza amministrativa che questa città abbia mai conosciuto. Serve un sindaco legittimato dal popolo e non dai caminetti, capace di comporre delle liste pulite e bonificate da chi ha gestito, in questi ultimi cinque anni, Palazzo di Città in maniera clientelare. Dovremo, quindi, poter contare su una personalità che abbia la forza di cacciare i mercanti dal tempio. Solo se ciò si concretizzerà riusciremo a recuperare la fiducia ed il consenso degli avellinesi».

Lancerebbe, quindi, così la sfida al Movimento 5 Stelle?

«Siamo noi, in realtà, a raccogliere una sfida. A lanciarla ci hanno pensato, lo scorso 4 marzo, i nostri elettori. La gente vuole essere liberata dalle catene e, per farlo, dobbiamo liberarci dall’oppressione dei soliti noti, dei ras del Comune. So di essere, e glielo dico con orgoglio, una figura scomoda per questi mammasantissima: se fossi io il candidato a sindaco loro non avrebbero spazio nelle liste».

Non crede che, in città, il Pd corra il rischio di presentarsi diviso alle prossime Amministrative?

«L’eventuale divisione è un problema che valuteremo per tempo. La priorità è rappresentare una proposta programmatica credibile e candidature all’altezza dell’elettorato. Ovvero, non possiamo incappare nell’errore commesso alle Politiche. Metteremmo, così, in discussione la stessa esistenza del Pd? Sarà una scelta coraggiosa, ma ce lo chiedono i cittadini».

Grazie consigliere.

«A lei»,

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Commenti

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scrive:

E ti pareva che non si affacciasse pure questo a guardare dall’alto della finestra le macerie dell’anima di questo partito?? Mi sembrava strano!!

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franco scrive:

Dopo aver distrutto una esperienza che poteva essere positiva per il comune di avellino questo obama bianco ha ancora il coraggio di parlare ,partecipasse alle primarie con la sua pletora di pecoroni ,le vincesse pure tanto l’ avellino delle persone perbene non lo voterà mai...

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scrive:

perchè i tuoi amici genovese, negrone, etc etc non sono ras? si può dire che il primo i voi li prende solo a contrada bagnoli.
ma tu veramente fai?
ma statti a casa

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scrive:

Ma mi faccia il piacere di.....
TACCIA!!!!!!

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PINO scrive:

Gianluca, Lascia perdere! Davvero!!

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pietro scrive:

Un RAS che vuol scacciare altri RAS.Questa è bella.Signor RAS Festa lei ,che non era l’ultimo del mazzo,non fa nessun accenno ai problemi della città e a come risolverli.Propone semplicemente una mossa sulla scacchiera del PD.Ma a noi che ce ne f.......Sempre più stelle dovranno illuminare il cielo di Avellino..