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L’intervista

«Nessuna bega politica sul direttore generale, pronto l’avviso per un professionista lontano dai partiti»: Ato rifiuti, l’impegno di Tropeano

Il presidente dell’organismo che dovrà ridisegnare il settore in Irpinia spiega i ritardi: «Impossibile rispettare i tempi della legge regionale, ma non ci siamo mai fermati e saremo operativi in un paio di mesi». Probabile l’integrazione pubblico-privato nella gestione, chiarisce sui contratti stipulati trai Comuni e “IrpiniAmbiente”, Avellino compresa: «Decadranno. La competenza passerà all’Ato su base provinciale»

Presidente Tropeano, ad un anno e mezzo dalla legge regionale, l’Ato rifiuti irpino si è arenato nelle procedure per la nomina del direttore generale ormai da mesi. Insomma, ci siamo?

«Innanzitutto, una precisazione. Da quando l’ente d’ambito si è insediato, a marzo, non è mai stato fermo. Prima abbiamo costituito gli organismi ed il consiglio, poi gli uffici. Avellino non ci ha offerto la sua disponibilità, quindi li abbiamo allocati inizialmente a Montefredane. Poi, presso Caserma Litto. Abbiamo anche costituito il sito dell’ente d’ambito, aperto il relativo conto bancario e stiamo incassando le quote, da 50 centesimi per abitante, dei diversi comuni. Un lavoro enorme, per il quale Avellino è prima in Campania. Abbiamo già fatto anche 5 o 6 consigli d’ambito. A questo punto, per individuare il direttore generale tra i dipendenti comunali, abbiamo realizzato l’apposito interpello ed istituito, non senza problemi, la commissione. Tutte operazioni ed avvisi che hanno richiesto le procedure pubbliche necessarie e tempi lunghi. La commissione ha poi fatto le sue determinazioni».

Ed è emerso che nessuno dei curricula visionati era idoneo al ruolo. Come è possibile?

«All’interpello hanno risposto in 9. Tutti dirigenti di alto profilo, di grande professionalità. Ma nessuno aveva le competenze tecniche e l’esperienza nel settore necessaria a ricoprire un ruolo così importante».

Quindi ora dovrete emanare un avviso pubblico per una selezione all’esterno. A che punto siete?

«Abbiamo approvato lo schema di avviso pubblico, ed è in fase di pubblicazione. Subito dopo, serviranno ancora 30 giorni di tempo. Dovrà essere nominata una nuova commissione, di 3 membri. Poi si potranno valutare le candidature. Credo che per chiudere ci vorrà non meno di un mese e mezzo».

In merito, i più maliziosi, o i meglio informati, hanno già ipotizzato manovre politiche per inserire in un ruolo chiave i soliti noti vicini alla politica. Può escluderlo?

«Io credo che arriveranno domande da tutta Italia. Figure di alto profilo nel settore, ma non solo. Insomma, manager lontani dalla politica. Non dovranno esserci speculazioni politiche e divisioni. Almeno lo spero. Tra l’altro non ne abbiamo mai discusso nel Consiglio d’ambito».

Da marzo ad oggi l’Ato non è mai stato fermo. Realizzare gli obiettivi operativi ad oggi era impossibile, i tempi della legge sono troppo stretti

Nel frattempo, dal punto di vista operativo, l’Ato è decisamente indietro rispetto alla legge regionale. Prevedeva infatti che, entro 60 giorni dall’insediamento, avreste dovuto approvare il piano d’ambito.

«Era assolutamente impossibile. Solo per un interpello, come ho già detto, questi tempi vengono superati. Non ci scordiamo nemmeno che ho fatto gran parte del lavoro che ho descritto, tutto a titolo gratuito, a cavalli di Ferragosto».

Differenziata al al 65 per cento, recupero del 70 per cento di ciascuna frazione, potenziamento degli impianti in chiave eco sostenibile: anche gli obiettivi della legge, ovviamente, sono al palo.

«Certo, al momento siamo totalmente fermi su questo versante e non poteva essere altrimenti. Solo una volta nominato il direttore generale, infatti, potremo realizzare il piano d’ambito ed essere operativi. Non soltanto sugli obiettivi che lei ha indicato, ma anche sulla gestione e sulla tariffa. Ma l’aspetto politico che ci tengo a sottolineare è che questo Consiglio d’ambito lavora in sinergia. Dietro questi tempi non c’è nulla, stiamo semplicemente lavorando con grande trasparenza. Non appena chiuderemo il percorso, realizzeremo i sub ambiti sul territorio e stabiliremo come giocarci questa importantissima carta dei rifiuti. Parlare oggi di pubblico o privato, come pure fa qualcuno, è prematuro. Di certo, abbiamo una grande occasione per creare ricchezza sul territorio».

Si ad un sistema pubblico-privato per creare ricchezza sul territorio. Sulla differenziata noi premieremo i comuni più virtuosi

Però le leggi nazionali e regionali prevedono un’integrazione pubblico-privato. Potrà essere questa la stella polare?

«Certo. Un sistema integrato sui territori è lo scenario più probabile. Non possiamo chiudere ai privati se vogliamo creare ricchezza. Dobbiamo capire che oggi i rifiuti sono un elemento fondamentale in un sistema sostenibile. Quello che produciamo va recuperato e rimesso nel circolo economico».

Prima bisognerà educare i cittadini alla differenziata. In questo, le istituzioni non danno una buona prova. Avellino, con il suo 20 per cento, è emblematica. Presto partirà il nuovo contratto con la società “IrpiniAmbiente” per un porta a porta spinto. Che ne sarà di questo contratto quando, tra qualche mese, entrerà definitivamente in scena l’Ato rifiuti?

«Avellino ed IrpiniAmbiente hanno fatto bene a procedere. Tutti i comuni hanno il dovere di farlo, senza cercare giustificazioni. Ovviamente, quando saremo pienamente operativi, tutti i contratti decadranno e si ragionerà in termini provinciali. A quel punto premieremo i comuni e i territori più virtuosi».

Grazie presidente.

«A lei».

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