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L’intervista

Nel panificio di Yaseen, il pakistano che ha imparato a fare la pizza con l’erba: «Anche questo è incontro tra culture»

Yaseen Muhammad ha 27 anni e ha cambiato la sua vita molte volte: da piccolo si è trasferito in Inghilterra con la sua famiglia, ha studiato Farmacia e cinque mesi fa ha aperto la sua attività nei dintorni del Mercatone. Vive a San Tommaso e frequenta il corso di italiano all’Arci, ogni mattina alle quattro - quando la città ancora dorme - alza la saracinesca e accende il forno per iniziare la sua giornata: «Ora faccio un po’ parte di Avellino anche io. E’ bello avere abitudini soprattutto in un posto nuovo, trovare un motivo di entusiasmo. Ho conosciuto molte persone con cui posso parlare e che mi hanno accolto»

Il kheer è un budino di riso che profuma di acqua di rose, dentro ci sono le mandorle, i pistacchi e anche i semi di cardamomo. E’ morbido e dolcissimo. Quello che abbiamo assaggiato noi lo ha preparato Yaseen Muhammad, pakistano di 27 anni che cinque mesi fa ha aperto il suo panificio proprio ad Avellino, nei dintorni del Mercatone. Con un nome semplice - come il mestiere che questo ragazzo ha scelto di fare - lo ha chiamato Panificio Yaseen: dove la bontà è di casa.

Ma non è stata sempre questa la sua vita, è cambiata tante volte. Si è spostata per diversi sentieri nel mondo, cambiando lingua, cultura, Paesi: «Mio padre era un importante uomo politico in Pakistan, esponente di un partito e il momento in cui siamo andati via era di forte instabilità. Avevo sette anni quando ci siamo trasferiti in Inghilterra con tutta la famiglia. Ho due fratelli e una sorella più piccoli di me. Qualcuno dei miei parenti è rimasto in Pakistan, il resto vive tra l’America e l’Inghilterra».

Intanto le persone entrano ed escono dal panificio, Yaseen li saluta, incarta il pane, riscalda la pizza e continua il suo racconto: «Ho studiato Farmacia e mi piacerebbe un giorno riuscire a fare pratica nel mio settore, tornerei in Inghilterra solo se ci fosse questa possibilità. Per il momento Avellino mi piace e anche impastare, fare le preparazioni per i dolci, imparare cosa si mangia qui. Ad esempio ho imparato a fare la pizza con l’erba che non conoscevo, tanti tipi di biscotti e panini di forme diverse».

Ma Yaseen non lavora soltanto in questo panificio, è il proprietario, il suo permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato convertito in un permesso per motivi di lavoro. Un’altra scelta diversa, fatta senza paura di ricominciare da zero, di cimentarsi in qualcosa che non conosceva: «Sono arrivato in Italia per raggiungere mio cugino. Lui ha un panificio a Roma e per diversi mesi sono rimasto da lui per fare l’apprendista, mi ha spiegato tutto, è stato un grande insegnamento. La comunità pakistana in Italia è molto grande e diffusa in diverse parti del Paese, così mentre lavoravo nella Capitale mi hanno detto che ad Avellino c’era la possibilità di rilevare questo panificio. Il vecchio proprietario lo aveva messo in vendita, ci ho pensato un po’ perché forse non avevo molta esperienza come panettiere, però alla fine ho colto l’opportunità e ci sto provando».

Ha due persone che collaborano con lui, Assunta che è italiana e un suo amico pakistano: «Non voglio andare via da Avellino ma se la vita dovesse portarmi di nuovo lontano lascerei nelle loro mani la mia attività per farli continuare a lavorare in un posto che hanno visto nascere. So cosa significa essere un dipendente e so come si sta senza avere un’occupazione. Sono stato fortunato ad avere il sostegno della mia famiglia che amo e ringrazio, anche se non la vedo ogni giorno».

Ogni mattina alle quattro - quando la città ancora dorme - Yaseen esce dalla sua casa a San Tommaso e va verso il panificio, alza la saracinesca e accende le macchine e il forno per iniziare la sua giornata: «E’ bello avere abitudini soprattutto in un posto nuovo, trovare un motivo di entusiasmo. Oltre al lavoro nel panificio frequento il corso di lingua italiana all’Arci, ho conosciuto molte persone con cui posso parlare e che mi hanno accolto. E’ importante non sentirsi soli, adesso faccio un po’ parte di Avellino anche io, mi sto abituando a cibi che non conoscevo e che preparo per le persone di questa città, ogni tanto capita qualche richiesta di un dolce pakistano speciale e allora lo preparo volentieri, anche questo è scambio tra culture».

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