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L’intervista

Né la clava né la conservazione. Competenze ed intelligenze a servizio della complessità, così riparte la Sinistra

Giancarlo Giordano, riferimento di Sinistra Italiana, spiega le ragioni dell’iniziativa che si terrà questo pomeriggio al CIrcolo della Stampa per discutere della manovra economica: «Il messaggio è proprio nel modo in cui ci proponiamo. Non è vero che non c’è nulla, non è vero che ci sia il deserto. È vero, piuttosto, che il governo dei processi non è esercizio facile e necessità di competenze ed intelligenze. Noi mettiamo in campo innanzitutto questo, perché in questi mesi abbiamo imparato che non può valere il principio per cui uno vale uno, posto che Salvini vale cento e Di Maio vale uno, così come Iacovacci vale cento e Ciampi vale uno»

"La Manovra economica: al di là degli annunci, cosa rimane?" Questo il tema al centro del dibattito promosso da Sinistra Italiana per questo pomeriggio presso il Circolo della Stampa di Avellino. Prenderanno parte ai lavori il professore alcuni dei più autorevoli rifeirmenti del mondo delle professioni e della società civile, quali il professore Paolo Ricci, l’avvocato Giorgio Fontana, l’imprenditore Silvio Sarno. Con loro il Segretario generale della Cgil irpina, Franco Fiordellisi ed il componente della Segreteria nazionale di Sinistra Italiana, Onorevole Giorgio Paglia. Ad introdurre il dibattito e a fare gli onori di casa ci sarà Giancarlo Giordano, con il quale abbiamo fatto due chiacchiere per approfondire il senso di questa iniziativa e non solo.

Giordano, sbagliamo nel ritenere che questa iniziativa vuole segnare il principio di un nuovo percorso per la Sinistra avellinese ed irpina?

«C’è senz’altro l’ambizione di ripartire, di costruire attorno a Sinistra Italiana una riflessione ampia, senza chiusure ed anatemi. L’ambizione è quella di ripartire laicamente dal merito delle questioni, aprendo le porte a capacità e competenze. Ecco perché abbiamo ritenuto di muovere da un’analisi di questa manovra economica, coinvolgendo profili di indiscutibile competenza, uscendo dal catino angusto delle nostre ragioni. È solo un primo passo, perché a questa iniziativa ne seguiranno altre con le quali affronteremo altri temi fondamentali in cima all’agenda politica e sociale del Paese, a partire dal tema dell’accoglienza. Diciamo che il punto è in primo luogo il metodo, anzi potremmo dire che in questo caso metodo e merito coincidono: mettiamo al centro la complessità ricorrendo ad intelligenze e competenze»

Paolo Ricci, Silvio Sarno, Giorgio Fontana sono innanzitutto cittadini avellinesi e Lei è stato sino a pochi mesi consigliere comunale, oltre che deputato della Repubblica.
Con questa iniziativa volete lanciare anche un messaggio alla città di Avellino?

«Il messaggio è proprio nel modo in cui ci proponiamo. Non è vero che non c’è nulla, non è vero che ci sia il deserto. È vero, piuttosto, che il governo dei processi non è esercizio facile e necessità di competenze ed intelligenze. Noi mettiamo in campo innanzitutto questo, perché in questi mesi abbiamo imparato che non può valere il principio per cui uno vale uno, posto che Salvini vale cento e Di Maio vale uno, così come Iacovacci vale cento e Ciampi vale uno, né possiamo affidare le nostre speranze ad un Partito democratico che non mi pare abbia preso coscienza di quanto accaduto lo scorso 24 giugno. I capi e i capetti del PD avellinese continuano ad agire assecondando l’ossessione dei propri interessi particolari, è come se avessero posto la città sotto sequestro politico. Rispetto a questo contesto noi ci muoviamo con umiltà per restituire un senso alla politica in questa comunità, senza ricorrere alla clava, senza cercare certezze nella conservazione. Siamo in campo per battere strade nuove, d’altronde questo è ciò che la Sinistra fa e che dovrebbe sempre fare».

Torniamo all’iniziativa. La Svimez ha fatto i conti sul reddito di cittadinanza, a quanto pare il 63 per cento di quei soldi saranno destinati al Mezzogiorno ma non serviranno a rilanciare l’economia e a rimettere in moto l’ascensore sociale.

«Così com’è stato concepito non funzionerà, i tempi che hanno scelto sono persino più sbagliati della proposta. Io non sono certo contrario a misure di redistribuzione del reddito ma questo reddito di cittadinanza è la riedizione degli ottanta euro di Renzi, nel senso che faranno cassa in vista delle elezioni europee ma non risolveranno nulla. Siamo al cospetto di una politica cattiva che produrrà solo ulteriori danni ma i cittadini lo capiranno tardi. Sul piano del consenso è certamente una operazione destinata a funzionare ma è del tutto evidente che quello che valeva per gli ottanta euro vale per il redito di cittadinanza. Senza investimenti per il lavoro questa misura servirà solo a cristallizzare il bisogno, a bloccare ulteriormente l’ascensore sociale. L’esatto contrario del cambiamento, l‘esatto contrario del cambiamento»

Un ultimo passaggio, doveroso, sulla notizia che ha segnato la settimana scorsa. Ci riferiamo, ovviamente, al caso Capaldo – Sva. Lei, nel lontano 2016, aveva presentato una puntuale interrogazione parlamentare proprio per denunciare le storture interne alla Direzione Territoriale del Lavoro di Avellino. Che ci dice?

«Non mi interessa entrare nel merito di quanto emerso, se non per sottolineare che su questa vicenda l’unico sindacato che si è mosso facendosi carico delle istanze di quei lavoratori è stata l’Usb. Ci sono stati troppi silenzi che si sono tradotti in una dannosa inerzia. Io quella interrogazione l’ho presentata nel 2016, non credo di dover aggiungere altro. E poi i tempi con i quali si è arrivati a questa inchiesta ci dicono meritano una riflessione, perché in questi anni quei lavoratori hanno vissuto senza diritti e il tempo, purtroppo, non torna indietro».

Grazie

«A Lei»

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