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L’analisi

“Mai con De Luca!”. Ma perché? “Perché No!”

La lunga vigilia delle regionali della Campania all’insegna di confusione e improvvisazione. Sulla ricandidatura di De Luca non si discute di cose fatte o non fatte ma si sputano sentenze sommarie e si tentano vendette. Le contraddizioni di Sinistra Italiana, partito ideologico e anti-populista per eccellenza che insegue i 5 Stelle post-ideologici e il populismo demagogico di De Magistris. A chiacchiere tutti dicono di voler battere la destra, ma a furia di demonizzare De Luca si rischia di indebolire la candidatura con la probabilità più alta di sconfiggere Salvini. Complimenti!

La premessa è scontata, dunque non è parte integrante di ciò che segue, epperò vale la pena richiamare il concetto a scanso di equivoci. La premessa è che in politica ognuno può pensarla come meglio crede, figurarsi se mai si potrebbe e dovrebbe non farlo quando si discute dell’attuale presidente della giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, che per definizione, stante la sua storia, divide l’opinione pubblica, come del resto accade con chiunque - politico o non politico- abbia una personalità immediatamente riconoscibile. Il problema, piuttosto, è non convincersi che la propria opinione sia la verità rivelata a prescindere, specie quando le affermazioni non sono adeguatamente sostenute da fatti chiari e dimostrabili oltre ogni ragionevole dubbio.

Tanto premesso, sia per gusto intellettuale che per meglio ragionare sulle cose assai confuse di questa fase politica regionale e nazionale, ci siamo chiesti cosa avrebbe pensato e detto il compianto Michele D’Ambrosio, nel suo stile lontano anni luce dal politichese e dall’ipocrisia, dopo aver ascoltato la posizione del coordinatore nazionale di Sinistra Italiana, nonché deputato di Leu, Nicola Fratoianni, sulle elezioni di primavera in Campania e su De Luca in particolare. Una posizione, vale ricordarlo, rassegnata giovedì sera ad Avellino in occasione del decennale della scomparsa proprio di Michele D’Ambrosio.

Fratoianni ha detto: "Siamo dalla parte di chi pensa che per evitare che la Campania venga consegnata alla destra pessima che oggi occupa buona parte della scena politica italiana, sia necessario costruire un’alleanza larga partendo dal rinnovamento di pratiche e uomini, a cominciare dalla candidatura alla presidenza della Regione. Rispetto alla figura di De Luca, alle sue scelte e alla sua cultura politica, in questi anni abbiamo espresso elementi di forte critica e continuiamo a confermarli. Al di là di quello che pensiamo noi, De Luca impedirebbe la costruzione di un percorso largo, capace vincere le elezioni. E di questo tutti devono essere consapevoli".
A titolo di cronaca, va aggiunto che in altro passaggio del suo intervento, Fratoianni esplicitamente sostiene la necessità inderogabile, ancora e soltanto per battere "la destra pessima", di un’alleanza della sinistra e del Pd con il M5S e con De Magistris.

Ora, per quanto risulta dalla storia - che nella politica vissuta, dunque reale e non virtuale, è essenzialmente "cronaca" - Vincenzo De Luca proviene dalle battaglie sindacali della Cgil, oltre che dal "68" e da una lunga militanza di trincea, non di scrivania, nell’ex Partito Comunista: di quel Pci che in Campania e nel Mezzogiorno vantavano intelligenze, per stare alla generazione di De Luca, come Antonio Bassolino e D’Ambrosio, appunto. I quali avevano - quelli in vita ancora hanno - caratteri diversi e non certo angelici, si amavano e si odiavano con l’intensità estrema di cui soltanto gli ex figliocci di Karl Marx sono capaci, ma che erano comunque e sempre uniti da un valore che Fratoianni, non si capisce perché, sembra non contemplare nella sua scala delle priorità politiche: il valore irrinunciabile dell’ideologia, quella che distingue nettamente la sinistra dalla destra, e senza la quale non può esistere alcuna idealità.

Fa specie, allora, che per Fratoianni - e dobbiamo immaginare per tutta la sua Sinistra Italiana - il problema possa essere rappresentato dalla storia e dalla cultura di De Luca e non già da Di Maio e dai 5 Stelle, che in coro non cantano - si fa per dire - "Bella Ciao", ma la spensierata (nel senso di "senza pensiero") serenata del "Siamo post-ideologici", ovvero del "Per noi destra e sinistra pari sono", come del resto hanno concretamente praticato facendo nascere prima un governo con la Lega - ossia la destra "sovranista, fascista e razzista", la "destra pessima" citata da Fratoianni - e subito dopo, per determinazione di Salvini e non certo dei grillini, un governo con il Pd e con Leu, la formazione grazie alla quale Fratoianni si ritrova deputato.

Identico discorso, o giù di lì, vale per la preferenza nei confronti di De Magistris che il coordinatore di Sinistra Italiana dichiara senza se e senza ma. Con tutto il rispetto per l’ex magistrato sindaco di Napoli e per il suo sinistrismo antagonista, fa specie anche qui che Fratoianni sembri subire il fascino d’un populista a capo d’un partitino personale: fa specie perché, tra i principi dell’ideologia cui la sinistra si ispira, populismo (nell’accezione negativa di demagogico) e partiti personali sono concetti severamente banditi. Sicché vien da pensare che tanta ostilità nei confronti di De Luca abbia origini diverse dalla critica - possiamo azzardare - della "ragion pura" sulle cose fatte o non fatte dal presidente della Campania. Nasce legittimo il dubbio, in altre parole, che il pregiudizio sovrasti abbondantemente, fino a cancellarle, le motivazioni di un giudizio ragionato sui cinque anni di governo della regione.

Di più. Nella compagine di maggioranza che da quasi cinque anni sostiene la giunta De Luca c’è Articolo 1, parente strettissimo di Leu, rappresentato - prima in Consiglio, poi con delega del presidente alle Aree Interne - da Francesco Todisco. Non è una questione soltanto formale. Tutt’altro. Sull’operato di De Luca, oltre che sulla sua storia e cultura politica - Todisco ha una opinione esattamente opposta a quella di Fratoianni. Senza nulla togliere alla capacità d’analisi di quest’ultimo, non è irrilevante - ci permettiamo di segnalare - che mentre il giudizio (ma abbiamo il ragionevole dubbio che si tratti di pregiudizio) di Fratoianni si basa sul sentito dire, dunque è frutto d’una conoscenza grossolana dei fatti, la posizione di Todisco ha il conforto della partecipazione diretta all’attività legislativa ed esecutiva del governo regionale.

In buona sostanza, siamo al cospetto di due testimonianze del medesimo versante politico - centimetro più, centimetro meno di posizionamento a sinistra - che dicono cose decisamente diverse sulla figura di De Luca e sui risultati conseguiti in questi cinque anni. Con tutto il rispetto per Sinistra Italiana e per il suo coordinatore nazionale, non si comprende perché il giudizio di Fratoianni dovrebbe essere più attendibile di quello di Todisco. Tanto più - giusto per stare alla memoria di Michele D’Ambrosio - in considerazione del fatto che Todisco appartiene alla "covata" del compianto leader della sinistra irpina più illuminata.

E allora e in conclusione, Signore e Signori, c’è qualcosa che non torna in questa "iacovella" della narrazione anti-De Luca che si sta facendo da un po’ a questa parte e che viene alimentata - fate mente locale ai personaggi che straparlano o si "incappucciano" - da chi discute la sua ricandidatura per motivi che non hanno niente a che vedere con la quantità e la qualità dell’azione di governo in questo lustro, dunque niente a che fare con la buona o la cattiva politica. D’altra parte - un esempio per tutti - se De Luca è riuscito a liberare la Sanità dal commissariamento dopo dieci anni, portando i livelli essenziali di assistenza dai 105 punti del 2015 ai 175 attuali, e i 5 Stelle (ma non solo loro) continuano a dire che la Sanità campana è stata devastata da De Luca, spudorate negazioni dell’evidenza come quella testé rappresentata la dicono tutta - scelgano i diretti interessati - o sulla loro malafede oppure sulla loro grave superficialità di giudizio.

Mai e poi mai - vorremmo dire a Fratoianni e compagni - Michele D’Ambrosio, pur nel naturale cinismo del gioco politico, avrebbe elevato a dignità d’analisi tanta spocchiosa improvvisazione.

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alvaro de campos scrive:

Riuscire a spuntare un articolo, un "tavolo di concertazione", una presenza in rassegna stampa a dimostrazione dell’esistenza in vita. Questo è l’unico obiettivo della compagine sinistrorsa avellinese. Con questo giochino stantio, sono anche arrivati al parlamento, per smarcarsi il giorno dopo aver messo piede a Roma. Relegateli al silenzio a rappresentare l’inutile orpello della contrapposizione ideologica permanente

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ANTONIO scrive:

GRAZIE DOTT. GENZALE .La seguo anche se molto spesso non condivido.A volte mi chiedo anche "dove vuole apparare ". Oggi condivido .Credo che la necessità di visibilità abbia spinto, sprovveduti "verginelli", a fare ricorso a tanta morbosità politica.L’incontro credo sia stato un atto dovuto alla spocchiosità "di specie "come lei dice. Aiutatemi a ricordare:La tanto decantata intelligenza aveva messo in discussione anche il vecchio progetto 21 (Ofantina) perché portava a Nusco; Ha sdoppiato l’Alto Calore mortificandolo.Con la concertazione ha ottenuto tutto. Era un "vescovo "ma non un santo,credo anche per Lei,anche se non lo dice.