Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

Un lungo inverno

  • Art Magazine

Questo febbraio è piuttosto freddino. Se penso che agli antipodi sarebbe agosto, mi sale—ehm—la depressione. Io non sono fatta per l’inverno, odio i troppi abiti e pesanti. La mia divertente collega di lavoro li chiama  ‘pannamenti’, riferendosi agli strati di lana che servono per sopravvivere agli umidi freddi cittadini e ai taglienti freddi delle sue zone (la cosiddetta ’vojra strecata’, bora sfregante/graffiante), da mettere e togliere trasbordando per coincidenze di pullman provinciali (ché nella stessa durata del suo viaggio sui mezzi pubblici irpini, si arriva con l’aereo ad Amsterdam. E ho detto tutto).

Vabbè, l’inverno è lunghetto dalle nostre parti, per via delle appendici piovose e/o umide, sotto un cielo prevalentemente coperto ché la luce manca.

Poiché—come scrisse Mark Twain—non c’è rimedio alle intemperanze metereologiche come a quelle umane, i trucchi per traghettarsi fino a maggio consistono nell’illudere la nostra mente sul fatto che qualcosa di bello può esserci anche dentro spessi pannamenti.

Su The Newyorker (NY è una città terribilmente fredda, nonostante insista alle stesse latitudini di Napoli) ho letto poco tempo fa un piccolissimo editoriale con i consigli di sopravvivenza, del tipo dipingete paesaggi assolatissimi (vi sembrerà di avere caldo, provare per credere); oppure alzate la temperatura interna dei caloriferi e vestitevi da giocatori di tennis (alternativa: mettetevi così tanti maglioni e rivestimenti da confondere i confini del vostro corpo); ma anche consolatevi che il cattivo tempo è la migliore scusa per declinare impegni e procrastinare attività poco simpatiche.

Ci sta pure che molti vostri amici possano declinare gli appuntamenti per pizze/aperitivi/after hours: fatevene una ragione e pensate che un drink si può bere anche da soli e che pizza&birra in panciolle sul divano è una goduria sottovalutata.

Fiondatevi sulla tivvù on demand e perdetevi nei film scemi. Vi confesso che in queste serate mi sono letteralmente ingozzata di coproduzioni italo americane girate nelle estati italiane (per lo più in apriche valli toscane e città d’arte venete) e il dorato delle scene mi ha aiutato con l’umore, a prescindere dalla penosa inconsistenza delle trame.

In ultima analisi, convincetevi che l’inverno vi piaccia ed anche tanto: potete sempre fare i maverick (bastian contrari) della situazione.

Personalmente, però, io me ne andrei. Magari sulla spiaggia di Scicli-Ragusa, lì dove Montalbano si fa il bagno a dicembre.

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