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Chiacchierata musicale

Luca Carboni è una regola: intervista al dio del Pop, in viaggio sul suo Sputnik verso Avellino

Il tour di presentazione del suo ultimo album arriva al Teatro Carlo Gesualdo il 26 marzo - grazie all’organizzazione di Veragency - e non poteva esserci occasione migliore per parlare un po’ con lui – ora lo scriviamo così alla leggera, ma eravamo emozionatissimi - della sua carriera, di una nuova generazione di cantautori e anche di basket. No, di Bologna no. E mentre immaginiamo la possibile scaletta del concerto, pensiamo ad una musica che ci ha fatto stare bene, felici e disperati

Va bene confessiamo. E’ dal 26 ottobre che va avanti in loop la playlist di Luca Carboni. Da quella sera al Palapartenope, in una delle date del suo Sputnik Tour, quando abbiamo pensato che non potevamo più perdere tempo: dovevamo intervistarlo.

Lo abbiamo visto occhiali da sole, capelli all’indietro e chiodo d’ordinanza muoversi con la chitarra e appoggiarsi al microfono tra le scenografie di luci e laser del suo grande show, diviso in tre parti, come se fosse il film di tutta una vita. Una vita comunque incredibile che ci ha ricordato la maestria senza tempo di questo dio del Pop e tutte le possibilità che abbiamo avuto per essere felici e disperati, con Mare Mare, Silvia lo sai, Vieni a Vivere con me, Bologna è una regola o Farfallina a farci da colonna sonora.

Il suo Sputnik atterra ad Avellino – il 26 marzo al Teatro Carlo Gesualdo – grazie all’organizzazione di Veragency e non poteva esserci occasione migliore per fare una chiacchierata - ora lo scriviamo così alla leggera, ma eravamo emozionatissimi - con Luca Carboni sulla sua carriera, sulle nuove generazioni di cantautori e anche sul basket. No, su Bologna no, di quel profumo le sere di maggio abbiamo un ricordo solo nostro e siamo certi che non si può spiegare a parole.

«Ogni concerto è sempre figlio del disco che stai presentando e a cui sei legato, perché banalmente è quello che ti sta rappresentando in quel momento. Partendo da tutto il mondo sia sonoro che grafico intorno a Sputnik, ho messo in piedi uno spettacolo che si regge su un grande racconto musicale – molto elettronico – e un artwork altrettanto importante che si vedrà sugli schermi del palco e aiuterà il pubblico ad entrare ancora di più nelle atmosfere del disco. Ogni live è per me anche l’occasione di fare un viaggio nel tempo, in tutti i miei anni di musica e Sputnik guida anche una scelta, una sorta di ricerca nelle canzoni del passato che ho portato con me».

Mentre cerchiamo di pensare ad una possibile scaletta, che comunque non andremo a cercare, gli abbiamo chiesto come riassumerebbe i suoi trent’anni di carriera: «Ho ancora la possibilità di raccontare epoche diverse - dagli anni ’80 fino all’inizio dei 2000 e andando avanti fino ad oggi – ci sono un po’ di salti temporali e di cambi di sonorità a caratterizzarla».

Tra Pop, Rock ed Elettronica Luca Carboni si è rinnovato, con la capacità di restare lo stesso: «Credo di aver fatto sempre dischi differenti tra di loro, anche agli inizi, perché sento di poter raccontare i miei testi attraverso diversi mondi musicali, soprattutto quelli che ho amato tipo la new wave, l’acustica che ho ereditato dai cantautori, il rock che mi ha sempre caratterizzato e tutti mi hanno dato una grande possibilità per esprimermi».

Ma se non avesse fatto il cantante e il musicista, cosa sarebbe diventato? Forse un giornalista: «Sono stato molto fortunato a realizzare il mio sogno e a vivere di musica. In realtà non avrei mai immaginato di diventare un cantante ed essere protagonista su un palco, quando si è sciolta la mia prima band, pensavo di diventare semplicemente un autore di testi per altri artisti, anche perché ho sempre sentito di più la parte creativa di questo lavoro. Se non avessi avuto la musica mi sarebbe piaciuto scrivere, magari anche fare il giornalista, oppure dipingere che è un’altra mia passione».

Una testimonianza che la creatività esiste: «Ci deve essere una predisposizione naturale e mentale, serve la voglia di trasformare le cose e raccontarle in una forma nuova, personale, di farle proprie, di sentirle in maniera profonda e questo è innato in alcuni per una serie di misteriose ragioni. E’ chiaro che poi quando diventa un mestiere questa attitudine può essere amplificata e diventare una potenza, oppure ridursi ad una semplice routine: e questo dipende dalla nostra reazione alle cose che è un altro inspiegabile mistero umano».

Nell’ultimo album – Sputnik appunto – non ci sono chitarre, né tastiere, il sound è completamente elettronico, contemporaneo, anche nelle collaborazioni. Calcutta, Gazzelle, Giorgio Poi e Dario – Dardust – Faini, praticamente la naturale continuazione del precedente Pop-up: «Questa nuova scena cantautorale giovane che è venuta fuori in Italia nell’ultimo periodo mi sembra necessaria per rinnovare i generi e dare linfa alla musica. Mentre altri generi hanno avuto già i loro cambiamenti, nel cantautorato mancava da un po’ e il momento era un po’ fermo. Oggi c’è la capacità di giocare anche ironicamente con il pop, con gli anni ’90, perché usano un linguaggio che permette di spaziare molto ed ha la capacità di essere innovativo, ma di permettere anche a me di riconoscermi, nonostante io possa essere un loro padre. C’è una grande sintonia tra noi, abbiamo lavorato insieme e ci troviamo bene».

E si abbiamo ancora un gran bisogno d’affetto, di musica intimista, di testi sensibili. Ma anche della trap: «La musica è un grande contenitore che può tenere dentro infinite cose, ben vengano le sperimentazioni. Credo però che tornerà sempre di più l’esigenza di andare nel profondo, di avvicinarsi ad una sfera più emotiva».

Ai suoi concerti ci sono giovani di questa e di un’altra generazione, sotto al palco ad ascoltare. Luca, lo possiamo dire con certezza, parla ai nostri cuori Pop, a quelli di tutti e tutte: «Nella prima parte del tour sono stato in molti club e con sorpresa ho visto che era presente una generazione distante nel tempo da me, che di sicuro non poteva conoscere tutta la mia discografia, per questo spero di continuare a fare musica nella maniera più libera possibile e di continuare a cantare quello che sento senza per forza inseguire le mode del momento. Mi auguro sia questa la ragione per cui i miei dischi continuano ad essere un punto di riferimento per gli ascoltatori ma anche per i giovani artisti».

L’ultima domanda invece si doveva ad una redazione che segue il basket con passione, guardando sempre alla Scandone, ma attenta anche a quella storia bolognese dell’eterna rivalità tra la Fortitudo e la Virtus: «Sono sempre stato un tifoso della Fortitudo che ha vissuto un brutto momento, è caduta in disgrazia ma dopo anni molto difficili sta tornando finalmente ai vertici della pallacanestro. Solo che a differenza di chi vive questo dualismo in modo drastico, io ho grande rispetto anche per la Virtus, nonostante io non sia un tifoso. Proprio qualche giorno fa è morto Alberto Bucci, storico allenatore della squadra, ed è una notizia che mi ha lasciato molto addolorato per quello che ha rappresentato nel basket a Bologna».

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