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Vita a sinistra

Le sirene di D’Alema e la sinistra irpina: Sel e Possibile aprono alla lista unica. Rifondazione non si fida: «Non siamo interessati»

La scissione nel Pd ipotizzata dal leader "Maximo" riapre il dibattito sull’unità delle forze della sinistra. In Irpinia la minoranza dem, da Todisco a Gengaro, potrebbe confluire nel nuovo soggetto. Dubbi invece sulla posizione degli ex bersaniani D’Amelio e Paris. Intanto la sinistra radicale si prepara ai rispettivi appuntamenti congressuali. Arace e Giordano non escludono la costruzione di una lista unica, ma non restano alla finestra. De Filippis, del Prc, cita Ferrero: «Sì all’antiliberismo, ma l’idea di D’Alema non ci interessa»

C’è vita alla sinistra del Pd? Ce n’è ancora a Roma? E in provincia di Avellino? La risposta, fino a qualche giorno fa, sarebbe potuta essere pressoché negativa. Certo, esistono dei partitini che si richiamano alla sinistra radicale anche in provincia di Avellino. Tra questi, Sinistra Italiana, ieri Sel, annovera anche un parlamentare. Ma il loro peso specifico continua ad assottigliarsi, approssimandosi tristemente allo zero. Ora qualcosa potrebbe cambiare.

E’ dal leader Maximo, l’ex premier D’Alema, che arriva l’imprevisto e imprevedibile segnale di una vitalità che – solo secondo alcuni per la verità – potrebbe anche somigliare ad un anelito di resurrezione di un qualcosa che sembrava morto definitivamente nel Pd a trazione neoliberista di Matteo Renzi. E’ la scissione della sinistra del Pd, che D’Alema ipotizza laddove Renzi chiedesse elezioni immediate prima della nuova legge elettorale, e che potrebbe fare da catalizzatore in tutta Italia per un progetto politico di vera sinistra. Una sorta di Ulivo 2.0, che potrebbe ritrovarsi dentro anche quei pezzi di centro stanchi dell’egemonia renziana, e paradossalmente perdere quelle componenti progressiste, per esempio bersaniane, che con Renzi avevano ottenuto incarichi di primo piano.

L’asse, che D’Alema ipotizza audacemente collocato intorno al 10 per cento dei consensi, sarebbe – come sempre – profondamente eterogeneo anche in Irpinia.
Al di fuori del Pd, potrebbero farne parte il Partito della Rifondazione Comunista di Toni della Pia, Sinistra Italiana di Raffele Aurisicchio, e «Possibile», formazione che a livello nazionale fa capo a Pippo Civati, e che in Irpinia è guidata dalla consigliera comunale avellinese, Nadia Arace. In un progetto di sinistra pura, farebbero parte ovviamente anche i comitati contro le trivellazioni petrolifere e le forze impegnate a vario titolo per l’acqua pubblica. Ma anche ciò che resta del Centrosinistra Alternativo.

Ovviamente, ci sarebbe l’ala del Pd che si riconosce oggi nella cosiddetta minoranza Dem. Da Francesco Todisco ad Antonio Gengaro, e con l’incognita di alcuni degli attuali leader. Cosa farebbe, per esempio l’ex bassoliniana e bersaniana Rosa D’Amelio, oggi presidente del Consiglio regionale? Stesso discorso per Valentina Paris: prima espressione della sinistra del Pd irpino, poi divenuta parlamentare e responsabile nazionale Enti locali del Pd con Matteo Renzi. Tornerebbe alla casa madre? Ad occhio e croce diremmo proprio di no.

Ma la sinistra che verrà è una cosa che è già in atto nella testa e nelle azioni degli attuali riferimenti del progressismo locale. Divisi come sempre, con l’ unità come parola d’ordine e la litigiosità come status symbol, andranno tutti a congresso nelle prossime settimane. Il percorso è fattibile o siamo solo nel campo delle ipotesi più remote?

Riferimento provinciale e nazionale di Sinistra Italiana, il parlamentare di Sel, Giancarlo Giordano, è chiaro: «Tutto è realizzabile, ma noi, che abbiamo scelto altre strade, non aspettiamo di certo che il Pd si smonti. Facciamo la nostra parte già oggi, cercando di aggregare a sinistra una forza che sappia stare nei processi fluidi dei nostri tempi, ma ancorata alla posizione di chi ha deciso di non andare nel Pd per non andare incontro alla sua deriva liberista». Sinistra Italiana potrebbe anche essere della partita, ma Giordano ritiene imprescindibile che il percorso di aggregazione poggi sulla riscoperta dei temi fondanti della sinistra.

«Mi pare evidente che ormai si è chiusa l’ubriacatura della globalizzazione e di un indistinto politico che non porta da nessuna parte. Certo, è auspicabile che ci si riaggreghi, ma questo non dovrà essere un processo che metta insieme ceto politico, bensì tutti quelli che pensano che questo Paese abbia bisogno di una forza politica di sinistra che metta al centro giustizia sociale, reddito e soprattutto il lavoro». Domani, il tema sarà discusso nell’ambito del Congresso provinciale di Sinistra Italiana. Ma non mancherà un giudizio sull’operato del Pd: «Se dovessimo valutare da come si amministra il Comune, dagli inciuci che si fanno all’Ato o dagli accordi con Forza Italia alla Provincia di che sinistra vogliamo parlare?»

Nadia Arace, leader provinciale di «Possibile» è chiara: «In questo siamo già avanti. Lo spirito che anima le cose che facciamo è indirizzato proprio ad organizzare le forze politiche, le e associazioni, le forze sociali, i movimenti e soprattutto i cittadini per una proposta politica alternativa. Lo ricordiamo a D’Alema già da due anni». Del resto, il leader Maximo rest aun esponente del Pd. «Può rappresentare un possibile interlocutore - dice Arace - ma noi dobbiamo continuare a realizzare il nostro percorso, con uno scatto in avanti verso il futuro, individuando profili nuovi in un patto diretto con i cittadini».

A breve, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, si svolgerà a Roma la «Costituente delle idee». Sarà l’appuntamento nel quale «Possibile» aprirà le proprie porte ai cittadini e rilancerà la propria offerta politica. Il contenitore ipotizzato da D’Alema?. «Non lo escludiamo – spiega Arace - ma intendiamo ribaltare lo schema. Non possiamo aspettare scissioni che appaino solo minacciate, lavoriamo invece per una proposta alternativa di sinistra in ci tutti siano benvenuti».

Premesse pressoché identiche ma conclusione differente nel ragionamento di Roberto De Filippis, storico esponente di Rifondazione Comunista in Irpinia, e leader dei comitati contro le trivellazioni e l’eolico selvaggio in Alta Irpinia. Anche il Prc, del resto, si avvicina al Congresso, che avrà luogo tra marzo ed aprile. «La linea del nostro partito, negli ultimi anni, è stata chiara. – spiega - Abbiamo lanciato varie proposte di unione della sinistra, e tutti gli appelli sono caduti nel vuoto. Rifondazione, però, non mira a ricostruire il centrosinistra in Italia, Ferrero l’ha già chiarito: «Quello che dice oggi D’Alema non ci interessa».

La precondizione per ragionare di unità della sinistra è il rifiuto dell’approccio neoliberista che caratterizzato gli ultimi anni. «Noi vogliamo ripartire dalle esigenze delle persone e dai movimenti. Bisogna puntare ad aggregare tutto ciò che c’è a sinistra del Pd, e che è di chiara matrice anti liberista. Quelli, per intenderci, che vogliono resistere ai diktat dell’Unione Europea. Per noi, il campo di azione deve essere guardare alla gente, non al ceto politica. Un contenitore – continua - che guadi alle nuove generazioni, ai nuovi bisogni ed ai subalterni. Più che guardare a D’Alema e Vendola – chiosa De Filippis – ci interessa far riacquistare fiducia a quel 40 per cento di italiani che non votano più».

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