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Le insidie sulla strada di De Luca

Il Governatore De Luca ha tutte le ragioni per guardare alle regionali del prossimo anno con moderato ottimismo. È indiscutibilmente vero che i frutti del lavoro di questi anni cominciano a palesarsi e che di qui alla prossima primavera c’è tanta carne da mettere a cuocere, così come è vero che allo stato attuale attorno al Governatore si ritrova una coalizione estremamente larga – si parla di otto liste – in grado di interpretare al meglio una legge elettorale che premia la proposta di rappresentanza più ampia e che non prevede, come noto, il secondo turno.

Sul punto ci siamo soffermati già in passato: più ampio è il perimetro della coalizione, più sono le liste, maggiori sono le possibilità di spuntarla ed è questa, d’altro canto, la ragione per la quale il Governatore non ha praticamente messo bocca sulle amministrative né metterà bocca sui dissidi interni al Pd e al Centrosinistra, è questa la ragione per la quale il Movimento Cinque Stelle, per quanto ancora in salute a queste latitudini, difficilmente potrà immaginare di combattere per la conquista di Palazzo Santa Lucia fin quando persevererà sulla linea dell’isolamento che il capo politico, Luigi Di Maio, pure aveva messo in discussione dopo le regionali dello scorso anno.

Ma al voto mancano ancora molti mesi e la storia c’insegna che i giochi, per le regionali, si sono sempre consumati alla vigilia della campagna elettorale, con repentini ed improvvisi stravolgimenti del quadro politico, ovvero con repentini quanto spudorati salti della quaglia. Il nodo della questione, evidentemente, lo potranno sciogliere solo le forze di Centrodestra, al di là e a prescindere da quelle che saranno le determinazioni del sindaco di Napoli e della Sinistra, che intanto potranno rappresentare un pericolo per lo Sceriffo nella misura in cui – ed eccoci al punto – il Centrodestra dovesse ritrovarsi su di un progetto unitario in tempo utile, attorno ad una candidatura apicale sufficientemente credibile ed autorevole.

Il vero pericolo per De Luca è dato dal vento che spira nel Paese, ovvero dalla constatazione del fatto che, per come stanno le cose in Italia, in questo momento l’emergere di una proposta unitaria e credibile di Centrodestra, capace di esprimere una leadership degna di questo nome a servizio di un progetto di governo appena riconoscibile, produrrebbe un radicale cambio di contesto e di prospettiva per tanti mondi che oggi si ritrovano sotto la bandiera del Governatore, proprio a partire dalle stesse utilità marginali che De Luca riuscì a strappare a Caldoro ormai più di quattro anni fa.

La speranza di De Luca, dunque, è che le divisioni interne al Centrodestra impediscano la definizione di una proposta unitaria e l’emergere di una leadership forte e condivisa. Da questo punto di vista, al di là dei tatticismi e degli scontri a salve di queste settimane, la partita dell’autonomia differenziata resta cruciale: sia nel caso in cui su quel terreno si dovesse consumare un patto di desistenza tra il Governatore e il Carroccio, sia nel caso in cui – eventualità molto più probabile – si dovesse arrivare ad uno scontro senza soluzione che, evidentemente, finirebbe con il consegnare a De Luca una formidabile arma elettorale, con il condannare gli stessi Cinque Stelli che condividono la responsabilità del governo del Paese con la Lega, e con il complicare, forse irrimediabilmente, la via dell’unità per il Centrodestra.

Ma il Governatore sa perfettamente che l’esito di questo processo non dipenderà da lui, è perfettamente consapevole del pericolo ma non ha alternative a perseverare sulla via tracciata accelerando sulla via dei risultati con l’ambizione di mettere a cuocere tutta la carne a disposizione prima della fine del mandato, così come sta facendo, per ricercare nel consenso l’argine alle eventuali sirene di un Centrodestra forte ed unito.

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