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Il giorno del premier

La riforma di Renzi sull’Irpinia: provincia ad alto rischio su sviluppo, ambiente, lavoro ed energia

Nel merito della riforma costituzionale che divide il Paese le insidie maggiori per l’Irpinia: dalla privatizzazione dell’acqua allo scippo dell’Alta Capacità; dal via libera alle trivellazioni petrolifere al business dell’eolico, fino all’inefficacia delle politiche del lavoro sin qui adottate. I provvedimenti realizzati dal governo finora hanno penalizzato ulteriormente l’Irpinia.

Per la terza volta negli ultimi 4 anni, Matteo Renzi sbarca in Irpinia per chiedere un voto su se stesso. La prima, nel 2012, in occasione delle Primarie, che però perse, contro Pier Luigi Bersani; la seconda nel 2014, quando – già nei panni di segretario e premier, dopo il celebre «stai sereno» con cui liquidò il compagno Enrico Letta - visitò l’Ema di Morra De Sanctis. All’epoca, spaccò l’Italia sulla riforma del lavoro, il Jobs Act, che eliminava l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e che oggi si rivela un flop.

Questo pomeriggio tornerà ad Avellino. Start ore 16:30, il premier-segretario del Pd sarà al «Teatro Carlo Gesualdo», straordinariamente riaperto per l’occasione. E chiederà nuovamente all’Irpinia di votare per lui, cioè per la sua permanenza alla guida del governo, con un Sì alla riforma costituzionale nel voto referendario del prossimo 4 dicembre. Come è noto, ha legato, quasi indissolubilmente, le sorti del suo esecutivo alla vittoria di un referendum che, ancora una volta, vede il Paese diviso in due fronti.

Ma l’Irpinia che ci guadagna? Viene da chiedersi tutto questo a chi giova. Al netto delle implicazioni di un clima da campagna elettorale perenne, sulle sorti già meste di un territorio profondamente segnato dalla crisi, quali ripercussioni avrà sulle questioni cruciali che interessano la provincia di Avellino la riforma che il premier si affannerà questo pomeriggio a sponsorizzare?

La norma prevede anche e soprattutto l’eliminazione delle competenze concorrenti tra Stato e Regioni. Il governo, insomma, diventerà responsabile esclusivo di materie quali il coordinamento della finanza pubblica, le politiche attive del lavoro, la promozione della concorrenza, le infrastrutture strategiche, le politiche energetiche e l’ambiente. Ed è proprio qui che si incrocia direttamente con quelle questioni che, sebbene locali, Renzi e i suoi dovrebbero conoscere, ormai, da anni. Le Regioni non avranno più voce in capitolo, né potranno opporsi di fronte alla Corte Costituzionale. Il governo avrà mano libera. Ma per fa cosa?

IL FLOP DEL JOBS ACT

La competenza esclusiva in capo al governo sulle politiche del lavoro richiama in maniera immediata lo scenario economico. Sinora, a leggere i dati, il governo Renzi non sembra aver inciso sul vero dramma del Sud: la disoccupazione. In Irpinia, con lo sgravio di 3 anni per i nuovi assunti, il Jobs Act non ha prodotto che poche stabilizzazioni. I dati dell’Osservatorio nazionale sul precariato, riferiti ad agosto 2016, confermano che non resta molto: le assunzioni si riducono di 395.000 unità, pari al –32,9%, rispetto ai primi otto mesi del 2015. I dati sulle cessazioni, invece, vedono schizzare i licenziamenti «per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo». In due anni sono passati da 35mila a 46mila: il 31% in più.

In compenso, si fa per dire, dilagano i voucher e il lavoro il nero. Per il Cles, 7 aziende su 10 sono irregolari. Un’ulteriore conferma arriva dal Centro provinciale per l’Impiego, perché i disoccupati restano 83.000. La percentuale di chi non ha lavoro in Irpinia si attesta ancora al 16,7% e intorno al 54,2% tra i giovanile. Aumenta allora la povertà. La Caritas riferisce che il 70% di chi ricorre alla mensa dei poveri è irpino, soprattutto giovani e donne. E si emigra: 2.000 abitanti in meno ogni anno per la provincia di Avellino. Lo ripete da un decennio il rapporto Migrantes. Insomma, non c’è troppo da fidarsi.

LO SCIPPO DELLA NAPOLI-BARI

L’opera più strategica di tutte, ormai da 20 anni, è l’Alta Capacità tra Napoli e Bari. Un’ infrastruttura ferroviaria da 6,2 miliardi di euro a cui l’Irpinia ha legato le proprie ambizioni di uscire dall’isolamento umano ed economico. Il binario – che metterà in comunicazione diretta il Tirreno e l’Adriatico - porrebbe la provincia di Avellino in una posizione addirittura baricentrica, non solo al Sud, ma nell’intero asse dei traffici del Mediterraneo. Interessata nell’ambito del quarto lotto, quello che congiunge Apice ad Orsara di Puglia, dopo alterne vicende, la provincia di Avellino era riuscita a conquistarsi, nel 2013, la previsione una stazione all’altezza di Grottaminarda, denominata per l’appunto «Hirpinia».

Ma ecco Renzi. Nel 2014, il decreto «Sblocca Italia», varato dall’esecutivo tra vibranti polemiche, aveva cancellato d’un tratto la parte dell’opera che passava per Grottaminarda. Attribuendo esorbitanti poteri al commissario di Rfi, all’epoca Michele Mario Elia, stabiliva infatti la necessità di «ridurre i costi e i tempi di realizzazione dell’opera, con particolare riferimento alla tratta appenninica Apice-Orsara», di fatto bypassando la provincia di Avellino. Solo dopo una vera e propria levata di scudi del territorio, con tanto di chiamata bipartisan dei parlamentari, il provvedimento fu emendato nei due rami del Parlamento e la Stazione salvata. Oggi, aspettando che l’opera veda la luce – ci vorranno ancora lunghi anni - dalla vicenda non sembra potersi evincere un’attenzione particolare dell’esecutivo nazionale rispetto alle aree più svantaggiate del Mezzogiorno, e segnatamente all’Irpinia. Se l’Alta Capacità, almeno sulla carta, passerà per Valle Ufita, ancora nulla è dato sapere sui progetti infrastrutturali collegati all’opera e di cui si parla da almeno un decennio: su tutti, la Piattaforma Logistica, che resta lettera morta e di cui non si sente più parlare.

I PRIVATI SULL’ACQUA IRPINA

E’ unanimemente riconosciuta come la ricchezza maggior dell’Irpinia. La provincia di Avellino, infatti, risulta il bacino imbrifero più importante del Mezzogiorno. Non a caso, senza ristori, distribuisce 7.000 litri al secondo di acqua alla Puglia, dalle fonti di Cassano, e 2.000 a Napoli, da quelle di Serino. Un boccone ghiotto, anzi ghiottissimo per i privati. Quegli stessi privati usciti dalla gestione attraverso la porta, cioè con i referendum abrogativi del 2011, ed entrati dalla finestra nel 2014, anche stavolta grazie al decreto «Sblocca Italia» del governo Renzi. Sconfessando se stesso, (il premier era stato uno dei maggiori sostenitori dell’acqua pubblica), aveva fissato paletti che ribaltavano completamente l’impostazione. Nell’aprile scorso, nel ddl sull’acqua pubblica, l’atto finale che ha blindato i privati: la gestione della risorsa viene indicata in capo al pubblico solo in via prioritaria. Ma in assenza di determinati paletti, poi fissati dai decreti Madia, l’apertura ai privati, in una gestione mista o attraverso una gara, resta legittima, anzi probabile.

Non a caso, nel dicembre 2015, la Regione Campania ha recepito le indicazioni nella sua legge di riordino. Proprio per questo, vista l’impossibilità di una gestione in house in capo all’Alto Calore, carrozzone pubblico da 120 milioni di debiti che gestisce il servizio in Irpinia e parte del Sannio, è ancora al vaglio l’ipotesi di un’aggregazione con Gesesa, società sannita al 60% del colosso Acea, privato al 49 per cento. Ma il percorso, irto di ostacoli, stenta a concretizzarsi. E l’altra strada, una gara europea per l’affidamento del servizio in Irpinia e Sannio, resta quella più probabile. Nel mezzo c’è la Regione, che costituirà entro fine anno l’Ente idrico che avrà, di fatto, il potere di decidere il destino dell’acqua irpina. Con la vittoria del referendum, tutto passerebbe nelle mani dell’esecutivo. Insomma, buona fortuna.

LE TRIVELLAZIONI E L’EOLICO SELVAGGIO

Siamo alla competenza sulle politiche energetiche. Lo sviluppo latita, ma lo sfruttamento intensivo e senza ritorno del territorio vede davanti a sé una vera e propria prateria. Quella dell’Alta Irpinia. Qui le battaglie contro le Trivellazioni petrolifere e l’eolico selvaggio sono ormai all’ordine del giorno. Soprattutto sulle trivellazioni, il decreto «Sblocca Italia» ha aperto ormai un’autostrada ai grandi gruppi. Non a caso, il livello di allarme di sindaci e comitati resta altissimo, in particolare contro i progetti «Nusco e Case Capozzi». Unico argine, seppure debole, la competenza regionale e la possibilità di un contenzioso con il governo davanti alla Corte costituzionale. La riforma costituzionale, ovviamente, cancellerà con un colpo di spugna l’ultimo brandello di indipendenza dei territori anche in questa materia. Via libera.

Ragionamento pressoché speculare sul business dell’eolico. Senza alcun tipo di ritorno sul territorio, l’Irpinia è già disseminata di enormi pale. Da Lacedonia a Monteverde, da Bisaccia ad Aquilonia. Altre 19 sono in arrivo tra Conza e Cairano, con il sindaco d’Angelis che ha già fatto voti in Regione per dire no. Palazzo Santa Lucia, questo è vero, non si è ancora dotata del Piano energetico regionale. Ma l’argine regionale esiste ancora. Domani, invece, potrebbe scomparire. Insieme alle legittime rivendicazioni di chi si oppone all’eolico selvaggio sul proprio territorio.

LA BONIFICA DELL’ ISOCHIMICA

Strettamente connessa alle competenze in materia ambientale è anche la bonifica dell’ex Isochimica di Borgo Ferrovia. Tonnellate di amianto interrate a ridosso dell’area industriale di Avellino da ormai 30 anni. Se non altro, negli ultimi 2 anni, si è parlato di risorse. Tredici milioni: 6 dal governo, 7 dai fondi europei, programmati dalla Regione nell’ambito del Patto per il Sud. Palazzo Santa Lucia, insomma, sarà il tramite maggiore attraverso il quale transiteranno le risorse fino al Comune di Avellino. Oggi, seppur con un margine di ritardo spaventoso, il presidente regionale De Luca auspica l’avvio del cantiere della bonifica entro gennaio 2017. Cosa accadrebbe con il passaggio di consegne all’esecutivo? Programmazione e gestione delle risorse spetterebbero al governo. Quel governo che non sembra avere la questione ambientale del Mezzogiorno al centro della sua agenda. E i tempi, già di per sé lunghissimi, potrebbero ulteriormente dilatarsi.

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Commenti

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Leo scrive:

Bisogna assolutamente votare NO ....
Per favorire l’affermazione sul nostro territorio di un asse politico tra De Mita Mancino Gargani Berlusconi D’Alema e magari Vendola che in 40 anni hanno favorito il nostro sviluppo!
Mi raccomando vota NO !

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expd scrive:

83000 iscritti al collocamento 2000 persone se ne vanno ogni anno fatemi capì una cosa ma in un prossimo futuro ci saranno gli elettori ???? I politici locali hanno fatto solo millantato ????? Tra non molto voleremo in un altra nazione e i politici locali saranno solo un ricordo ridicolo politici di lioni nusco paesi desolati e abbandonati sconosciuti al mondo persone che credono di essere politici di fama nazionale ma sconosciuti in questo attuale governo . ma conosciuti e importanti in un contesto di degrado come Avellino realtà dove non esistono industrie servizi collegamenti su binario dove non c’è sviluppo dove L unica opportunita di guadagno e’ posto in consiglio comunale

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Michele scrive:

La riforma Costituzionale di Renzi/Boschi, a cui anche la minoranza Pd ha compartecipato, oltre ai voti determinanti in Parlamento di Forza Italia (Berlusconi Silvio), non è perfetta ed è migliorabile, ma rappresenta comunque un miglioramento della situazione attuale, infatti: contiene comunque i costi della politica, abolisce i rimborsi spese dei consiglieri Regionali ed impone loro un limite massimo di emolumento/compenso (non possono essere superiori al Sindaco Capoluogo di Regione), introduce il refendum di indirizzo (propositivo), riduce il numero di senatori da 315 a circa 100 (i senatori restanti non saranno piu’ retribuiti dal parlamento italiano), introduce il procedimento e l’armonizzazione unica nazionale amministrativa ed autorizzativa, elimina i contenziosi tra Stato Centrale e Regioni e Comuni, abolisce il CNEL e le Province (Enti Inutili), introduce i costi standard nazionali (contenimento della spesa pubblica), ecc.. Inoltre N.B.: impone un limite ad i compensi ed emolumenti dei consiglieri regionali, (oltre ad eliminare totalmente i loro rimborsi spese), che non possono superare quelli del Sindaco di Capoluogo della propria Regione.
Non si faccia demagogia e retorica, questi sono dati concreti e reali, verificabili!
De Mita, Tremonti, Berlusconi, D’Alema, Brunetta, Bersani, se erano cosi’ bravi, perché non hanno approvato loro, in tanti anni di governo e da parlamentari, una riforma migliore?
Criticare è piu’ facile che costruire! Andate a casa a lavorare, siete poco seri, siete vecchi, obsoleti, rappresentate la prima repubblica di tangentopoli....siete demagoghi, fate retorica e siete ipocriti!
Ecco anche perché votare ”SI” al Referendum costituzionale, per mandare definitivamente a casa questi zombi, questi Dracula, questi piragna, queste vecchie arroganti sanguisuga, quali Ciriaco De Mita, Mario Monti, Massimo D’Alema, Cirino Pomicino, Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi, Salvini, Niky Vendola, La Meloni, Brunetta, Giuseppe Gargani, ecc., che, compatti e coalizzati, voteranno tutti insieme “No”, per mantenere la situazione attuale piena di privilegi solo per loro ed i loro cari e continuare a gestire loro il potere in maniera clientelare, corrotta ed assolutamente poco trasparente!...

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Luca scrive:

Per Michele:
mi permetta di ricordarle che nel lungo elenco di sanguisuga da mandare a casa ci sono molti nomi di compagni di viaggio del PD.
Monti lo avete sostenuto quando era a capo del governo. D’Alema e Bersani sono tra i padri fondatori del suo partito. Con Berlusconi, tanto per rimanere, al periodo del governo Renzi ci avete fatto patti come quello del Nazareno e pure questa pessima legge elettorale.
E poi De Mita! Grazie al quale il PD governa la Campania e che ovviamente al momento degli accordi per la corsa alle elezioni regionali sanguisuga non era ancora ma bensì un giovanotto di buone speranze che ben rappresentava il nuovo che avanza.
Che ipocrisia nelle sue parole ed in quelle di questa disastrata classe dirigente del PD. Quasi meritereste di finire in quell’elenco di sanguisuga.

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zioerry scrive:

"Nel 2014, il decreto «Sblocca Italia», varato dall’esecutivo tra vibranti polemiche, aveva cancellato d’un tratto la parte dell’opera che passava per Grottaminarda."
...... magari mi sbaglio, ma mi pare un’affermazione falsa!

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scrive:

Allora facciamo vincere dei Mita Bersani Berlusconi D’Alema Vendola e chi più ne ha più ne metta Loro sì che pensano al nostro paese e al nostro benessere

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scrivente scrive:

Ma questa e’una famiglia intera ad esprimersi con i gesti......