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La cugina di Parascandolo

La mirra?!?

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La mirra?!? E cher’è ‘sta mirra?

Certamente ricorderete lo sketch “I doni di Natale” de La Smorfia (di cui - ahimè - non sono riuscita a trovare un’immagine abbastanza pixellata per inserirla in copertina).

Nello sketch, i tre Re Magi, dopo lungo girovagare, trovano la grotta e offrono i regali al Bambino. Finché si tratta di oro, beh, la parola ed il valore sono comprensibili. L’incenso, vai vai, anche se il materiale è pressoché inutile a poveri cristi al freddo e al gelo. Tuttavia, una sòla su tre regali ci può stare pure.

Ma, la mirra?

E che è, la mirra? La sincerità popolare - come pure quella infantile - si son sempre meravigliate di fronte a questo bizzarro dono. In definitiva, i tre evangelici doni si sono rivelate due sòle.

O forse anche tre, se consideriamo che forse ciò che viene biblicamente chiamato ‘oro’ pare fosse invece curcuma, altro alicamento, ovverosia ‘alimento-medicamentoso’.

Col tempo e la conoscenza, si scopre che la mirra è una sostanza medicinale antinfiammatoria (al pari dell’incenso e della curcuma) e all’epoca sarebbe ritornata utile nelle malattie infantili.

Vabbe’, rimedi medicali a parte, l’occasione è opportuna per ricordare ancora una volta Massimo Troisi e la sua creatività. Tuttavia, la mirra mi fa gioco per introdurre il concetto delle liste. Se ci fate caso, oro, incenso e mirra compongono la prima lista in assoluto di regali. Magari non chiesti da Gesù, ma è una lista. E per giunta natalizia.

Su thecut.com ho letto una sorta di pamphlet contro le liste natalizie, in cui si segnalava l’inutilità delle stesse. Per una serie condivisibile di motivazioni, di cui vi riporto un paio, commentate a modo mio.

La prima è che una lista di richieste sa di ordini e ordinativi, il ché con l’iconografia di bontà del Natale scocchia (trad: ‘non si accompagna’, non si accoppia). A seguire, ottenere esattamente ciò che si vuole per regalo, annulla l’effetto sorpresa, in bene ed in male.

Non vi sfuggiranno le espressioni facciali di chi apprezza il regalo inaspettato ed anche di chi ne rimane profondamente deluso. Figurarsi coloro che intuiscono pure il riciclo del dono.

L’unico dono che non dispiace mai è la pecunia, l’omberto o l’amberta (dalle nostre parti) che assomma in sé il retaggio del volto del Re (Umberto) sulle monete, come pure la storpiatura del termine ‘offerta’, detta talvolta anferta.

Le liste sono strumenti pericolosi: Babbo Natale e la Befana compilano liste di bambini divisi tra buoni e cattivi. (Al mondo di liste di proscrizione, ce ne sono state ahimè fin troppe.) Ad Auschwitz ho visto le interminabili liste degli internati soppressi.

Le liste, ancora, ci ricordano che siamo smemorati e che se ci dimentichiamo pure di consultare le liste di ciò che dovremmo fare/acquistare, vuol dire che stiamo messi male.

Le tassonomie (liste ragionate) catalogano l’universo conosciuto e rappresentano l’abbozzo delle enciclopedie (si legga e si rilegga Le Parole e le cose, di Foucault), ma per quanto utili, sono sempre manchevoli ed in più ci costringono a sforzi mnemonici sovrumani.

Le liste (dei Santi, dei Papi, dei Presidenti, delle Capitali, delle valute estere ...) sono anche un mezzo di controllo: il nostro scibile è tutto qui e nulla ci sfugge, paiono statuire.

Ho letto, non ricordo dove - ma recentemente - di un ragazzino che a Babbo Natale ha chiesto una città migliore. Ecco, potremmo fare la lista, quanto più accurata, di tutto ciò che non funziona nella nostra Città - sprofondata nelle classifiche (varianti delle tassonomie) sulla vivibilità - per capire l’estensione delle nostre tragedie.

Perché a risolverle, manco il Padreterno. O il suo figliolo.

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