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Il caso

La mannaia dell’iva sui corsi delle Autoscuole. «Così rischiamo di chiudere bottega»

Antonio Palumbo, presidente del Consorzio Autoscuole irpine critica la decisione dell’Agenzia delle Entrate di caricare sulla didattica per la patente l’imposta sul valore aggiunto. «Per le famiglie diventerà un costo sociale prendere la patente». E in attesa che il decreto fiscale della Legge di Bilancio venga approvato, ad Avellino già si applica

Stop all’esenzione iva per le lezioni pratiche e teoriche alle Autoscuole. A differenza di quanto accaduto finora, saranno soggette all’imposizione dell’Iva al 22%. La decisione, presa dall’Agenzia delle Entrate che ha inteso così recepire le disposizioni di una sentenza della Corte europea di Giustizia è stata inserita anche nella bozza del decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio per il 2020. In sostanza, la norma, attuando di fatto la sentenza della Corte di giustizia Ue, ha dichiarato illegittima l’esenzione. Da quello che si apprende, la nuova disciplina non dovrebbe avere effetto retroattivo e pertanto entrerà in vigore solo a partire dal 1 gennaio 2020. In questo modo lo Stato stima di incassare 66 milioni l’anno. A decorrere dal nuovo anno le scuole guida dovranno certificare i corrispettivi delle lezioni per la patente per via telematica, ma avranno tempo fino al 30 giugno per adeguarsi e fino ad allora potranno rilasciare una ricevuta fiscale.

In attesa che la Legge di Bilancio per il 2020 venga approvata, questo è lo scenario a cui dovrebbero fare riferimento anche le 75 Scuole guida della provincia di Avellino, 60 delle quali rappresentate dal Consorzio autoscuole irpine. Il condizionale in questo caso, però, è d’obbligo dal momento che la situazione irpina vive un incredibile paradosso.

«Accusiamo il colpo, è ovvio, ma va evidenziato che la scelta di esentare dal versamento iva la didattica delle Scuole guida è stata della stessa Agenzia delle Entrate che adesso ci viene a chiedere retroattivamente il pagamento dell’iva dal 2014 ad oggi. È una situazione assurda e una misura incostituzionale che ci taglia le gambe e rischia di farci chiudere bottega - afferma il presidente del Consorzio autoscuole irpine Antonio Palumbo – Dal 1992 infatti, e con proroghe puntuali nel 99, 2003 e 2005, l’Agenzia delle Entrate ci ha accordato questo diritto. Ora, se dobbiamo versare l’iva per tutti i prossimi corsi non abbiamo alcun problema. Abbiamo deciso di farlo subito. Ma non possiamo richiedere l’iva ai clienti che non l’hanno versata precedentemente».

Una situazione paradossale che vede Avellino tra i primi territori ad essere stati raggiunti dalla scure dell’Agenzia delle Entrate che si è mossa in largo anticipo richiedendo i primi versamenti iva per gli anni 2014 e 2015 già ad una 30ina di Autoscuole sparse sul territorio

«Nonostante non sia stata approvata la finanziaria, la Direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate ci ha comunicato che andrà avanti nel richiedere il versamento iva alle scuole guida. Avellino e Trieste sono le uniche due province dove sono state emesse le prime cartelle esattoriali e i primi avvisi a comparire – spiega Palumbo – Ci costringono a ricorrere a questi provvedimenti nei termini di legge. Viviamo con la spada di Damocle sul collo che si traduce in costi non preventivabili. Ci dobbiamo difendere per qualcosa che non abbiamo deciso noi».

Una situazione che si inserisce in uno scenario già di per sé complicato con un numero di autoscuole troppo elevato rispetto alla reale domanda degli utenti. «Viviamo una situazione paradossale che a tratti tragica. La nostra è una provincia povera dove si registrano poche nascite e in cui molti giovani vanno fuori a studiare e prendono lì la patente – conclude Palumbo – Inoltre pur operando in un regime di libera concorrenza l’Agenzia delle Entrate dice che abbiamo una tariffa minima stabilita da rispettare. In questo modo il cliente va alla ricerca di un esercizio che in regime di libera concorrenza applica la tariffa più bassa. Pertanto, se lievitano i costi le Scuole guida sono destinati a morire e per gli utenti, diventa un costo sociale».

Intanto, molte autoscuole d’Irpinia, per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate hanno deciso di applicare la risoluzione 79 che applica l’iva alla didattica delle Scuole guida emanata lo scorso 2 settembre.

«Partendo dal presupposto che l’esenzione come ente di formazione ci dovrebbe essere riconosciuta come avviene ad altri soggetti, il carico dell’iva andrà a pesare sul consumatore finale che vedrà lievitare di 100/150 euro il costo per ottenere la patente di guida – spiega Sabatino Nigro dell’Autoscuola Atripalda – Dopo il convegno nazionale di Roma con tutte le associazioni di categorie e oltre 1000 autoscuole, su consiglio dei nostri tributaristi, però, abbiamo deciso di applicare già l’iva. Ed è una cosa difficile ed imbarazzante da spiegare ai nostri clienti».

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Commenti

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Guidatore scrive:

Ogni volta che qualcuno deve pagare le tasse rischia di chiudere. Autoscuole ? mai avuta una ricevuta per una revisione patente ....

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scrive:

e oltre alla revisione della patente senza ricevuta in 25 anni di vita ad avellino mai vista una ricevuta da medici idraulici elettricisti muratori ecc ecc...finanche da un notaio (molto noto) ho dovuto sollecitare la simpatica segretaria (si fa per dire) a rilasciarmi la fattura per un atto di compravendita (!!) figuriamoci tutti gli altri c.d autonomi o partite iva...fortuna che le tasse le pagano dipendenti e pensionati in italia,cioe’ i soliti fessi...

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Polemos scrive:

Prima di parlare è sempre meglio informarsi: le autoscuole finora erano esenti iva ed esenti dal rilascio di ricevute/fatture (del resto il potenziale "nero" è sempre stato impossibile calcolando che, per sapere quanti allievi annuali e quindi quanti incassi è sempre stato sufficiente verificare il numero di patenti rilasciate, operazione banalissima per l’AdE).
Giova poi ricordare che d’ora in poi l’iva non verrà pagata dalle autoscuole (che si limiteranno a liquidarla) ma dagli allievi/clienti, e i 66 milioni di euro annuali non potevano non far gola al governo (a prescindere da quale esso sia). L’iva non versata in quanto NON dovuta dal 2014 al 2019 invece pare fare gola solo all’AdE, che si è mossa solerte prima di qualsiasi decisione legislativa parlamentare. La domanda è: se il governo stabilirà che i 5 anni retroattivi non saranno (doverosamente) da versare, le cartelle già partite dall’AdE si potranno restituire al mittente con tanto di complimenti per la magra figura rimediata?