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Più serio che faceto

La forma estetica del Comune di Avellino è la sua sostanza politica

L’abito di Palazzo di Città fa esattamente il monaco di un Consiglio Comunale assediato da orde di vandali il cui profilo - umano ed intellettuale - ricorda, in tanti casi, le forme del corpo evocativamente raffigurate sulla tela a cielo aperto di Piazza del Popolo. Figure retoriche che ben sintetizzano il tratto distintivo dei nostri amministratori, fermi, immobili, irrigiditi dalla capacità di non decidere, mai, per evitare di perdere anche uno solo dei loro preziosissimi voti. Una sciagura irreparabile alla luce della loro assoluta insufficienza politica

In certi casi è assolutamente vero: la forma è, indiscutibilmente, sostanza allo stesso modo in cui l’abito fa realmente il monaco e le cose sono esattamente così come appaiono.

Per avere la smentita di tutta una serie di antichi adagi e detti comuni è sufficiente una lenta passeggiata attraverso le amenità di Piazza del Popolo, ad Avellino: là dove la più profonda essenza del nostro indigenato politico-amministrativo trasuda da ogni pietra, fino a lambire le pareti esterne del Palazzo di Città.

Anziché indugiare in inutili sermoni moralistici sulla (scarsa) educazione delle spavalde comitive di adolescenti che quotidianamente stazionano nei dintorni dell’edificio comunale, è forse più utile rovesciare il punto di vista, assumendo che quei ragazzi - figli naturali di un contesto sociale quasi del tutto privo di scrupoli e senso civico - non fanno altro che liberamente reinterpretare la realtà. E così, i disegni e le scritte che circondano il Comune, lungi dall’essere semplici atti vandalici su uno dei luoghi che dovrebbe essere tra i meglio tenuti della città, possono finanche considerarsi manifestazioni di avanguardie artistiche politicamente impegnate.Delle efficaci rappresentazioni della nostra quotidianità politico-amministrativa: un conclamato scempio.

La forma estetica del Comune di Avellino è esattamente uguale alla sua vacua sostanza consiliare, composta da orde di vandali il cui profilo - umano ed intellettuale - ricorda, in tanti casi, le forme del corpo evocativamente raffigurate sulla tela a cielo aperto di Piazza del Popolo. Delle sineddochi che ben sintetizzano il tratto distintivo dei nostri amministratori - in particolare negli quattro anni e mezzo: fermi, immobili, irrigiditi dalla capacità di non-decidere, mai, per evitare di perdere anche uno solo dei propri preziosissimi voti. Una sciagura irreparabile alla luce della loro assoluta insufficienza politica.

La forma estetica che il Comune di Avellino è andato assumendo, soprattutto di recente, è assolutamente uguale alla sostanza di una maggioranza scoordinata, disordinatamente e ostinatamente schierata alle spalle di un sindaco e di una giunta che sono sempre parsi essere qualcosa d’altro rispetto agli interessi di consiglieri palesemente ispirati dal bisogno di mantenere le posizioni per non finire fuori dai giochi e garantire il proprio sottobosco di affari e interessi.

La forma estetica del Comune di Avellino è assolutamente deprimente e desolante tanto quanto la sua sostanza umana. Solo una generale pulizia dentro e fuori il palazzo potrebbe mettere fine alle moleste manifestazioni - visive e sonore - di tanta inadeguatezza ma i nostri giovani, ed avanguardistici, figli ci dicono già che non siamo ancora pronti.

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Commenti

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gustavo scrive:

...mai condiviso tanto un articolo. Brava.

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ivan scrive:

Si da la zappa sui piedi da sola perché la cosa varrà anche se dovessero eleggere qualcuno a lei più congeniale.

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scrive:

La forma estetica della città è rappresentata prima di tutto dal Corso Vittorio Emanuele, che non ha proprio nulla del "salotto buono" di cui parlano spesso giornalisti e politici locali. Non è elegante ed è disomogeneo nello stile e nelle soluzioni assolutamente poco funzionali e incoerenti con la struttura di una città come Avellino...I buchi della mancata ricostruzione balzano agli occhi come primo impatto visivo e ci ricordano che dobbiamo ancora vergognarci di come è stato gestito il terremoto dell’Ottanta...a nessun politico locale che si è avvicendato da allora è venuto in mente di citare in giudizio i proprietari dei palazzi sospesi nel degrado per il risarcimento dei danni all’immagine della città?

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scrive:

...La forma estetica della città è data anche dal piantonamento delle strutture in acciaio seminate per il corso davanti ai bar che sono più di ostacolo alla libera circolazione che usufruibili dagli stessi clienti dei bar... nel realizzare tale genialità a nessuno è venuto in mente che i bar sono attività commerciali soggette a trasferimenti e chiusure e dunque tali strutture non dovevano essere fisse e permanenti?...Infine un applauso meritato per i pali della metro leggera che hanno deturpato la città intera per un servizio inutile e mai entrato in funzione!!!

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antonio scrive:

Forma estetica??? Bene allora bisogna riferirsi allo scatolone voluto all’epoca che tutto è tranne che architettura. Detto questo...di segni architettonici non se ne sono visti in 37 anni ....sarà un po’ difficile vederne in futuro. Per il resto gli imbrattamenti alle pareti ...perché di questo si tratta...vengono effettuati da ragazzi allo sbando...lasciatemi pensare così...dovremmo entrare altrimenti in discorsi che non si possono consumare in un commento...senza alcuna azione repressiva da parte del comune e che continua a far imbrattare il proprio cappotto. Del resto tra strade puzzolenti x deiezioni canine, sporcizia varia, etc...il discorso è "comune"...mancanza di controlli.