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Il fatto

La fogna a cielo aperto del Rio San Francesco e la biodiversità del Fenestrelle: mettiamo fine a questo scempio

A Via Domenico Capuano, basta voltare lo sguardo da un capo all’altro del ponte che sovrasta il letto cementizio del Rio San Francesco per assistere allo strano fenomeno del “deflusso minimo vitale” di un corso d’acqua assicurato non da una sorgente bensì da una serie di scarichi fognari. Il suo fetore attraversa l’intera città fino a Via Palombi dove si immette nel Fenestrelle, per di più vanificando tutto il lavoro fin qui fatto per la sua bonifica. Il Comune è in attesa del progetto definitivo, dopo quasi dieci. La secca di questi mesi mette a nudo tutta l’urgenza dell’intervento

A Via Domenico Capuano, basta voltare lo sguardo da un capo all’altro del ponte che sovrasta il letto cementizio del Rio San Francesco per assistere allo strano fenomeno del “deflusso minimo vitale” di un corso d’acqua assicurato non da una sorgente bensì da una serie di scarichi fognari.

La siccità, infatti, ha completamente prosciugato il già esiguo torrente e tuttavia, da Valle fin quasi al Santo Spirito, attraverso praticamente l’intera città, il suo letto continua ad essere utilizzato come bacino collettore di acque reflue provenienti da canali di scolo - di origine presumibilmente domestica - non allacciati alla rete fognaria comunale. È il puzzo insopportabile che appesta l’aria a Via Manfra come a Via Moccia a denunciare la presenza, nei paraggi, di una cloaca praticamente a cielo aperto: un fenomeno che raggiunge il suo picco al di là dell’argine di Via Palombi, alle spalle di alcuni dei palazzi che affacciano su Corso Umberto, il punto in cui il San Francesco si immette nel Fenestrelle. Tutto intorno, un paesaggio surreale che grida vendetta a gran voce

Ogni centimetro di quell’area, infatti, attesta, inequivocabilmente, che il parco fluviale di Avellino esiste già: suo malgrado e nonostante noi, semplicemente perché la natura non aspetta. La vegetazione tipica delle aree umide e paludose, come la caratteristica mazzasorda, è la perfetta cornice di uno scorcio di città dove il tempo si è fermato alle 19 del 23 novembre 1980. Una poesia interrotta dal fetore che, poco oltre l’evidentemente sovradimensionato muraglione da noi posto ad argine di un rigagnolo che per gran parte dell’anno secca addirittura, rende irrespirabile l’aria ad un passante, figurarsi a chi nei palazzi al di sopra della fogna del San Francesco abita. Nel punto di confluenza, il contrasto tra l’acqua densa e melmosa degli scarichi e quella più chiara e fluida del Fenestrelle è oltremodo evidente: i due flussi a fatica si mescolano, vanificando, per di più, tutto il lavoro fatto fino ad oggi per la bonifica dello stesso Fenestrelle.

Nel 2008-2009, il Comune di Avellino approntò un capitolato speciale di appalto per “Servizi di rilievo, ispezione, censimento e restituzione grafica degli scarichi acque bianche e nere convogliati nel tratto intubato del Rio San Francesco”, sulla scorta di un “Accordo di Programma Strategico per le compensazioni ambientali nella regione Campania”, risalente al febbraio 2008. Un atto che prevedeva interventi di bonifica a favore di territori che avessero in qualche modo pagato dazio all’emergenza rifiuti. Insomma: per compensare il Comune di Avellino dell’apertura del CDR di Pianodardine, Regione e Ministero dell’Ambiente misero a disposizione risorse (pari a 4,5 milioni di euro) per la bonifica del Rio San Francesco. Attraverso il capitolato straordinario di appalto succitato, ha commissionato lavori per migliaia di euro al fine di mappare gli scarichi abusivi che sversano nel San Francesco fin da quando, a partire dagli anni 70, il suo corso è gradualmente sparito dalla vista, ricoperto dalla cementificazione che è presumibilmente alla base di questo ampio ma largamente tollerato sistema di inquinamento ambientale.

Solo a giugno di quest’anno, l’Assessorato all’Ambiente del Capoluogo ha reso noto di attendere, per la fine di luglio, il progetto definitivo per procedere agli interventi necessari alla realizzazione della parte mancante di impianto fognario. La progettazione è stata affidata alla Sogesid Spa che, alla fine di marzo di quest’anno, ha dato mandato, per 5.871,80€, alla Società di Topografia s.r.l. per effettuare i rilievi topografici funzionali alla prosecuzione della prima fase preliminare. Trenta giorni di tempo e il progetto provvisorio è stato recepito dall’Amministrazione Comunale: il definitivo era atteso per la fine di luglio. Ad oggi non se ne ha notizia.

La verità è che dopo quarant’anni – o giù di lì – di infrazioni a cielo (e viso) aperto, non interessa neanche più sapere di chi sia stata la colpa di tanto scempio. Anche perché, in generale, ad Avellino i casi insoluti non si contano. E però, per salubrità e igiene pubblica, decoro e civiltà c’è da auspicare che il processo, questa volta, giunga a compimento senza incepparsi, ancora una volta, per altri 10 lunghi anni.

La bellezza del Parco del Fenestrelle, la sua biodiversità non meritano di essere contaminati dal fetore della fogna del San Francesco. Avellino e i suoi residenti ancor meno.

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Commenti

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Jolanda scrive:

Una sola domanda per ora.
Perché la Sogesid?
E a chi dà incarichi questo soggetto?

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scrive:

Questo Rio San Francesco è il fiume di cui si è preoccupata la Procura bloccando una serie di cantieri ! Manco fosse il fiume Po !