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Il commento

La Perfezione

In campo si è vista una Sidigas feroce, tirata a lucido dalle settimane vissute senza l’assillo della Champions League e rese felici dalle vittorie raccolte in casa ed in trasferta. La classifica, in attesa di Milano, dice che Avellino siede sul trono che spetta alla capolista. Trasformare una annunciata battaglia all’ultimo sangue in un trionfo a mani basse: zitti tutti, parla la Scandone

Probabilmente la miglior gara degli ultimi tre anni. Così perfetta da cancellare anche il +43 inflitto alla Grissin Bon Reggio Emilia nei Playoff Scudetto di due anni fa. Sempre in testa, mai in sofferenza, completamente in fiducia e senza note stonate, oggi come nel maggio del 2016. La sottile, ma importante, differenza è che la Sidigas, umiliando la Virtus Bologna, si è presa (almeno per una notte) lo scettro di capolista solitaria ed ha dato seguito al suo sogno: quello di chiudere il girone di andata in testa alla classifica. Serviva un’altra prova di forza, dopo quella di Sassari: al Del Mauro c’era da ospitare la milionaria ed italianissima Segafredo, reduce da tre vittorie di fila ed in piena corsa nel carnaio di squadre che, dal quarto al decimo posto, si affollano per conquistare la qualificazione alle Fina Eight.

Serviva una partita vicina alla perfezione. Il tasso tecnico a favore di Avellino per la prima volta era messo in secondo piano da quello legato alla fisicità. Le V nere, tutte muscoli, corsa e talento, potevano rappresentare la kryptonite della Sacripanti band. Soprattutto se, come accaduto in più di un momento della gara, ai canestri felsinei si fosse sommato qualche fischio dubbio da parte della terna arbitrale. Invece no. Neanche le interpretazioni discutibili delle giacche grigie sono riuscite a cambiare il verso di una partita che è nata a senso unico.

In campo si è vista una Scandone feroce, tirata a lucido dalle settimane vissute senza l’assillo della Champions League e rese felici dalle vittorie raccolte in casa ed in trasferta. C’è chi ha confermato, come Jason Rich, di essere l’assoluto protagonista della scena. Chi, parliamo di Bruno Fitipaldo, quella stessa scena l’ha conquistata a fronte di un lavoro meticoloso e silenzioso. Chi, e facciamo riferimento a capitan Leunen, oggi ha giocato con gli intangibles (0 punti, 9 rimbalzi, 9 assist, 13 di valutazione) facendo quel lavoro oscuro necessario a portare i due punti a casa. Dimostrando, inoltre, che quando il motore della Sidigas gira a pieno regime tutti diventano indispensabili ed utili allo stesso tempo.

Ma, l’abbiamo detto, sul lato del tasso tecnico e di intelligenza cestistica la partita era già bella che segnata. Sul piano fisico un po’ meno, anzi. Ma è andata diversamente rispetto alle aspettative. Fesenko e N’Diaye (6 schiacciate, 9 rimbalzi, 20 punti e 4 schiacciate in due) hanno annichilito lo spauracchio Slaughter. D’Ercole ha messo le ganasce a LaFayette, Scrubb lo ha fatto prima con Aradori e, successivamente, con Gentile. Il figlio d’arte è stata l’unica valvola di sfogo, supportato dal partente Lawson, dei bianconeri ma è servito a poco o, meglio, a nulla.

Ci restano alcuni fotogrammi di questa splendida gara. In primis il ritorno, di gran carriera, di Dez Wells. L’americano vuol recuperare il terreno perso e questo, forse, gli fa commettere qualche leggerezza di troppo (tipo quella di andare a ringhiare in faccia a Stefano Gentile meritandosi un giustissimo tecnico). Errori di gioventù, messi in secondo piano da 17 punti e 4 schiacciate che sanno di spettacolo e che ben si sposano con la “ola” del Del Mauro.

Ci aspettavamo una battaglia all’ultimo sangue, è arrivato un trionfo a mani basse. In attesa della telefonata promessaci da coach Ramagli volta ad illustrare il perché di questo clamoroso knock out, ci godiamo una Scandone vincente e da primato. Ora Oostende, poi Trento. Ci sono due miracoli da compiere. Testa bassa e pedalare…

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