Questo sito utilizza cookie tecnici, di terze parti e di profilazione. Per maggiori informazioni e per disabilitare i cookie consulta la cookie policy. Continuando a navigare il sito acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

La conferenza

«La Juta è Ospedaletto. La Juta è il passato che rivive»: Tra fede e folklore, il Sud si prepara ad inondare l’Irpinia

Al Circolo della Stampa di Avellino, la conferenza stampa che ha ufficialmente aperto il conto alla rovescia per l’evento che, dopo venti anni, ancora fa rivivere l’antico rito del pellegrinaggio verso il Santuario di Mamma Schiavona. «Il nostro paese esiste in ragione della juta: un punto di sintesi tra tradizione e modernità. Una porta aperta sul futuro del Mezzogiorno»

La tradizione che si rinnova nel presente. Non una semplice rievocazione ma la capacità di far rivivere il passato rivestendolo del linguaggio del presente per proiettarlo nel futuro. È questo lo spirito che, fin dalla sua rinascita sul finire degli anni Novanta, anima un’edizione dopo l’altra del grande movimento popolare che risale lungo le pendici del Monte Partenio, confluendo nel grande rito – sacro e profano ad un tempo – della juta ‘a Montevergine.

«La Juta è nel Dna stesso della comunità di Ospedaletto di Alpinolo. Ospedalletto – come lo stesso nome, piccolo ospedale, indica – nasce in ragione ed in funzione del flusso di pellegrini in cammino verso il Santuario di Montevergine: storicamente, infatti, il suo insediamento si sviluppò per la necessità di avere un luogo di sosta durante la risalita». Così il Sindaco del Comune promotore ed organizzatore dell’evento, Antonio Saggese, ha aperto la conferenza stampa con la quale questa mattina, presso il Circolo della Stampa di Avellino, si è ufficialmente dato avvio al conto alla rovescia verso la tre giorni di fede e folklore che vedrà confluire in Irpinia le voci, i volti ed i colori del nostro variegato Sud.

«La Juta ‘a Montevergine apre e chiude un cerchio: chiude il ciclo dei pellegrinaggi alle Sette Madonne, in giro per la Campania, e apre l’attesa per il ritorno della Candelora a febbraio. Ed è un punto di sintesi che, nella sua musica e nei suoi colori, nelle danze e nelle paranze, vede confluire un ampio, diffuso ed estremamente vivace movimento che attraverso l’intero Meridione, la parte d’Italia che certamente, più del resto del Paese, riesce ad esprimere con forza la propria identità ed il proprio legame con le tradizioni»: tradizioni che per Carlo Preziosi, consigliere delegato alla Cultura del Comune di Ospedaletto e presente, insieme al Sindaco, al tavolo di stamani, sono molto più che una semplice e nostalgica rievocazione del passato. «Essere posseduti dalla tradizione – ha spiegato – vuol dire lasciarsi attraversare da quelli che sono gli elementi fondativi della nostra identità e della nostra cultura, per reinterpretarli e farli vivere nel presente. Non una semplice ripetizione ma una nuova vestizione, che colga tutto il potenziale di manifestazioni come questa in termini di ricadute sui territori e le comunità».

Il rito della Juta, infatti, ripreso a seguito di studi sul campo, effettuati da un gruppo di ricercatori oramai venti anni fa, si inserisce in un circuito molto più che ampio che va al di là della provincia irpina per agganciarsi a tutta «la Campania ed al Sud in generale che sta trovando proprio nella ripresa e modernizzazione delle tradizioni, per immetterle in un sistema di innovazione culturale dalle radici profonde, un proprio punto di forza specifico. La sfida per noi è riuscire ad entrare e permanere, essendo competitivi, in questo circuito in grande fermento che va dal Basso Lazio alla Sicilia Meridionale. Realtà che, grazie ai rapporti di scambio da noi intessuti per l’organizzazione della Juta, inonderanno l’Irpinia tutta»

Lascia il tuo commento

Comment
Moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

Non ci sono commenti all'articolo.