Orticaland - Le rubriche di Ortica

La cugina di Parascandolo

L’etica è affare complicato

  • Art Magazine

Ci pensate mai a quel che fate? Alle scelte che compiete? Ci pensate fino in fondo, cioè?

Per esempio, partendo dal presupposto che siamo animalisti e che non ci vestiamo con capi in pelle o pelliccia, compreremmo qualcosa in seta se riflettessimo sulla morte delle centinaia di bachi che forniscono il filato?

Niente seta, dunque. Allora, comprereste un capo di puro cotone sapendo che la coltivazione del cotone è tra le più dispendiose d’acqua e cura?

Facciamo a meno del cotone, bene. Comprereste infine un capo in viscosa sapendo che è indistruttibile e costa smaltirlo?

Neanche il sintetico è etico, quindi. Anche se ci vestissimo di carta sarebbe un problema per gli alberi. Andreste nudi allora, per amore della natura, degli animali, dell’ambiente?

Praticamente nulla di ciò che facciamo non comporta conseguenze dolorose o problematiche. Anche riciclare il pattume, se poi finisce - come prescritto dalle istruzioni - che ci tocca lavare scatolette di tonno vuote, sciacquare bottiglie di aranciata e nettare piatti di plastica, con gran spreco di acqua, così scarsa, così preziosa.

È uscito un libro, negli USA, dal titolo significativo Non c’è un modo giusto per fare la cosa sbagliata. Significa, in definitiva, che tutto ciò che facciamo provoca danni. La nostra etica, dunque, si eserciterebbe nello scegliere di fare meno danni possibile, una cosa del tipo ‘bevi responsabilmente’.

Essere consumatori consapevoli è una contraddizione, leggo su The Quartz, il capitalismo non è etico in sé, figuriamoci di poter trovare etica nelle merci, nei modi per produrle o per distribuirle.

Riflettiamo sui ciclofattorini, o sui magazzinieri dei grossi retailer on line: cosa c’è di etico nello sfruttamento del lavoro, nella gig economy? (Gig - pron /ghigh/ - significa ‘lavoretto’.)

Eh no, Amici, anche nelle nostre piccole scelte quotidiane c’è molto poco di etico. Vale anche per ciò che mangiamo (onnivori, vegetariani, vegani) e per come cuciniamo (consumando elettricità, gas, braci). Insomma, non si vive.

Tutto ciò che possiamo fare è percorrere fino a che si può il sentiero delle conseguenze delle nostre scelte e provare a scegliere quotidianamente per ciò che arreca meno danni: camminare a piedi, per esempio, bere acqua del sindaco. Scegliere solo per il nostro benessere e non per quello della comunità.

(No, pagare per le quote di monossido di carbonio prodotte non è una cosa etica. No, comprare l’elettricità dai siti nucleari in Francia non è etico.)

Pare che non ci sia un manuale di istruzioni con la lista delle azioni sbagliate, ma sicuramente esiste un metodo, anzi il Metodo, come c’insegnò Aristotele. Scegliere di essere più etici potrebbe insegnarci a pensare meglio, a cercare risposte nella scienza e non negli slogan e nelle presupposizioni.

Non sarà la Verità, ma almeno ci si avvicina.

Lascia il tuo commento

Comment
Moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

Non ci sono commenti all'articolo.