Questo sito utilizza cookie tecnici, di terze parti e di profilazione. Per maggiori informazioni e per disabilitare i cookie consulta la cookie policy. Continuando a navigare il sito acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

L’analisi

L’esercito di Franceschiello che il Centrosinistra, in Irpinia come in Italia, oserà schierare contro Salvini

Il pericolo del futuro prossimo della democrazia in Italia non è Matteo Salvini con gli stivali lucidi e il manganello facile. Il pericolo è la mancata "redenzione", per autoassoluzione plenaria, di questo Pd e di questo centrosinistra di progressisti a chiacchiere e molto più "conservatori", nell’accezione negativa del termine, di tutti i Salvini italiani e non. Basta dare uno sguardo in casa nostra, perché l’Irpinia è politicamente l’Italia: una volta eravamo laboratorio politico, oggi siamo una bottega artigianale della politica, nella quale, tra pezzi d’antiquariato e qualche pessima imitazione, si riesce comunque a trovare una lettura attendibile delle dinamiche politiche italiane

Ieri l’altro, in coincidenza niente affatto casuale con l’apertura della crisi di governo ad opera di Matteo Salvini, un caro e stimatissimo professore di Latino e Greco in pensione ha inviato al sottoscritto - e immagino a molti altri amici - un whatsapp che riprende pari pari uno scritto di Elsa Morante, e che vi riproponiamo integralmente come (lungo) incipit della riflessione sulla politica nazionale, che mai come oggi coincide con quella locale.

Eccolo: "Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuol rappresentare".

Fin qui lo scritto della Morante. Il whatsapp del nostro amico si conclude, argutamente, con questa chiosa: "Qualsiasi cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini...Allucinante!".

Dobbiamo aggiungere, per completezza, che il Professore è un sincero democratico di sinistra, persona di altissima statura morale, ottima cultura politica, irpino genuinamente legato al suo territorio. Tuttavia, nonostante la miscela di ottime doti in cui si è forgiata la sua personalità, l’amico Prof commette l’errore - stavolta da matita blu - di guardare alle dinamiche politiche con la presunzione, diremmo dogmatica, di possedere la verità assoluta che è tipica di certi intellettuali ideologizzati sia di sinistra che di destra.

Quel "Qualsiasi cosa abbiate pensato...Allucinante!" del nostro amico Prof altro non è che un invito esplicito a pensare a Matteo Salvini nei panni di Mussolini, al rischio di tornare al fascismo che l’Italia sta correndo: un grido d’allarme che pretende di assurgere a "manifesto politico" per contrastare l’orizzonte della deriva populista e sovranista. Insomma, a nostro avviso, un tentativo di esorcizzare la verità vera, che è tutt’altra, ricorrendo alle figure retoriche di un passato storico che è passato, punto.

Se il nostro Prof riflette, come immaginiamo, l’atteggiamento di larga parte del centrosinistra e in particolare del Pd - in vista delle elezioni politiche anticipate - la vittoria di Salvini, infatti, non è destinata ad essere altamente probabile, ma è certa senza alcuna possibilità d’appello. Perché la verità vera non è Salvini che esibisce la mascella volitiva, la rozzezza e la volgarità culturale mirabilmente descritte dalla Morante, bensì l’innegabile capacità di un leader che attraverso un linguaggio semplicissimo e incisivo, dunque tutt’altro che volgarmente pomposo, riesce a mettersi nella testa dell’italiano medio, a pensare come lui dinanzi al tempo di disagi e angosce che viviamo, recuperando così la distanza dalla realtà che ha caratterizzato gli ultimi governi di centrosinistra e la certificata inadeguatezza del M5S.

L’errore da matita blu del nostro Prof, specchio dell’errore comune dell’area politica in cui si riconosce, è di concentrare l’attenzione sul verso sbagliato: perché il problema non è tanto ciò che Salvini dice, mietendo consensi da Bolzano a Canicattì; il problema vero e drammatico è che il Pd, perno di un’area democratica e progressista nata con Prodi e abortita con Renzi, continua a non fare i conti con i propri errori e con le proprie responsabilità. E di fatto rinvia a data da destinarsi il problema vero e drammatico del centrosinistra, come dimostra l’appello lanciato da Zingaretti a Renzi affinché dia una mano per fermare l’onda sovranista.

Pensate: l’attuale leader del Pd che chiede aiuto a chi è stato accusato del tracollo del Pd, come se nel frattempo quest’ultimo avesse rivolto una parola, una sola, al popolo Pd e di centrosinistra, se non di scuse, almeno di dubbio sul proprio operato politico. Zingaretti che supplica Renzi è l’immagine plastica di una leadership debole, la condizione ideale per Salvini, non solo di stravincere, ma di ritrovarsi al governo con una opposizione ancora più debole della leadership Pd: l’esatto opposto dell’opposizione forte e stabile che il Pd e il centrosinistra, invece, dovrebbero organizzare sin da ora, in questa campagna elettorale, su un progetto politico di grande rinnovamento programmatico, etico e finalmente anche generazionale dell’area progressista.

Non è un atteggiamento rinunciatario organizzare sin d’ora l’opposizione. È realismo. È necessaria umiltà. È il presupposto più razionale per ripartire. Perché - piaccia o no - Salvini e la destra hanno già vinto le elezioni. Sono già al governo del Paese. E le eventuali alchimie invocate dal garante delle Stelle Cadenti, Beppe Grillo, e in silenzio sperate e coltivate dallo stesso Pd che dice di non volere inciuci pur di evitare le elezioni, non sortirebbero altro effetto che rinviare di qualche mese le urne, così indispettendo ancor di più gli italiani, così ingigantendo a dismisura la figura di Salvini. Egli e la destra sono già i nuovi padroni d’Italia. Sono come la febbre influenzale: deve sfogare, altrimenti non passa.

C’è chi invece continua ad affidarsi agli esorcismi. È il caso del nostro Prof, paradigma della mentalità perdente dell’attuale e spocchiosa area cosiddetta progressista. Diciamo che Salvini è un fascista e ci mettiamo l’animo in pace: cioè ci perdoniamo senza la penitenza del necessario, adeguato allontanamento temporale dal potere. Il nostro - pardon, il loro! - è un’autoassoluzione plenaria: giusto per evitare che qualcuno (di loro) alzi il dito e dica: "Mi perdono anch’io", con il rischio che il vicino di banco alzi il dito e gliela canti: "No, tu no!", innescando così una reazione a catena che non si sa all’esclusione di chi e di quanti possa condurre.

Il pericolo del futuro prossimo della democrazia e del buongoverno in Italia - caro amico Prof, cari Signore e Signori - non è Matteo Salvini con gli stivali lucidi e il manganello facile. Il pericolo è la mancata "redenzione", per autoassoluzione plenaria, di questo Pd e di questo centrosinistra di progressisti a chiacchiere e molto più "conservatori", nell’accezione negativa del termine, di tutti i Salvini italiani e non.

Il pericolo è rappresentato dal cinico gattopardismo di questo Pd e di questo centrosinistra autoassolventi a prescindere. E non è necessario aggirarsi con il pensiero tra le stanze del Nazareno e del Parlamento per capire la piega che - ahinoi! - stanno prendendo o comunque rischiano di prendere le cose. Basta dare uno sguardo in casa nostra - nelle parrocchie irpine del Pd, della sinistra e del centro - per avere il senso dell’aria che tira. Perché l’Irpinia è politicamente l’Italia: qui, nel bene e nel male, siamo lo specchio delle dinamiche politiche italiane. Una volta addirittura ne anticipavamo gli sviluppi: eravamo laboratorio politico, grazie a straordinarie e fresche intelligenze. Poi quelle intelligenze si sono ingrassate di potere. E oggi, non per l’età, pure avanzatissima, ma per il colesterolo cattivo troppo alto a causa delle abbuffate di potere - quelle intelligenze si sono annebbiate, come i pappagalli ripetono sempre le stesse parole, e intanto sopravvivono in quanto in giro c’è il vuoto assoluto.

Ecco, non siamo più un "laboratorio politico", ma una bottega artigianale della politica: nella quale, tra pezzi d’antiquariato e qualche pessima imitazione, si riesce comunque a trovare una lettura attendibile delle dinamiche politiche italiane.

Dalle nostre parti abbiamo un Pd lacerato, una sinistra inconsistente ma non per questo meno spocchiosa della sua stessa inconsistenza, e un centro che pateticamente si dimena tra improbabili - diremmo impossibili - degni eredi e prove di liberazione condizionate sul nascere da un passato ingombrante e troppo recente per poter indurre qui e subito novità sostanziali.

Abbiamo, in questa nostra Irpinia, una classe dirigente del Pd e del centrosinistra che si è ciecamente autoassolta al punto da non vedere, o far finta di non vedere, il decadimento morale, la pacchianeria istituzionale vecchia ed emergente, i conflitti di interesse, gli arricchimenti speculativi e l’intreccio spudorato tra politica e affari: tutta roba che sta sempre più inquinando la coscienza collettiva. Nemmeno i vergognosi tentativi degli ultimi tempi di mettere il bavaglio alla libera informazione, o attraverso campagne elettorali diffamatorie o con le patetiche intimidazioni di richieste risarcitorie, hanno scosso la coscienza dei falsi grilli parlanti d’Irpinia: né quelli di sinistra e di destra, né quelli di centro, né tanto meno i grilli propriamente detti grillini.

Per altro verso, non aiutano, nel clima di tolleranza e anarchia istituzionale che si è creato, le pur genuine (ad avviso del sottoscritto) intenzioni rivoluzionarie di un ottimo presidente di Regione, se poi lo stesso consuma o lascia consumare atti - è il caso delle recenti nomine ai vertici dell’ospedale Moscati - che rispondono a logiche e metodi oggettivamente contro-rivoluzionari.

Abbiamo, qui da noi, una diffusa casistica di professionisti a vita della politica - tra i pochi riconfermati per grazia ricevuta e i molti trombati o nemmeno candidati alle scorse politiche - che sono già pronti a correre alle prossime elezioni, convinti più che mai che senza di loro non si potrebbe innalzare il muro di popolo contro il fascismo-sovranismo di Salvini.

Sicché e in conclusione - Signore e Signori, potenziali elettori del Pd e del centrosinistra, astensionisti per allergia cronica della medesima area politica - le domande di verità più scontate ma utili del mondo che dobbiamo porre alle nostre coscienze è la seguente: non per vincere le elezioni, impresa pressoché impossibile, ma almeno per preparare la degna opposizione che serve a far sfogare il più presto possibile la febbre -Salvini, è davvero immaginabile che si possa riuscire nell’impresa con questo paradigmatico Pd e centrosinistra irpino specchio del Pd e centrosinistra nazionale, con il suo grado di impegno, capacità, etica e moralità politica, con l’esercito di Franceschiello dei già collaudati parlamentari, dei già trombati ad opera dei 5 Stelle, degli eterni candidati a tutto non ancora paghi dei fallimenti accumulati? Non sarebbe lecito e naturale attendersi un ricambio radicale di aspiranti al Parlamento tra le file del Pd e della sinistra e del centro? E le Primarie di centrosinistra, da qualche versante tanto invocate per le amministrative di Avellino, saranno o no di nuovo il cavallo di battaglia per guadagnarsi sia i posti privilegiati nel proporzionale che nei rischiosi collegi uninominali, oppure ci si affiderà alle logiche spartitorie o danarose utilizzate da Renzi nel 2018?

È alto il rischio che Salvini si troverà difronte, da queste parti, lo stesso esercito di Franceschiello del centrosinistra che fu fin troppo facilmente sbaragliato dai 5 Stelle, nonostante la quintessenza d’insipienza politica dei capitani di ventura grillini. Così come alto è il rischio di ritrovarci alla corte del vincente Salvini qualche trasformista di professione che intravede nel campo leghista e di destra la sola possibilità di tornare in Parlamento.

D’altra parte, non si spiegherebbe il successo dei 5Stelle prima e dei leghisti oggi se il Pd e il centrosinistra non fossero la pessima metafora della politica che sin qui hanno dimostrato di essere.

Lascia il tuo commento

Comment
Moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

Comment

scrive:

Di questa frattaglia nostrana, dopo il prossimo tornado elettorale (sia Politico che Regionale) non rimarrà che un pallido ricordo di passati soprusi e velate intimidazioni