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L’intervista

«L’Irpina non creda alle promesse di chi ora parla del Sud. Dopo averci saccheggiato, vogliono la secessione»: Pino Aprile sveglia i "terroni"

L’intellettuale meridionalista, autore del celeberrimo "Terroni" e profondo conoscitore della provincia di Avellino, indica la rotta: «Non servono leggi speciali, ma pari diritti, uguali finanziamenti e la stessa dotazione infrastrutturale. Purtroppo, i padroni dell’economia e della politica nazionale vogliono un Sud desertificato, incapace di competere e che si compri a quattro soldi». In questo scenario, «il locale conflitto istituzionale tra De Luca e i Cinque Stelle è paradigmatico e ancor più deleterio». Per risollevarsi, «Irpinia e Mezzogiorno devono quindi muoversi e votare come un unico blocco, come è accaduto negli ultimi anni». Aprile, dunque, non crede in un exploit della Lega, «che al Sud raccoglierà i soliti voti della destra», e rilancia: «In Irpinia ci sono grandi potenzialità e menti acute, con le stesse condizioni faremmo meglio del Nord»

Pino Aprile, intellettuale, giornalista, scrittore, il suo nome è indissolubilmente legato, a quel manifesto di un nuovo meridionalismo che è «Terroni», il saggio giornalistico pubblicato nel 2010. Ma lei è anche un grande conoscitore del Sud e delle sue aree interne. Compresa l’Irpinia. Le ragioni di un forte divario con il Nord, ormai, dovrebbero conoscerle tutti. Dalle infrastrutture, ai trasferimenti pubblici, tutti i giorni, i quotidiani, documentano un gap che i Governi non sembrano voler colmare. Ora, in particolare per le elezioni Europee, i politici hanno ripreso a parlare di Mezzogiorno. Vede segnali interessanti all’orizzonte? La domanda è retorica, insomma, c’è da fidarsi?

«Non c’è assolutamente da fidarsi, è un secolo e mezzo che ci pendono in giro. Il fatto che si torni a parlare di Mezzogiorno in campagna elettorale è vero, ma solo relativamente. Nel senso che, generalmente, si tende ad ignorarlo ed a parlarne il minimo indispensabile. Magari tenendosi nel vago. Da qualche anno, per il dilagare della consapevolezza delle vere ragioni della differenza di dotazione di soldi e infrastrutture tra Nord e Sud, abbiamo mangiato la foglia e questa conoscenza ora si è diffusa al Sud. Questo è dovuto anche alla potenza dei mezzi di comunicazione che il meridionalismo storico non aveva».

Come si spiega, allora, l’esplosione anche al Sud e in Irpinia di un partito come la Lega?

«Sinceramente, ci andrei piano con il “clamoroso successo” della Lega. Se andiamo a guardare i dati delle elezioni già svolte, questo successo corrisponde più o meno alle percentuali che la destra ha sempre preso al Sud. Msi, An, questi partiti hanno sempre preso quei voti. Ora sono scomparsi, ma se mettiamo insieme Lega, Fratelli d’Italia e qualche frangia di Forza Italia siamo li. L’enorme successo di cui si parla non è altro che un travaso da destra a destra. Su una media che oggi è del 30 per cento, stando ai sondaggi, tenendo presente che al Nord farà cappotto, parliamo di poca cosa. L’esempio è la Basilicata. Lì hanno preso il 16 per cento».

E si voterà nei comuni, in cui da sempre il voto si muove molto sulla base di dinamiche clientelari.

Al Nord la Lega farà il cappotto, ma ci andrei piano a parlare di exploit al Sud. L'esempio chiaro è a Basilicata

«Se guardiamo a questa situazione con lo sguardo rivolto al passato, riusciamo a capirne anche i meccanismi fondanti. Con la frattura dell’appennino nella vallata di Benevento, nel versante Nord si è sviluppata un’agricoltura parcellizzata, ma questo ha comportato anche una ricchezza e un confronto di idee molto ricco. Come si fa a non ricordare, in proposito, a Guido Dorso. Il versante Sud, invece, ha avuto bisogno di svilupparsi con appezzamenti maggiori. E questo ha sempre determinato la divisione tra padroni e braccianti, da cui sono poi nati il socialismo e il sindacalismo storico. La lettura, quindi, è doppia. E ci sono due Irpinie. In ogni caso, se guardiamo a quello che è successo in tutto il Sud, vediamo che sta dimostrando di essere l’unica parte d’Italia in cui si fa veramente politica e ci sono fenomeni politici innovativi. Nel 2015, per esempio, è avvenuto un fenomeno storico sottovalutato: ha votato in blocco per il centrosinistra. Ci si attendeva un segno di cambiamento, invece non c’è stato un governo nella storia repubblicana più feroce verso il Sud del governo Renzi. Questo ha comportato il voto in blocco contro il referendum e, nel 2018, ancora una volta, il voto granitico per i Cinque Stelle. Insomma, ormai il Sud di si muove come soggetto politico a sé. Nelle comunali è più difficile, ma quella spinta avrà influenza anche in questo».

Lei conosce bene l’Irpinia, le sue potenzialità e i suoi problemi: su tutti la desertificazione dei paesi, figlia della disoccupazione. Intravede una via d’uscita?

Il Sud mostra di essere un vero laboratorio politico. Negli ultimi anni, i cittadini hanno imparato a muoversi come un unico blocco

«Quello che succede in Irpinia accade in tutto il Sud. E’ il risultato di una scelta politica nazionale che non tiene conto nemmeno del cambio del colore dei Governi. La politica nazionale, dettata dai padroni dell’economia, vuole la desertificazione del Sud. E’ chiarissimo, perché il Sud desertificato può essere competitore economico e oppositore politico più debole, e te lo puoi comprare con 2 soldi. Poi perché, non bastando più le risorse nazionali a tenerlo buono con qualche operazione clientelare per poi andare ad ingrassare il Nord, ora si è deciso di togliere tutto al Sud. Basta leggere le tabelle dei conti pubblici, le cifre degli economisti, per esempio come Gianfranco Viesti. Allora ci si accorge che bisogna cambiare l’idea stessa di Paese. La civiltà informatica non ha bisogno degli stati nazionali. Dopo aver saccheggiato il Sud per un secolo e mezzo, ora stanno raschiando il fondo del barile, con una feroce a cui mancano solo le baionette dei Savoia. Stanno saccheggiando anche le cassette delle elemosine, per poi poter fare la secessione portandosi via tutto. Comprese le nostre eccellenze».

In questo contesto, si innesta uno scontro istituzionale senza precedenti, in Campania, tra la Regione di De Luca e il governo dei Cinque Stelle. Non c’è il rischio che tutto questo peggiori le cose?

Ormai stanno saccheggiando anche le cassette delle elemosine, poi chiederanno la secessione per portarsi via tutto

«Certo. Ma proviamo a spostare l’attenzione altrove. Questi meccanismi sono stati analizzati da due studiosi apprezzati in tutto il mondo, che hanno scritto un libro fondamentale, intitolato “Perché le nazioni falliscono”. Nei Paesi duali come il nostro, succede che la povertà di una parte del Paese non è mai un retaggio storico, ma sempre una scelta politica. Pe questo, c’è bisogno di alimentare conflitti sul territorio colonizzato o da colonizzare. Cosi è avvenuto in passato, per esempio, in Gran Bretagna. Quello che avviene in una colonia interna come il Sud o la Campania, è il meccanismo del "paramaunt chief". Per eliminarlo serve una consapevolezza politica che non tenga conto del dato nazionale, ma solo si quello territoriale. I Cinque stelle e De Luca si scannano in loco, in ragione delle dinamiche mosse dai leader nazionali».

In questo contesto allarmante, qualche strumento politico volto a risollevare le sorti economiche del Sud, e dunque anche dell’Irpinia, però, c’è. Per esempio, le Zone economiche speciali, che comprenderanno anche diverse aree industriali di questa provincia, sono guardate con grande interesse.

Anche sulle Zes ci hanno fregato. Doveva essere un provvedimento per il Sud, ma l'hanno fatto uguale al Nord, cambiandogli il nome

«Anche qui, ci hanno già fregato. Hanno varato questi meccanismi per favorire delle zone del Sud, è vero. Ma in realtà servono a poco. Prima di tutto perché le Zes ti danno agevolazioni burocratiche e fiscali. E a quel punto diventa conveniente spostare le merci a Molfetta anziché altrove. Ma quando esci dal porto non hai i treni, le autostrade. Al nord, avendo dotato il territorio con i soldi nostri in precedenza, esci dal porto e arrivi ovunque. Non solo. Questo branco di carogne, appena è stata varata la normativa per il Sud, ne hanno varata una uguale per il Nord, chiamandola in maniera diversa. Così, quello che avrebbe dovuto aiutare il Sud in una certa misura, si moltiplica al Nord. Ed al Mezzogiorno, in realtà, è stata inferta un’altra mazzata. Salvemini lo ha detto molto tempo da: bisogna buttare a mare ogni legge per il Sud. Le leggi devono essere uguali in tutta Italia, ma anche le dotazioni economiche e infrastrutturali. Dobbiamo poter competere alla pari, ma loro non vogliono perché perderebbero».

Ne è davvero convinto? Anche una provincia bistrattata e per certi versi arretrata come questa potrebbe farcela da sola?

«Assolutamente. Le condizioni dell’Irpinia, ribadisco, sono le stesse degli altri territori del Mezzogiorno. Qui ci sono bacini idrici, fertilità del terreno, acutezza di menti. Se prendiamo i dati storici sulle classi dirigenti, e non mi riferisco a certi gestori di fondi pubblici, siamo di fronte ad una terra di clamoroso successo. Ma il punto è un altro, lo Stato fa di tutto per impedire che il Sud si rialzi. E ora ci vogliono rubare anche le Università».

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Commenti

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scrive:

Bravo....orgoglio sudista...e via questi razzisti venditori di fumo. L’ unico paradigma è PRIMA La lega fuori dal sud

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elio scrive:

Al netto di qualche punta di radicalizzazione, l’analisi è veritiera.
Il Sud che vota Lega, vota il suo carnefice...

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loop scrive:

Ma fatemi il piacere! Basta con le scuse e con il piangersi addosso. Abbiamo dimenticato per esempio come sono stati gestiti dai NOSTRI politici e amministratori i miliardi del terremoto? La colpa è solo nostra che continuiamo a votare in maniera clientelare, a svenderci per due noccioline e a scegliere sempre le soluzioni più comode... invece che rimboccarci le maniche.

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Antonio D'Ambrosio scrive:

Divenni "brigante"quando una decina di anni fa comprai per una decina di euro "terroni"incominciando a sognare un’altro sud.#sognovano

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Antonio D'Ambrosio scrive:

Sognavamo grande partito del sud che portasse nelle sedi opportune le istanze di questa sud,come da decenni faceva al nord. Invece tanti leoni da tastiera e nostalgici del regno borbonico che si limitano a qualche rivisitazione storica (sicuramente anche queste giuste ,atte a riscrivere la vera storia del risorgimento italiano).Prof Aprile la vendita di qualche libro non rialza le sorti di questo sud bello e maledetto.I" briganti" di oggi per me sono sono i nuovi "partigiani" che portano avanti battaglie per l’ambiente,il lavoro,la desertificazione,la promozione delle eccellenze e tanto altro ancora per questa terra che portiamo nel cuore. Certo il mio cuore batte nella parte destra del petto e ne vado orgoglioso.Come diceva il grande Giulio Cesare "quando il nemico è forte ,alleati!!"Se nelle stanze che contano riusciamo a portare menti "eccellenti"CHE PENSANO AL SUD",poco conta in quale forza siano,e se questa "forza" è grande è meglio ancora.Peccato che il sogno di"terroni"è svanito,noi ci credevamo.