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La cugina di Parascandolo

Il sonno di genere

  • Art Magazine

In questo divertissement settimanale s’incrociano due argomenti, anzi tre: la fissa degli umani occidentali sul giusto sonno, le questioni di genere e l’ovvietà.

Dunque, sul Journal of Marriage and Family (edito dallo statunitense National Council on Family Relations) è apparsa una ricerca che correla l’equità economica e sociale alla durata e alla qualità del sonno notturno nelle coppie europee.

Cioè, nei Paesi in cui c’è più equità sociale (parità anche stipendiale tra uomini e donne, welfare equitativo, welfare a sostegno della famiglia), il sonno delle donne è di maggiore qualità e durata.

E grazie!

In correlati editoriali a commento di questo studio, si legge che il sonno degli uomini è comunque migliore e di più lunga durata, perché agli uomini viene risparmiata la maggior cura dei figli (i bambini piccoli si svegliano la notte, gli adolescenti fanno tardi la notte), specie se sono l’unico reddito in famiglia, ma anche perché alle mamme lavoratrici il carico si raddoppia, non si divide con il partner, sempre per quella cosa che il lavoro in casa è un non-lavoro, ovvero un’attività dovuta, perché l’uomo deve fare l’uomo, mica occuparsi delle faccende delle donnicciuole.

Ne sappiamo qualcosa in Italia, Paese in cui le differenze di genere sono vistosissime, in casa e fuori casa. Metteteci che ultimamente è stato peraltro ridotto il congedo di paternità, aggiungiamo anche la legge a consolidare le differenze ed a condannare le donne a dormire male.

La colpa, in ogni caso, è sempre dello Stato! Anche della mia insonnia, di mamma lavoratrice, per giunta monoreddito.

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