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L’intervista

«Il focarone è l’unica vera tradizione del popolo che resiste»: come ogni anno Massimo Vietri ci accompagna a Collina della Terra

A venti giorni dall’evento identitario di San Ciro è il cantante della Lumanera e direttore artistico della rassegna Terrafuoco a guidarci attraverso le atmosfere e le iniziative che si alterneranno fino al gran finale del 31 gennaio che quest’anno ha avuto anche il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura: si andrà dal Victor Hugo al Castello, ai vicoli intorno al Duomo, su e giù per rampe e discese, attraverso slarghi e scalette tra memoria, arte e cultura

Ci sono fiori da curare sulla Collina della Terra. Tra la bellezza dimenticata che sottotraccia continua a resistere e le speranze di una città che non ha ancora perso la voglia di desiderare ma che deve farsi carico del cambiamento di cui ha bisogno attraverso la riscossa della partecipazione, c’è la rassegna Terrafuoco che non ha mai smesso di far conoscere un luogo di cui si prende cura che è cuore pulsante di memoria e racconti tramandati, anche se molti avellinesi non lo conoscono.

A venti giorni dall’evento del focarone di San Ciro - «l’unica vera tradizione del popolo che ancora resiste in tutta la sua ancestralità» – è Massimo Vietri, cantante della Lumanera e direttore artistico dell’evento organizzato dall’associazione Caterpillar - a guidarci attraverso le atmosfere e le iniziative che si alterneranno fino al gran finale del 31 gennaio, si andrà dal Victor Hugo al Castello, ai vicoli intorno al Duomo, su e giù per rampe e discese, attraverso slarghi e scalette.

Si comincia sabato nelle aule del Campus Tam Tam in Piazza XXIII Novembre con la consegna del premio Nicola Vietri all’arte del Maestro Giovanni Spiniello: «Sono passati nove anni dalla prima chiacchierata tra me e il Maestro sul recupero di questo rituale che si replicava in quello che era Rione Terra, il riconoscimento va alla sua passione e alla sua capacità di riempire di colori e creatività il centro storico di questa città. Domenica pomeriggio nella Cripta del Duomo si esibirà il pianista Gianluca Di Donato che dedica questo concerto a mio padre, il primo a credere nel suo talento. Il 20 invece alle 9.30 ci sarà la consueta passeggiata insieme al Professor Armando Montefusco, all’architetto Gerardo Troncone e ad Orsolina Fraternali che ci accompagneranno alla scoperta delle fondamenta storiche di Avellino, con noi ci saranno anche i tredici minori ospiti dello Sprar di Lacedonia accompagnati da Fiolomena D’Andrea che oltre ad essere la voce dei Makardìa è anche la loro insegnante di italiano. Il 21 invece sempre la mattina tornerà la caccia al tesoro dedicata ai bambini, mentre il 27 nella Chiesa del Carmine andrà in scena lo spettacolo teatrale di Michele Vietri dal titolo “E’ tutto un grande addio” e arriviamo così al focarone del 31 gennaio, data in cui si mescoleranno tradizione, convivialità e musica con il live degli Emian Pagan Folk e la selezione in consolle di Vinyl Giampy».

Non si può prescindere dalle radici, è quello che ha sempre sostenuto Terrafuoco riuscendo ad innovare un percorso fatto di luce, valori antichi e consapevolezza: «Siamo cresciuti molto non soltanto in termini di proposte presentate alla comunità – continua Massimo Vietri - siamo riusciti ad entrare nell’immaginario collettivo coinvolgendo generazioni apparentemente distanti tra di loro che si ritrovano a condividere una parola, un sorriso, un bicchiere di vino o un ballo davanti al fuoco e lo abbiamo fatto attraverso i concerti, le mostre, le presentazioni di libri, attraverso l’arte e la cultura. Sempre più persone si rendono disponibili per aiutarci a mettere in piedi il focarone con tutto quello che rappresenta e gli insegnamenti che ne derivano in uno slancio naturale e umano, perché la sinergia e la presenza che sentiamo restituiscono un significato a quello che siamo oggi. E’ stato importante vedere lo scorso anno la partecipazione dell’assessore alla cultura Bruno Gambardella che ha colto il senso di quello che da tempo si sta facendo e ha scelto di riconoscerlo attraverso un contributo per questa edizione, per noi è una risposta minima che però ci aiuta ad essere riconosciuti».

A chi verrà – alla prossima Amministrazione – l’onere e l’onore di non lasciare che sulla rigenerazione di Collina della Terra torni a calare il buio, perché già troppo spesso viene considerata separata dal resto della città, eppure ricorda gli spostamenti delle colonie romane dall’Antica Abellinum, la cinta muraria costruita lungo il banco tufaceo, i cambiamenti e le trasformazioni anche della società, il terremoto e l’abbandono in cui non può e non deve tornare.

«Gli interventi di riqualificazione urbana vanno avanti, anche in maniera discreta, nel senso che si sta lavorando bene in maniera non troppo invasiva. Solo che a questo punto servirebbe la visione per mettere a frutto i ritrovamenti della strada romana come dei cunicoli longobardi. Gli amministratori futuri dovrebbero partire proprio da qui per fare un discorso sulla città e interfacciarsi con persone capaci, al di là dell’appartenenza politica, finalmente agire per il bene comune».

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