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La lettera

Il comitato civico "Palazzine Bene Comune" scrive al Sindaco di Aquilonia e convoca l’assemblea pubblica

«Egregio Giancarlo De Vito, Lei svilisce la politica, liquida con sufficienza i contributi di tante persone, non comprende il valore della storia, è incoerente nella gestione urbanistica, dimentica le norme sui beni culturali, cerca di allarmare con il falso problema della sicurezza. Accetti il confronto, venga in assemblea»: per proseguire la mobilitazione contro l'abbattimento di 6 palazzine del 1930 l’appuntamento è per il 28 dicembre al Museo Etnografico

Lettera aperta al Sindaco di Aquilonia Giancarlo De Vito sulle palazzine asismiche del 1930

Egregio Signor Sindaco Giancarlo De Vito,

abbiamo preso atto che l’amministrazione comunale di Aquilonia ha risposto pubblicamente, per mezzo delle Sue dichiarazioni alla stampa, all’allarme lanciato sui social media almeno 20 (venti) giorni prima dai cittadini del paese in merito all’annunciato abbattimento delle “palazzine asismiche” del 1930. È comunque qualcosa. Però non possiamo fare a meno di rilevare nelle Sue parole omissioni, errori, un’impostazione generale di cortissimo respiro.

1) Politica e politicismo

Signor Sindaco, si nota subito che per Lei, in vista delle elezioni di primavera, la cosa essenziale sono le urne. La Sua prima preoccupazione nell’intervista è stata di contestare alla precedente amministrazione le proprie contraddizioni; non ha fatto cenno, invece, al nostro comitato civico e alle molte centinaia di firme già raccolte con petizioni on line e cartacee. Sembrano contare molto poco, per Lei, i cittadini preoccupati di Aquilonia, le tante persone vicine e lontane che si stanno esprimendo e gli stessi personaggi di grande peso culturale e professionale che autorevolmente chiedono un ripensamento: questi ultimi Lei li cita, ma senza capire che sono interessati alla tutela dei beni culturali, non alle microdinamiche politiche di Aquilonia. Caro Sindaco, è avvilente osservare come una discussione su un tema di interesse generale, trasversale, nobilmente politico, venga immediatamente ricondotta nei canali asfittici del politicismo. Aquilonia merita non solo la conservazione delle palazzine, ma una boccata d’aria fresca nel dibattito amministrativo. A cominciare da un pubblico dibattito sulle palazzine, che il nostro comitato richiede e a cui Lei finora si è sottratto.

2) Dia retta, ascolti i “paladini”

Signor Sindaco, Lei concede la buona fede ai tanti intellettuali, universitari e non, artisti, professionisti che hanno firmato l’appello contro l’abbattimento, ma li chiama ironicamente “paladini” e sostiene che non hanno “visto”, non hanno “vissuto”, “non hanno le idee chiare”. Noi Le rispondiamo, per il bene Suo ma anche del paese che amministra, che un sindaco dell’Alta Irpinia si espone al ridicolo se afferma che Franco Arminio o Vinicio Capossela non sanno nulla di Aquilonia; e che un amministratore di un piccolo paese dell’Italia interna non può permettersi di liquidare con sufficienza centinaia di ore di visite, lezioni, studio, discussioni che sono alla base di numerosissime proposte progettuali come quelle a cui hanno lavorato gli studenti di ben tre università – Federico II di Napoli, Camerino, Politecnico di Milano – con i loro docenti, firmatari dell’appello. La ruspa ci vorrebbe per trasportare tutto questo materiale, non per abbattere le palazzine rendendolo inutile. Tutte queste persone non hanno “visto”, non hanno “vissuto”, “non hanno le idee chiare”? Al contrario, Le dicono che il recupero e la rifunzionalizzazione delle palazzine potrebbe consentire di insediare nuovi servizi, attività produttive e artistiche, strutture di accoglienza che costituirebbero un nucleo vivo e attrattivo. Nessun sindaco è obbligato, da solo, ad avere così tante idee, ma è chiamato almeno a tenerne conto se gli vengono proposte. Sono già sulla Sua scrivania, non le getti nel cestino.

3) La storia non è un oggetto isolato

Lei ha detto, Signor Sindaco, che conservando le altre due palazzine residue, situate a piazza del Popolo/piazza Aldo Moro, “la memoria storica resta”. No, non ci siamo. La invitiamo a ripensare la questione della memoria alla luce del dibattito culturale internazionale e delle stesse norme europee. Conservare due palazzine in quanto oggetti isolati sarebbe come tenersi per affetto, invece di buttarli, un paio di orologi a cipolla trovati nel cassetto del nonno passato a miglior vita. Ma l’oggetto palazzina in sé interessa relativamente: interessa invece il “lotto B”, che Lei vuole abbattere, perché è l’ultimo luogo di Aquilonia che conserva la struttura, il tessuto, l’atmosfera stessa di un piccolo quartiere caratteristico dell’impianto urbanistico che il paese aveva alla sua fondazione (e che ha conservato fino agli anni 80-90). Il “lotto B” non è un gruppo di oggetti ma un sistema, e solo conservando le palazzine come sistema si può realmente tenere in vita la testimonianza della storia di una comunità segnata da distruzioni, delocalizzazioni e ricostruzioni, la storia specifica di questa comunità. Una storia che, nonostante ogni avversità, è cara a tanti dei suoi abitanti.
Signor Sindaco, il “lotto B” è tra le cose che fanno di Aquilonia, e solo di Aquilonia, quello che è. Comprendere questo consentirebbe di attuare le indicazioni della Convenzione europea del paesaggio, per la quale il paesaggio è il territorio “così come è percepito dalle popolazioni”: non a caso la Convenzione prevede la salvaguardia di tutti i paesaggi e include “sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana, sia i paesaggi degradati”. Dare il via alle ruspe sarebbe, al contrario, attivismo vuoto anche se l’intenzione fosse di “riempire” con qualcosa, perché Aquilonia non ha bisogno di aggiungere edilizia ma di rafforzare la propria identità.

4) I piani urbanistici e i bisogni di Aquilonia

Signor Sindaco, Lei ha evocato il Piano di recupero – scaduto ma ancora vigente per mancato aggiornamento – come l’atto che sta all’origine della deliberazione comunale di abbattimento emessa alla fine di novembre. Ma il piano è stato scritto su un foglio di carta in un comune dell’Alta Irpinia, non su delle tavole di pietra sul monte Sinai: chi dice che non possa essere corretto da una variante suggerita dall’evoluzione degli eventi, come la legge prevede e come i quasi trent’anni di anzianità del piano stesso, a nostro parere, impongono? Del resto questo sarà fatto comunque: Lei dovrebbe infatti spiegare che Aquilonia non attuerà completamente quel piano, qualunque sia la scelta che alla fine prevarrà riguardo alle palazzine. Questo perché diversi cittadini aventi diritto, cioè gli ex residenti delle palazzine del “lotto B” in questione, hanno rinunciato alla costruzione degli alloggi che avrebbero dovuto sostituire le palazzine, optando per il contributo e lasciando le palazzine nella proprietà del comune. Abbattere le palazzine per lasciare un vuoto, così come abbatterle per costruire qualcosa (ciò che molto sommariamente ha annunciato l’assessore Annunziata) o invece lasciarle in piedi per recuperarle, sarebbero comunque scelte da mettere in regola adottando preventivamente una variante al Piano di recupero. Signor Sindaco, non si può creare la difformità al piano deliberatamente e poi sanarla.
Inoltre: anche le altre due palazzine residue di piazza del Popolo sono sottoposte alle norme del Piano di recupero. Lei dice che vuole lasciarle in piedi, mentre era previsto il loro abbattimento per lasciare posto a un centro polifunzionale. La scelta è sensata: trent’anni anni fa avevamo altri obiettivi, oggi invece, così come non c’è più bisogno di quegli alloggi nel “lotto B”, con tutti gli edifici comunali vuoti che abbiamo non c’è più bisogno nemmeno di un altro centro polifunzionale. Le esigenze cambiano: è proprio per questo che i piani urbanistici hanno una scadenza. Ma allora, se il piano non va attuato con rigidità a piazza del Popolo, perché è considerato imperativo per il “lotto B”?
D’altra parte, se vogliamo parlare di piani urbanistici parliamo allora del Puc (Piano urbanistico comunale) già adottato dal comune di Aquilonia, che l’amministrazione non ha voluto finora portare all’approvazione definitiva in assemblea: lì dentro viene sancita la tutela delle palazzine. Signor Sindaco, perché un Pdr vecchio di trent’anni e non più adeguato ai bisogni di oggi vale più di un Puc redatto in base ai nuovi bisogni del paese?

5) Si può aggirare il vincolo di tutela?

Lei, signor Sindaco, dimentica di fare qualsiasi riferimento al vincolo che grava sulle palazzine (D.lgs. 42/2004 - Codice dei beni culturali e del paesaggio). Ma la norma fondamentale di salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali sottopone a tutela automatica qualsiasi edificio di valore storico che abbia almeno settant’anni di vita, rendendo necessario, in attesa della “verifica di interesse culturale”, un parere della competente soprintendenza rispetto a qualunque intervento. Il comune di Aquilonia il parere non l’ha chiesto, prima di deliberare l’abbattimento. Perciò abbiamo doverosamente segnalato alla soprintendenza di Avellino, agli uffici regionali e centrali del ministero l’emissione della deliberazione comunale di abbattimento, chiedendo un intervento autoritativo a tutela delle palazzine. Le chiediamo: cosa pensate di fare? Ignorare semplicemente la norma? O state studiando una manovra di aggiramento? È il momento di interrompere il silenzio dell’amministrazione su questo punto così importante.

6) La sicurezza è un falso problema

Infine, Signor Sindaco, il problema “igienico sanitario” su cui Lei cerca di allarmare i cittadini merita una risposta semplice e netta: invece di abbattere si facciano gli interventi urgenti e si metta in sicurezza l’area. Occorrono risorse molto contenute, che del resto ci sarebbero già: se si impiegassero quelle destinate all’abbattimento si eviterebbe così anche il danno che si sta arrecando alla ditta aggiudicataria dell’intervento di demolizione. E ci daremmo il tempo per discutere di cosa fare. Signor Sindaco, un altro po’ di tempo, dopo 87 anni di storia, lo possiamo senz’altro sopportare.

Egregio Signor Sindaco, parliamone insieme, discutiamo di tutto. Accetti un confronto diretto nell’ambito dell’assemblea pubblica del 28 dicembre p.v., per il cui svolgimento abbiamo richiesto ai Suoi uffici l’autorizzazione all’uso della sala auditorium nel Museo etnografico.

Distinti saluti,

Comitato civico Palazzine Bene Comune

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