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L’intervento

Il cambiamento che vorrei per il Foro di Avellino

Il cambiamento che dobbiamo auspicarci non è nel buttare a mare tutto quello che c’è stato fino ad oggi. Il cambiamento vero deve essere nell’atteggiamento di chi si appresta alla candidatura. Deve essere nell’umiltà e nello spirito di servizio che dovrebbe essere alla base dell’agire. Il cambiamento è nelle idee che devono essere supportate dalla competenza, altrimenti si rischia di finire come l’esperienza del governo cittadino ci ha insegnato: fuffa, arroganza e basta

Gennaio 2019, tutto riprende con l’apertura delle scuole ed io, come tutte le mamme che lavorano, riprendo il tran-tran quotidiano.

Ho infilato la chiave nella toppa della porta e mi ha accolto il solito inconfondibile silenzio delle otto e mezzo del mio studio.

I fascicoli sulla scrivania sparsi nella confusione tipica di chi ha abbandonato tutto in fretta e furia manco fosse scoppiata una bomba (credo nella teoria che una scrivania in ordine sia segno di forti disturbi mentali), ho riacceso il computer e per incanto tutto è ricominciato.

Ah dimenticavo, sono un avvocato del Foro di Avellino. Svolgo da 20 anni questa professione, scelta non per induzione familiare, (madre casalinga, padre Ufficiale Giudiziario della Classe del ’14 che non aveva avuto i soldi per andare all’Università ma che del diritto era innamorato). Io ho scelto questa professione per la convinzione che la Giustizia, quella con la G maiuscola, davvero esistesse. Come mi raccontava mio padre che ci ha creduto per tutta la vita dall’alto dei suoi 45 anni di servizio.

In questi lunghi anni ho lottato per ricavarmi un piccolo spazio nel ginepraio dell’Avvocatura avellinese e non. Perché è bene che si sappia: questa non è una professione privilegiata, questa non è la favola che si racconta nei film né è quella dei “baroni” del Foro degli anni ’60. Questa è una guerra che ogni santo giorno noi avvocati, armati di tanta pazienza e buona volontà, combattiamo.

Mi sento anche di poter dire con assoluta certezza che questa non è una libera professione e che per le donne che si cimentano in questo ambiente ancora oggi le difficoltà per riuscire a farsi rispettare sono mille. Una per tutte, ancora oggi i clienti che arrivano allo studio ci chiamano “dottoresse”, perché l’avvocato è uomo e quindi di diritto il titolo è per lui.

Insomma… Diciamo che non è stato facile e che non lo è neanche ora.

La nostra categoria non è tutelata, anzi, massacrata. Ogni Governo degli ultimi anni, nella scelta e del Ministro della Giustizia e nel Ministro della Pubblica Istruzione, sicuramente non ha reso un buon servigio alla popolazione italiana, almeno dal mio punto di vista.

La mia non vuole essere una lamentatio, ma una semplice riflessione partita dalla bagarre sorta per le prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. Mai mi sarei aspettata che si sarebbe scatenato l’inferno! Posso assicurare che mai, da quando sono iscritta all’Albo, la questione ha destato tanto interesse tra noi iscritti o almeno mai nei termini di questa tornata elettorale.

Visto che sembra che tutti abbiano qualcosa da dire, mi vengono varie riflessioni da condividere.

Il nostro COA, come quello di tutti gli altri Fori italiani, viene scelto attraverso libere votazioni, quindi nessuno si autoproclama né Consigliere né Presidente. Si suppone quindi che tutti noi, dotati di un minimo di intelletto, abbiamo scelto volontariamente i nostri rappresentanti.

Non mi sento di esprimere opinioni relativamente all’operato di chi negli ultimi anni mi ha rappresentato. Io per prima, col mio voto, ho dato fiducia ed ho lasciato fare a chi aveva avuto voglia di impegnarsi al posto mio nella gestione dei problemi della nostra categoria. Ho sempre creduto e continuo a credere nella buonafede del genere umano e del genere “avvocatus” che è in via di estinzione. (Vero è che ho dato sempre precedenza alle mie altre attività. Se dovessi dire cosa faccio nella vita la prima cosa che mi viene da dire è “la mamma” e non l’avvocato).

Certo mi piacerebbe un maggior coinvolgimento dell’avvocatura, quella che sta in prima linea e che arranca tra fatture e clienti non paganti. Mi piacerebbe che ci si battesse per il nostro diritto a sopravvivere alle mastodontiche tasse che ci massacrano. Mi piacerebbe che qualcuno urlasse che la Cassa Previdenziale ci sta uccidendo. Sarebbe bello che ci fosse un censimento sugli studi che negli ultimi anni stanno chiudendo cercando di capirne le cause. Gradirei che qualcuno si battesse di più per i giovani colleghi che ogni anno, come bestie al macello, deportiamo a Napoli per fargli sostenere l’esame di abilitazione che non riescono a superare senza saperne i reali motivi. Ma di questo nelle varie riflessioni a voce alta o sussurrate nessuno fa menzione.

Con questo non sto dicendo che il COA uscente sia stato inerte. Sto dicendo che per il futuro prossimo, in base a quelle che ritengo essere non solo le mie priorità, mi piacerebbe si mettessero questi argomenti al centro dell’attività consiliare. Punto.

Eppure, nel leggere quello che gira sul web e sui giornali e dai discorsi da “corridoio del Tribunale”, da parte di molti colleghi ho avuto lo stesso l’imbarazzo che da cittadina italiana ho, mentre ascolto le dichiarazioni al TG del Ministro dell’Interno. Mi sono sentita a disagio. I toni di rabbia di rancore, di rivalsa e prepotenza nascosti dietro la parola “cambiamento”, a me hanno fatto paura.

Il cambiamento che dobbiamo auspicarci non è nel buttare a mare tutto quello che c’è stato fino ad oggi. Molti dei Consiglieri uscenti sono persone che stimo e che conosco da anni. So che tutti gli “incandidabili” lasceranno spazio a chi ha voglia di impegnarsi. D’altro canto non potrebbe non essere così visto che siamo operatori del diritto e non possiamo non rispettarne i principi.

Il cambiamento vero deve essere nell’atteggiamento di chi si appresta alla candidatura. Deve essere nell’umiltà e nello spirito di servizio che dovrebbe essere alla base dell’agire. Il cambiamento è nelle idee che devono essere supportate dalla competenza, altrimenti si rischia di finire come l’esperienza del governo cittadino ci ha insegnato: fuffa, arroganza e basta.

Io sono per il cambiamento, ma fatto da persone capaci e non da improvvisati “masanielli” che al grido di “libertà uguaglianza e giustizia” corrono più veloci di tutti per assicurarsi un posto al sole.

La nostra disastrata categoria non ha bisogno di guerre interne e di toni aggressivi e gratuiti, ma di rispetto e, magari, di solidarietà e compattezza. Metterci tutti alla berlina per poi esporre il proprio ego non credo giovi a nessuno ed in questo momento ritengo che sarebbe opportuno semplicemente decidere se ci si vuol candidare ad essere rappresentante dei propri colleghi o semplicemente mettersi alla finestra e limitarsi a fare il “Signor No” a tutte le proposte creando solo tensioni inutili e confusione.

Ovviamente mi rendo conto che le mie riflessioni sono di poco interesse per i più, ma neanche voglio restare in silenzio e lasciarmi scivolare addosso tutto per poi permettermi il lusso della critica gratuita e gratificante solo per me. Neanche tutto questo mio discettare deve essere visto come un “proclama elettorale”. Sì, sono una candidata alle elezioni come tanti, per la prima volta. Ma io ci metto la faccia e se non dovessi essere eletta me ne farò una ragione. La mia vita dopo il 2 febbraio riprenderà il solito tran- tran.

Sarò sempre la stessa che apre lo studio. Accende il computer. Risponde al telefono e apre la porta. Prende il primo caffè della giornata al mio mitico bar vicino allo studio, commentando la domenica sportiva e gli articoli sulla cronaca cittadina. Sarò sempre la stessa che al... “dottorè…” sorridendo risponderà “Volevate dire Avvocato,” e continuerà ad andare dritta per la sua strada come ha fatto negli ultimi venti anni.

Quindi concludendo: in bocca al lupo e calma, che di gente urlante, in questa città, ne abbiamo già troppa!

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Commenti

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Professionista scrive:

Gent.le Avvocato
I suoi sono i problemi di tutti i professionisti. Se la sente di affermare con certezza che lo stato delle cose nasce solo dagli altri. Tutti gli avvocati sono coscienziosi ? Perché non combattete queste cose ? Ho davanti a me numerosi esempi di vittime di avvocati che li hanno fatti imbarcare in percorsi lunghi e costosi per lasciarli poi con un pugno di mosche in mano. Poi perché tutti questi avvocati ? se non c’è spazio bloccate le abilitazioni. Perché per fare il medico bisogna fare la selezione e per avvocato no ? Poi mi permetta io vado a lavoro a piedi grazie alla ZTL davanti al tribunale, invece, è concesso parcheggiare sulle aiuole bell’esempio di giustizia.

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scrive:

Gent.le Collega,
condivido pienamente le sue riflessioni sul maggiore impegno che dovrebbe esserci nell’affrontare e risolvere i problemi della nostra professione troppo spesso rimandati o ignorati...Agli inizi della mia "carriera" forense mi trovai a parlare con una Consigliera dell’Ordine alla quale chiesi come mai non avevano ancora aperto un Asilo Nido all’interno o nelle prossimità del Tribunale per i bambini degli addetti ai lavori...mi è stato risposto che si stavano impegnando in tal senso...sono passati diversi anni e nulla è accaduto!!!

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scrive:

...Altra proposta a mio avviso necessaria che potrebbe essere sottoposta all’attenzione del Governo è quella di tenere gli esami di abilitazione ogni due o tre anni e non ogni anno...invece di obbligare i giovani colleghi a pagare contributi e tasse non giustificate da introiti modesti...xke’ parliamoci chiaro se non intervengono i genitori neanche questo si potrebbe fare...a meno che non si vuole continuare ad incrementare il mercato dei libri, dei corsi e delle preparazioni a pagamento che sono sempre a carico dei genitori!

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scrive:

Sono tanti e tali i problemi che i giovani avvocati si trovano ad affrontare nell’approcciare alla professione che molto spesso sono costretti a rinunciare sia pure a malincuore. Non si parla mai di cosa succede negli studi legali dove per almeno due anni i neo laureati vengono sottoposti ad ogni tipo di umiliazione (per carità anche fare caffè o conferire i rifiuti di tutto lo studio ogni sera può essere una palestra di vita!) ma soprattutto si viene investiti di responsabilità non supportate da alcuna tutela assicurativa. Ma se un avvocato ha la fortuna di avere un’attività talmente ben avviata da richiedere l’aiuto di collaboratori perché questi devono essere trattati come carne da macello? E non invece essere registrati regolarmente ed assicurati per le trasferte? E poi avranno anche loro diritto di affrancarsi dai genitori e iniziare una vita propria!